di Daniela Errico

ecoscienti è nato un martedì come tanti, durante un pranzo tra colleghe.

L’idea di base era di impegnarci ad essere consapevoli  degli  effetti che i nostri comportamenti hanno sul pianeta, sulle relazione tra  esseri  viventi e sull’ambiente. Di essere dunque coscienti del mondo che ci circonda. Da qui l’idea di Piera, co-fondatrice del gruppo, di chiamarci “ecoscienti“.

Approvato all’unanimità!

A questo punto ci serviva un logo.

A Piera piaceva molto l’idea di mostrare un cambiamento: la Terra  ammalata che muta in Terra guarita.

Partendo da questa idea, dopo una serie di elaborazioni è nata la “S” di ecoScienti.

Nella parte bassa della “S”: devastata dalla superficialità delle azioni umane, una Terra rossa e bruciata, che grazie alla consapevolezza ed il risveglio delle coscienze lentamente rinasce e ritorna verde e rigogliosa, nella parte alta .

Il nostro Logo rappresenta la nostra speranza per il futuro, il desiderio di riuscire tutti insieme a guarire il mondo! 

di Daniela Errico

Il 15 marzo 2019 in più di 2.000 città, in oltre 120 Paesi, si è svolto lo sciopero mondiale per il futuro.

Persone di tutte le età, prevalentemente giovani, sono scesi in piazza per gridare a pieni polmoni, in senso proprio e figurato, che gli sia dato ascolto: che il futuro della Terra, il loro futuro sia tutelato. Non rimane molto tempo per agire, quasi ogni giorno viviamo gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

Se non agiamo ora, non ci sarà più tempo per farlo, questo gli studenti in piazza lo hanno capito.

Da tempo non sono più una studentessa, ma in piazza c’ero anche io insieme ad alcuni miei colleghi ecoscienti, abbiamo preso il giorno di ferie, oppure siamo venuti durante la pausa pranzo usando un permesso. Perchè benchè siano stati i giovani il cuore di questa protesta, i cambiamenti climatici riguardano tutti. Non possiamo più nasconderci dietro all’illusione che la cosa non ci riguardi perchè tanto moriremo di vecchiaia prima, perchè non è più così.

Dunque eccoci tutti in piazza insieme a questi ragazzi, i loro docenti ed i genitori a chiedere a gran voce un impegno concreto ed immediato ai governi di tutto il mondo.

La situazione è seria, tuttavia non sono demoralizzata, l’energia e la grinta che ho sentito in quella piazza, mi hanno rincuorato. Perchè non siamo più i soliti “4 gatti fissati con l’ambiente a manifestare non si sa bene per cosa visto che il buco nell’ozono non esiste“, oggi il livello di attenzione è più alto, finalmente sembra che si stia diventando consapevoli di ciò che ci accade intorno. Per questo sono fermamente convinta che possiamo fare ancora qualcosa.

Il 15 marzo è stato un momento importante nelle piazze di tutto il mondo, perchè ci siamo uniti in quanto umanità che si mobilita per la salvaguardia del suo Pianeta, della sua Casa.

di Daniela Errico

Contemporaneamente alla manifestazione del 15 marzo 2019, svoltasi in più di 2000 città in tutto il mondo, un’altro tipo di manifestazione ha avuto luogo sul Web.

Una protesta virtuale: #kidlit4climate , lanciata da Emma Reynolds, illustratrice inglese di libri per bambini. Emma ha esortato gli illustratori di libri per bambini di tutto il mondo a partecipare con un disegno a questa protesta, come forma di solidarietà verso i ragazzi che da settimane scioperavano affinchè i governi di tutto il mondo s’impegnassero seriamente al contrasto dei cambiamenti climatici.

 

Anche noi Ecoscienti abbiamo partecipato a questa protesta virtuale, con Gea, la nostra mascotte!

il video lo trovate al seguente link:

ttps://twitter.com/kidlit4climate/sthatus/1106518876374863872/video/1

di Daniela Errico

La definizione più comune di “Orto Urbano” recita: spazio verde di proprietà comunale la cui gestione è affidata per un periodo di tempo limitato ai singoli cittadini.

