di Daniela Errico

E’ Ecosciente chi, consapevole degli effetti che i propri comportamenti hanno sul pianeta e sulla relazione tra esseri viventi, si impegna giorno per giorno ad adottare nuovi stili di vita che riducano la propria impronta ecologica e migliorino la qualità della vita propria e degli altri.

Sì, ma come si diventa Ecoscienti?

So che siete curiosi quindi cominciamo subito con l’elenco:

1. Scegli
2. Respira
3. Divide et impera
4. Crea tradizioni
5. Sorridi

Confusi?
Lo spero: la confusione genera il punto di partenza ideale per un ascolto attivo ^_^

Per prima cosa essere Ecoscienti è una scelta. Sembra una banalità, ma è un passo fondamentale che va fatto. Scegliamo di essere Ecoscienti, nessuno ci costringe, lo facciamo perché vogliamo fare qualcosa: agire prima che sia tardi. Siamo, dunque, noi a scegliere e dobbiamo esserne consapevoli perché questa è la nostra vera forza.

Naturalmente la scelta nasce dall’aver capito che la situazione è critica, che il nostro futuro e quello delle nuove generazioni è a rischio. C’è una montagna di cose da fare e poco tempo: bisogna informarsi, capire bene come intervenire, provare ad farlo e continuare ad agire in modo che il nuovo stile di vita diventi un’abitudine.
Mi viene in mente il ciclo di Deming, detto anche ciclo di PDCA, acronimo dall’inglese Plan–Do–Check–Act, in italiano “Pianificare – Fare – Verificare – Agire”.

Tutto molto bello, ma da dove si parte? Dal Respiro.

Respiriamo dal naso.
Inspiriamo: sentiamo l’addome che si gonfia e poi lentamente espiriamo dal naso fino a sgonfiare tutto l’addome.
Fatto?
Benissimo, ricordiamoci di farlo ogni tanto (specialmente sotto stress) perché può farci solo bene.

Adesso, non facciamo l’errore di partire concentrandoci su tutti i problemi insieme: da soli non potremo mai adempiere a tutte le azioni necessarie a “salvare il mondo” e soprattutto non saremo mai in grado di fare tutto insieme. Quindi, prendiamo il problema e spacchettiamolo in problemi più semplici: ricordate la scomposizione in numeri primi? Dobbiamo fare la stessa cosa!

Divide et impera: Dividiamo il problema in tante parti ed analizziamo un pezzettino alla volta.
Per esempio, i rifiuti: partiamo da un rifiuto in particolare, per esempio la plastica. Guardiamo i nostri rifiuti: qual è il più semplice da “non produrre?” Cominciamo da quello e cerchiamo un modo per eliminarlo dalla nostra spazzatura. Ricordiamoci sempre di fare un passo alla volta: troviamo tante piccole soluzioni alternative da adottare in parallelo o in sequenza. Volendo usare una metafora: un mattoncino alla volta, col tempo,avremo costruito un solido castello!
Applichiamo la stessa logica anche alle informazioni: cercare soluzioni a tante cose insieme stanca ed in alcuni casi avvilisce. Scegliamo un “tema” alla volta ed informiamoci per bene su quello, eviteremo così di disperdere energie ed entusiasmo.

E ricordiamoci sempre che nessun uomo è un’isola e che dagli altri riceviamo amore, supporto e forza, dunque: Creamo tradizioni Ecoscienti. Ci sono cose a cui dovremo rinunciare lungo la strada che abbiamo scelto di seguire, ma avremo l’opportunità di farne altre che finora non avevamo neanche mai immaginato. Per esempio, organizzare la cena a lume di candela in coppia, famiglia o con gli amici nell’Ora della Terra.

Infine, Sorridiamo per noi stessi, per gli altri e, soprattutto, perché il nostro essere Ecoscienti oggi rappresenta una speranza per il futuro di tutti noi.

Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente.“(Rita Levi Montalcini)

di Ciro

Da tempo volevo proporre ai miei colleghi un servizio di car pooling e finalmente mi sono deciso a farlo tramite forum aziendale.
Per car pooling si intende l’uso condiviso di una vettura: detto così sembra il car sharing ma è leggermente diverso; infatti nel car pooling il proprietario dell’auto è unico e si limita a dare dei passaggi ad altre persone che condividono lo stesso percorso.
L’applicazione più famosa di car pooling è BlaBlaCar che, tramite una comoda app permette di mettere in contatto domanda ed offerta e dividere le spese di viaggio per un vantaggio da ambo le parti.

Nell’azienda dove lavoro era nata un’iniziativa volta a realizzare un’app simile. Speriamo che il progetto venga portato a termine.