Il che significa che, dove ci sono gli orti urbani, ognuno di noi ha la possibilità di diventare contadino urbano part-time (o full-time)!

Io sono una contadina urbana part-time da circa 6 mesi e mai avrei immaginato quanto potesse essere soprendente questa esperienza!

Premetto che mi ha sempre affascinato l’idea di coltivare un lotto di terra: ho sempre amato stare a contatto con la natura e trovo che prendersi cura di una pianta seguendone la crescita giorno dopo giorno susciti una tale varietà di emozioni che è difficile tradurle in parole. Per questo, quando, dopo il mio trasferimento a Garbatella, ho scoperto che vicino alla mia nuova casa c’erano gli Orti Urbani Garbatella ho presentato la richiesta nella speranza di avere un pezzettino di terra tutto mio da poter coltivare e curare come volevo.

Ma non c’erano abbastanza lotti per tutti i richiedenti, per cui a me ed altri 7 aspiranti ortisti è stato assegnato un Orto Collettivo.

Che cosa significa?

In pratica: otto perfetti sconosciuti di diverse età e professionalità costretti a gestire insieme un unico lotto di terra.

Devo riconoscere che sulle prime sono rimasta un po’ delusa di non aver ricevuto il mio personale pezzo di terra, in più temevo che avremmo litigato per decidere sul da farsi. Del resto, mettere d’accordo otto amici per andare a cena fuori non è un’impresa facile, figurarsi gestire un orto con otto estranei!

Ma mi sbagliavo.

La prima volta che ci siamo incontrati per iniziare i lavori ho avuto la sensazione che fossimo tutti un pò a disagio, tuttavia dinanzi a noi c’era il nostro Orto Collettivo: circa 40mq di terra ricoperti da erbacce incolte, piante secche e ortaggi marci. Non c’era tempo per le pippe mentali, per cui ci siamo rimboccati le maniche (in senso proprio e figurato) ed abbiamo iniziato a strappare e zappare. Nessuno di noi aveva mai avuto in cura un orto fino a quel momento, per cui ci consultavamo spesso per cercare di capire cosa fare e questo ci ha aiutato a rompere il ghiaccio. Dopo un paio d’ore a zappare il senso di estraneità era scomparso magicamente. Eravamo insicuri in quello che facevamo, ma non eravamo soli nella nostra impresa, non lo siamo mai stati in questi mesi. Mi ha sorpreso non essermi mai sentita come se fossimo abbandonati a noi stessi, perchè sin dal primo giorno siamo stati supportati dai curatori degli orti e dagli ortisti più anziani (in senso di esperti), questi ultimi vedendoci in difficoltà ci hanno spesso dato suggerimenti ed informazioni utili anche senza che lo chiedessimo. Proprio pochi giorni fa, un’ortista senior ci ha spiegato, con tanto di dimostrazione pratica, come maneggiare una “vanga“.

E pensare che due mesi fa neanche la conoscevo la differenza tra una vanga ed una pala!

Comunque anche se all’inizio eravamo timidi e ci era difficile chiedere aiuto, col tempo siamo cambiati, direi che ci siamo aperti ed abbiamo iniziato noi a cercare (quasi in stile agguato) l’esperto di turno per un consiglio, soprattutto quando non riusciamo a capire se un ortaggio è da cogliere o bisogna aspettare ancora un pò.

Curare un orto è faticoso, richiede tempo, energie, pazienza e costanza. E’ dura perchè non puoi mai prenderti una pausa o rimandarne la cura: la natura ha i suoi tempi e se non li rispetti, niente raccolto. Tuttavia l’essere in otto ed essere così diversi, anche sotto il profilo occupazionale, si è dimostrata la nostra maggiore, inaspettata, risorsa: in maniera del tutto spontanea abbiamo iniziato a dividerci ed alternarci nei vari compiti e, pur mantendo un incontro tutti insieme nel weekend, ognuno di noi, in maniera del tutto autonoma, può passare in settimana ad innnaffiare o togliere le erbacce. Se qualcuno per qualche motivo non può venire all’orto per un pò di tempo, sa che ci sarà qualcuno a prendersene cura. Che le piantine avranno acqua quando ne avranno bisogno, che qualcuno strapperà le erbacce. E’ rassicurante sapere che ci sono altre sette persone che come te hanno a cuore il benessere di quel pezzo di terra e delle sue piantine!

L’esperienza fatta in questi mesi, ci ha permesso di ritrovare il contatto con la natura, il rispetto per la terra, le piante e gli insetti che la popolano, come per i lombrichi, passati da esseri schifosi, a creature preziose, perchè contribuiscono alla fertilità della terra, ma anche di riscoprire il “noi“, il “nostro orto”, le “nostre piantine” il nostro “essere una comunità“, nel senso proprio ed etimologico della parola, dal lat. communĭtas -atis “comunanza”: insieme di persone che hanno comunione di vita sociale.

Perchè sorprendentemente zappando e coltivando è emerso qualcosa di più importate dei nostri singoli “io” : un senso comunitario, di collettività che ha legato non solo noi otto, ma anche noi al resto degli ortisti.

Per cui ecco cosa sento che siamo oggi: una comunità. Una comunità aperta che a sua volta coinvolge tutti coloro che si trovano a passare per gli orti e manifestano interesse o semplicemente curiosità per ciò che facciamo, siano essi adulti o bambini, uomini o donne.

Un vecchio proverbio recita:”ognuno guarda solo al suo orticello“, ma la mia esperienza mi ha dimostrato tutt’altro, ovverosia che “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.” (John Donne, Da a Meditazione XVII in Devozioni per occasioni d’emergenza, Editori Riuniti, Roma, 1994).

      

L’orto prima e dopo la “pulizia” e la zappatura. 

   

La nostra prima semina (eravamo in ritardo per cui abbiamo comprato delle piantine già un pò cresciute) ed una delle quattro cassette del nostro primo raccolto

 

*La citazione del titolo è di Omero

di Piera Savino

Pensavo di  aver  quasi azzerato l’usa e getta quando mi ritrovo dal parrucchiere a guardare la mantellina che mi hanno messo e a fare la fatidica domanda: “ma questa la buttate via?”

Risposta…..”eh si!”

Replico: “eh no…la porto a casa così la prossima volta la riutilizziamo!

La parrucchiera mi guarda un po’ stupita ma complice e mi dice: quando chiamerai per l’appuntamento te lo ricorderò!

Spero che le altre clienti abbiano osservato e invogliate a fare altrettanto…..come mi auguro da voi lettori.

Il prossimo passo sarà convincere il titolare del negozio a proporlo a tutte le clienti..

Anche questo agguato è stato sventato! Ma attenzione, il prossimo è dietro l’angolo!

Ed eccolo, l’oggetto a cui ho salvato la vita!!


di Piera Savino

Da quando ho cercato di modificare stili di vita in ottica ecologica ho dovuto, mio malgrado, ridurre drasticamente gli acquisti constatata la difficoltà di trovare  prodotti sostenibili.

Inizialmente questo mi ha causato un po’ di disagio soprattutto quando mi sarei voluta gratificare con un lo  shopping compulsivo…

Succede…no??

In un secondo momento ho iniziato ad apprezzare più spazio in casa, più tempo e spazio per me e anche più risparmi

Devo dire vantaggi inaspettati talmente piacevoli che non tornerei più indietro.

Tuttavia qualche giorno fa ho festeggiato il mio 50* compleanno e volevo farmi un bel regalo davvero, di quelli che ti restano nel cuore e poi…me lo sono meritato!.