Però ci si chiede sempre: qual è il vantaggio per il proprietario dell’auto? Non credo che tra colleghi, per un percorso urbano, il proprietario dell’auto chieda al passeggero di dividere le spese. Di fatto non succede.
Quindi per il proprietario, dare un passaggio ad un collega con cui magari non lavora, potrebbe essere più un fastidio che altro.
Per mitigare questo fastidio si potrebbe designare alle auto di car pooling un certo numero di posti auto nel parcheggio, magari vicino agli ingressi.
La cosa si potrebbe organizzare così:
– l’azienda designa un certo numero di posti vicino all’ingresso alle auto di car pooling, questi posti auto potrebbero essere riconoscibili da un colore diverso (verde, giusto per essere in tema)
– le auto che entrano nel parcheggio e che trasportano almeno due persone hanno il diritto di usare i posti auto del car pooling
– inizialmente i colleghi potrebbero mettersi d’accordo tramite i consueti canali, successivamente tramite un’app aziendale.

Fatto in questo modo il car pooling sarebbe a costo zero per l’azienda e la possibilità di trovare un posto libero vicino all’ingresso è un buon vantaggio per chi si carica del “fastidio” di dare un passaggio ad altri colleghi.

A me sembra un’idea semplice e che può essere realizzata in poco tempo.

Ci sono anche altri vantaggi ovviamente: meno auto significa più posti nel parcheggio, meno inquinamento, meno traffico e meno manutenzione delle strade; tutti temi caldi in questo periodo, soprattutto a Roma.

Ovviamente il car pooling non risolverebbe i problemi globali, ma è un inizio ed un segnale di cambiamento!

E voi che ne pensate? Esiste già qualcosa di simile nelle aziende dove lavorate?

 

“Consumare meno; condividere meglio.” (Hervé Kempf, giornalista)
 

di Daniela Errico

Ad un certo punto della vita ti fermi e rifletti sulle tue abitudini.
Non vivo in maniera molto sana: non mi curo, giusto per fare un esempio, né della composizione né della provenienza dei cibi che acquisto.
Non vivo in maniera sostenibile, basta vedere, ad esempio, la mole di plastica, vetro e carta che produco in una sola settimana (per lo più imballaggi).
E quindi decidi di cambiare. Cambiare il tuo stile di vita per renderlo più sano e sostenibilesi ma non mi voglio stressare! urla immediatamente una voce nella tua testa.
Sappiamo tutti, infatti, che cambiare le proprie abitudini comporta sempre una certa dose di stress. E allora come faccio? Rinuncio?
Personalmente, nel corso degli ultimi anni, ho provato a modificare molte delle mie abitudini (per diversi motivi) ed a volte mi sono stressata così tanto che ho rinunciato, così ho iniziato a prendere consapevolezza di ciò che invece mi aiutava ed ancora mi sostiene nel mio personale processo di cambiamento.

Eccovi, quindi, le 4 Dritte per un cambiamento (quasi) senza stress:

1) (Ricordarsi di ) Avere una motivazione
Se si decide di fare una cosa bisogna essere “convinti” del perché lo si fa. E’ la motivazione, infatti, che ti sostiene nei momenti di stanchezza e di sconforto. Sapere e ricordarsi che lo sforzo che sta facendo ha un fine (che sia salutare o etico o altro) che tu hai scelto, dà un senso al tuo impegno e ti aiuta a combattere la stanchezza, lo sconforto e … la pigrizia!

2) Non avere fretta. Procedere per passi
La vita mi ha insegnato che un cambio radicale ed immediato nelle abitudini può essere causato solo da un evento traumatico (pensate al passaggio dagli studi al lavoro, che in alcuni casi comporta anche un trasferimento fisico in un’altra città), ma in questi casi il livello di stress a cui si è sottoposti è altissimo. Diversamente, invece, apportare piccole variazioni alla nostra routine riduce lo stress del cambiamento e ci aiuta a trasformare una o più abitudini in maniera graduale verso lo stile di vita a cui aspiriamo. Chi va piano va sano e lontano.

3) Cadere sorridendo. Essere tolleranti con se stessi.
Soprattutto all’inizio, ma qualche volta anche in seguito, ricadremo nella vecchia abitudine: è normale, quando per anni abbiamo fatto una cosa in un certo modo, può succedere di andare in automatico. Consideriamo anche che non riusciremo ad essere sempre presenti o a stare sempre attenti: ci sono tante cose nella vita che ci distraggono. L’importante quindi, non è “non sbagliare mai”, ma come reagiamo allo “sbaglio”: non giudichiamoci quindi e non puniamoci per una distrazione. Come dice la mia insegnante di yoga, “se cadi fallo sorridendo, prendi un bel respiro e riprova“. Nel nostro caso, quindi, un bel respiro e, se si può, rimediamo, se non si può, pazienza, la prossima volta staremo più attenti. Non siamo perfetti e non lo saremo mai, ma possiamo migliorare, stiamo già migliorando, giorno per giorno.

4) Premiarsi per i risultati conseguiti
Ricordiamoci, ogni tanto, di fermarci un momento a riflettere su come, grazie al nostro impegno, il nostro stile di vita stia cambiando nel tempo, magari rispetto ad uno o due anni fa. Concediamoci quindi una “coccola” o un “premio” per i risultati ottenuti dedicandoci a qualcosa che ci piace o festeggiando in compagnia. Non sottovalutiamo mai l’importanza di questo semplice gesto perché oltre a farci stare bene ed a farci sentire soddisfatti ci darà la spinta necessaria a proseguire nel cambiamento.

E voi? Avete qualche dritta da condividere?