Così ho deciso di aderire alla proposta del  Comitato Parchi per Kyoto, nato dalla collaborazione tra Legambiente, Federparchi – Europarc Italia e Kyoto Club, che ha lanciato  una raccolta fondi straordinaria, in sinergia con il Comune di Pantelleria, l’Università degli Studi di Palermo e l’associazione Marevivo, per contribuire alla ricostruzione di parte del patrimonio boschivo dell’Isola di Pantelleria, parzialmente distrutto da un rogo nel maggio 2016.

Il sito per poter finanziare le piante che saranno posizionate e curate per un minimo di cinque anni è la piattaforma

plan bee alberi per Pantelleria

Ora vi mostro il mio regalo!!   Se volete gratificarvi anche voi andate sulla piattaforma comprate le piante e  tra le altre cose compenserete un po’ della CO2 prodotta a causa dei nostri quotidiani comportamenti. Enjoy!!

di Daniela Errico

Oggi vorrei raccontarvi un Sabato mattina di fine estate diverso dagli altri.

Sveglia alle 7:00, come nei giorni i cui si lavora,  e dopo una bella colazione, armati di scope, palette, raschietti e vernice, ci si vede tutti da Carlotta. Chi è Carlotta?

Carlotta è una Fontana dal volto di donna dai lunghi capelli ondulati edificata negli anni ’30 a lato di una scalinata che attraversa il verde dei lotti di Garbatella. Era il ritrovo degli innamorati dell’anteguerra e forse lo è ancora oggi, a giudicare dalle scritte sui muri, ma è anche il punto di incontro di gruppi di amici, soprattutto nelle calde notti d’estate.

Nonostante l’affetto che Carlotta sembra suscitare nelle persone, il rispetto, quello forse manca. Più volte vandalizzata negli anni, infestata da erbacce e dai rifiuti ed imbrattata dalle scritte, Carlotta mi si è presentata così Sabato mattina: come un ritrovamento archeologico che fa capolino in una zona abbandonata. Forse, la metafora è un pò esagerata, ma non saprei in che modo rendere la sensazione  che ho provato. La sensazione di osservare qualcosa che sai essere bello, ma che così non appare a causa di ciò  che lo copre.  Come una moneta antica incrostata d’argilla. Tu lo sai che una volta pulita e lucidata, brillerà come una stella.

Credo che sia questo sentimento ad aver spinto i volontari del Comitato di Quartiere Garbatella in collaborazione con l’associazione Retake ad organizzare una mattinata di “decoro” a Garbatella per ripulire Carlotta dai rifiuti, le erbacce e le scritte sui muri (ovviamente abbiamo usato i colori originali, gentilmente forniti da Ama).

Quanto a me, sono sempre stata combattuta, immagino come tanti, sull’annoso tema del “chi” deve pulire: insomma paghiamo le tasse regolarmente, per  cui ci aspetteremmo, tra gli altri, un servizio di pulizia e manutenzione delle strade e dei parchetti, ma soprattutto di gioiellini come Carlotta. Quindi perchè dovrei pulire io?

Non posso che rispondervi come ho risposto a me stessa (giusto o sbagliato che sia): perchè voglio vedere lo splendore che c’è sotto la spazzatura e le erbacce, perchè quello splendore, dopo una dura giornata di lavoro, mi fa stare bene. Allevia la mia stanchezza, affranca il mio spirito.  Perchè sono stanca di sentirmi impotente ed inascoltata, costretta a vivere nella “bruttura” perchè le persone che fanno il loro dovere sono poche e spesso sono schiacciate da dinamiche di potere. Sono stanca di lamentarmi con amici, parenti e conoscenti, ma anche estranei per strada, del degrado che mi circonda. Stanca che non cambi mai nulla. E allora devo cambiare io, devo fare qualcosa che finora non ho fatto.

E così eccomi lì, insieme a tutti i volontari a “recuperare” la bellezza di Carlotta.

E’ stata una mattinata faticosa ma gratificante, all’ora di pranzo la scalinata e la fontana sembravano aver acquisito un nuovo splendore (giudicate voi dalla foto ^_^ ) .

Mentre lavoravamo molti si sono fermati a guardarci, alcuni hanno fatto domande, stupiti dal fatto che stessimo facendo gli “spazzini”, qualcuno ci ha ringraziato.

Poi è successo qualcosa che non mi aspettavo: alcuni di quelli che ci “guardavano” lavorare hanno deciso di “fare”.

Qualcuno ci ha prestato gli attrezzi per lavorare, qualcun altro ci ha portato caffè e biscotti per rinfrancarci, infine qualcuno si è unito a noi e ci ha aiutato coi lavori. Anche due bambini, insieme ai loro genitori, hanno contribuito a coprire le scritte sul muro della scalinata.

Cosa dire se non che: “ciascuno per i propri talenti agisce e contribuisce al miglioramento della qualità della  vita.”

A volte non servono le parole, ma solo agire.

E a chi ci ha apostrofato con un “ma che lo fate a fare? tanto domani sarà sporco di nuovo”. Mi sento di dire che io non lo so come sarà domani, ma so che oggi sarà Meravigliosa!

 

Link:

Comitato di quartiere Grabatella

Retake Roma S.Paolo & Garbatella

 



By Piera Savino

Diciamo la verità….per essere il più possibile ecoscienti occorre tempo: selezionare gli acquisti, autoprodurre, differenziare, informarsi…. In questo senso siamo tutti un po’ “volontari”.

Volontari è una parola che non mi piace particolarmente perchè quando ti dedichi ad una giusta causa non  senti di appartenere ad una categoria speciale… semplicemente ti senti utile e appagato, integrato nella società in cui vivi.

Se non vi basta essere attenti alla vostra impronta ecologica e volete fare di più sono innumerevoli le possibilità di inserirsi in un gruppo di “volontari”

Non nascondo che prima di trovare la mia dimensione (dedicarmi all’ecologia integrale a 360°) ho dovuto fare alcuni tentativi, navigare in lungo e largo su internet ma ne è valsa la pena. In ogni circostanza ho conosciuto persone fantastiche, generose e motivate.

Se non avete amici / parenti che vi introducano nell’associazione che fa per voi osate, contattate direttamente, sarete stupiti dalla facilità con cui entrerete a far parte del fantastico mondo dei volontari.

Altrimenti potete consultare siti di orientamento come ad esempio:  http://www.trovavolontariato.com/

Godetevi il simpatico video di Lorenzo Baglioni su questo tema e se ci scrivete le vostre esperienze saremo felici!

Ecco la prima proposta segnalataci da Arianna su dove comprare. Non si tratta della soluzione ottimale, ma il riuso è già un passo avanti!

Vide dressing

Cogliendo l’occasione della data vicina di un evento di vide dressing, al Palazzo Colonna di Roma il 14 e il 15 aprile, vorrei raccontarvi di questa possibilità di fare acquisti più consapevoli. Consigliato soprattutto a chi ama andare per mercatini, a chi si diverte a spulciare tra gli stand e a chi non ha urgenza di comprare un capo in particolare. Sarà divertente comunque da provare anche se non siete di questa pasta!

Cos’è il vide dressing?  Violette Sauvage, che organizza l’evento, spiega nel proprio sito: “Il vide dressing è l’idea che ciò che indossiamo può avere una seconda vita, una terza e così via. Un ciclo continuo in grado di realizzare diverse forme di profitto, dal beneficio per l’ambiente alla capacità di realizzare nuovi look e tendenze, senza dimenticare la possibilità di farne il proprio lavoro”. Nelle due giornate è possibile vendere i propri abiti per alleggerire l’armadio e far rivivere capi dimenticati oppure acquistare a buon prezzo qualcosa di nuovo per noi senza che provenga da un nuovo processo produttivo. Nel sito siamo avvisati di non chiamarlo mercatino dell’usato, “glamour” è la parola magica! “Riutilizzo glamour – tutto ciò che acquistiamo e abbiniamo permette di realizzare uno stile personalizzato e lanciare nuove tendenze, quindi perchè non farlo con uno shopping a costi contenuti e di ottima qualità?”.

Si paga un piccolo contributo all’ingresso (2 euro) ed è possibile curiosare tra gli stand alla ricerca di qualcosa che proprio ci piace: scarpe, borse, occhiali, vestiti per ogni stile e gusto. Ricordando la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo davvero; quindi non per forza dobbiamo uscire con un acquisto! Avremo comunque sostenuto la possibilità di una nuova vita per tanti oggetti altrimenti inutilizzati o peggio ancora inceneriti.

Per informazioni

http://www.violettesauvage.fr/IT/event/vide-dressing-14-15-aprile-roma/


Questo articolo nasce  scherzosamente dalla  nostra follower/amica Arianna De Biasi che inizia a collaborare con noi curando la sezione “abbigliamento sostenibile” partendo da un commento  su questo tema:

…e mentre decido cosa acquistare il mio guardaroba è oramai vuoto….

Scrive Arianna: il dubbio su come acquistare abbigliamento in modo responsabile può farci sentire bloccati negli acquisti (o purtroppo può spingere qualcuno a fare dietro front alla fine verso i canali tradizionali), ma in realtà ci sono tante soluzioni!

Da qualche anno pian piano ho iniziato a cambiare stile di vita, con l’obiettivo di diventare più ecosciente 😉 La ricerca di soluzioni più pulite e responsabili per vestirsi è uno dei punti che mi ha affascinato anche perchè necessario: l’industria tessile è il secondo settore più inquinante al mondo. All’inizio il panico è normale (“E ora dove compro? Come andrò in giro vestita? Dovrò cambiare stile e indossare cose “buone” ma che non mi piacciono tanto o non mi stanno bene?”). Per tanto tempo l’idea di abbigliamento responsabile, etico, ecologico, bio ecc. si è ancorata nell’immaginario a un look alternativo, prevalentemente di capi ampi e comodi in colori grezzi, poco al passo con le riviste di moda. Ma ci sono buone notizie anche per chi si veste in modo diverso da quell’immaginario: molto è cambiato e tanto ancora sta cambiando nella moda! E con i nostri acquisti di certo possiamo contribuire a questo cambiamento senza rinunciare al nostro stile personale, anzi affinandolo.

Magari avessi ancora il problema di non trovare capi da acquistare o da creare! Vedo tante cose belle leggendo di moda sostenibile e fatico a seguire la prima regola fondamentale degli acquisti consapevoli: poche cose, di qualità e che apprezziamo davvero.

Avete presente quando al mattino indossate un maglione preferito, una maglietta, una camicia, un vestitino che vi fa stare bene, che vi conforta, che vi fa sentire di partire con il piede giusto per una giornata meravigliosa? Qualcosa che ogni tanto nell’arco della giornata vi fa soprendere a pensare: “Certo che questa maglia è proprio comoda!” o “I colori di questo vestito sono proprio belli, mi mettono allegria!” o ancora “Questi pantaloni mi stanno proprio bene!”. Ho un maglione per esempio che indossato mi trasmette la morbida sensazione di essere teneramente protetta.

Ecco, immaginate di arrivare a vivere questa sensazione tutti i giorni! La ricerca di canali alternativi aiuta a prendere tempo per riflettere su due punti fondamentali: “mi piace davvero?”; “ne ho bisogno?”.

Prima di scoprire insieme dove e cosa possiamo acquistare comsapevolmente tenevo molto a condividere la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo. Vi garantisco che le sensazioni positive descritte sopra non potranno che essere potenziate al pensiero che con quel capo che indossate avete scelto di rovinare un pochino meno il nostro pianeta.

E per quanto sia difficile essere vestiti da capo a piedi al 100% nel modo più sostenibile possiamo però fare un passo alla volta!

….. Amo questo cappottino grigio di lana di un laboratorio artigianale!