di Arianna De Biasi
Se vi siete avvicinati o lasciati incuriosire dallo stile di vita minimal, conoscete probabilmente già Project 333, che nasce dalla filosofia “be more with less”. Essere minimalisti non significa automaticamente essere sostenibili, ma vivere acquistando meno e realizzare di non avere bisogno del superfluo sono sicuramente passi più responsabili.

Project 333 è una sfida di moda minimalista che si basa sull’obiettivo di vestirsi con meno abiti utilizzando un guardaroba basic (“capsule wardrobe”). Come funziona? Si scelgono 33 capi/accessori/scarpe da indossare per i successivi 3 mesi, eliminando il resto dal proprio guardaroba. Vuol dire quindi passare in rassegna ciò che c’è nel nostro armadio, facendo caso a quello che indossiamo di più, a quello che sta parcheggiato da tempo con tanto di ragnatele e non ricordavamo neanche di avere, a quello che non ci piace più molto e al contrario a ciò di cui proprio non potremmo fare a meno (i nostri pezzi preferiti). Se ci accorgiamo di qualche indumento non tanto in buone condizioni, proviamo a ripararlo oppure se non è possibile lo sostituiremo con un altro. Una volta selezionati capi e accessori, la regola prevede di inscatolare il resto in modo da non averlo sotto gli occhi. I più coraggiosi potranno già da subito salutare questi pezzi. Ciò che scartiamo andrà donato o venduto o scambiato: l’obiettivo finale non deve essere buttare e quindi creare rifiuti, ma farci vivere in modo più leggero, come si prefigge il minimalismo. Che noi cerchiamo di rendere “minimalismo responsabile”.

Sul sito ufficiale (https://bemorewithless.com/project-333/) potete trovare le regole, un link al blog con consigli, suggerimenti e incoraggiamenti da parte di altri minimalisti e una raccomandazione: la sfida deve portare gioia, non frustrazione! Sarà un buon esercizio anche per farci riflettere prima di acquistare nuovi elementi del nostro guardaroba, portandoci a scoprire che è possibile vestirsi con meno di ciò che pensiamo. Magari non arriveremo ad abbracciare lo stile minimal, vivendo con 33 pezzi, ma in ogni caso sarà d’aiuto per fare un passo in più con le nostre scelte responsabili regalandoci una sensazione di leggerezza.Se non vi sentite ancora pronti per la sfida, potete iniziare dal progetto contrario: eliminare 33 capi dal vostro armadio! Oppure si può cominciare dalla valigia per le vacanze, un primo piccolo esercizio di riflessione e selezione di capi. Raccontateci com’è andata!

 

Approfondimenti:
Project 333 nasce da un’idea di Courtney Carver. Quando le fu diagnosticata la sclerosi multipla nel 2006 decise di focalizzarsi solo sulle cose veramente importanti della vita. Questo la spinse a ridurre tutto ciò che era ingombrante in termini di spazio e tempo. Non fu facile ma perseverò, scoprì che liberarsi da ciò che si possiede riduce i livelli di stress e iniziò a sentirsi meglio. Lanciò il sito BeMoreWithLess.com. Il suo Project 333 ha un ampio seguito, per cui ha lanciato un’iniziativa simile che riguarda il cibo. “La maggior parte delle persone accumula oggetti per ragioni psicologiche”, dice Courtney. “Siamo così impegnati a mantenere, conservare cose, assicurandoci che ci sia posto per loro. Non è avidità. È cercare di colmare un vuoto così grande che non potrà mai essere riempito”. “Puoi andare in terapia o iniziare a sgombrare”. ((Da un articolo della BBC https://www.bbc.com/news/magazine-31051632)

Una storia minimal?
L’ uomo che vive con 3 camicie
https://www.viverezen.it/giornale-bio/felicita-futon-minimalismo/

Consigli per creare il vostro capsule wardrobe?
https://www.malvarosa.info/capsule-wardrobe/
http://camiciaecravatta.com/stile-maschile-2/creare-un-guardaroba-capsula-per-lui/
http://d-art.it/moda/costruire-il-perfetto-guardaroba-maschile/30172
https://www.donnamoderna.com/moda/moda-pratica/armadio-capsula-come-creare-guardaroba-perfetto
https://theswingingmom.com/basic-guardaroba-bimbi-estate/
https://fiammisday.com/blog/capi-base-bambino/
https://www.gentlemansgazette.com/capsule-wardrobe-guide/
https://bemorewithless.com/how-to-build-a-capsule-wardrobe/

(Foto: dal sito https://bemorewithless.com/project-333/)

di Arianna De Biasi

Perché parliamo di cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo 2 miliardi!

E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e sulle persone….

Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del cotone biologico o altre fibre naturali.

Perché l’impatto del cotone sulla natura e sulle persone non è trascurabile? Il video The life cycle of a t-shirt (di Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto.

Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale: il salario dei lavoratori, il coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche).

Successivamente il cotone è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato, allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le matasse sono sbiancate e poi tinte, purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano).

A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone lavorano nella produzione di magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA” (https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU) racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo poco a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro… Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia “pochi capi ma di qualità e sostenibili” (http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/ ).

Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente sul pianeta per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno.

Se proprio desideriamo indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano.

Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno. Anche il consumo di acqua è significativamente ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale.

Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico:

(fonte Textile Exchange)

La certificazione e la tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto. Il certificato GOTS (Global Organic Textile Standard) ci dà maggiori garanzie e riguarda la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche.

Il certificato Fair Trade invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte.

Curiosa alternativa la maglietta con durata garantita per 30 anni: prodotta in cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente.
La collezione artigianale “30 anni” di Tom Cridland include anche camice, pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion.
Ho chiesto informazioni all’azienda su un’eventuale certificazione dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta.
Per uomo e per donna.
https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt

Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali:

Lizè Natural Clothing
Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”.
Oltre al canale on line, ha un punto vendita in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it

Dedicated
Brand svedese sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.dedicatedbrand.com/en/

Altra Moda Vestire Bio
Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.altramoda.net/it

Per un tessuto naturale al momento più sostenibile potete leggere qui:
http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/

Per un’altra scelta responsabile:
http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/

(Foto: Dedicated – da Textile Exchange)

       di Arianna De Biasi

L’80% di questa fibra tessile è prodotto in Europa (quindi raramente proverrà da paesi molto lontani influendo sull’impatto ambientale).

Se cercherete abbigliamento e biancheria per la casa in lino su Etsy, troverete un’ampia offerta di negozi on line dalla Lituania, paese in cui la produzione e la tradizione del lino è  diffusa.
La scelta di negozi che propongono abiti di lino è vasta per donna, uomo e bambini, più ristretta se cerchiamo lino biologico, ma già di per sè il lino è appunto una soluzione più responsabile rispetto ad altri materiali.

Diecimila aziende europee sono coinvolte nella produzione e nella stigliatura del lino creando un prodotto d’eccellenza: traspirante in estate, isolante in inverno, resistente, assorbente, anallergico e adatto a pelli sensibili. Il lino lavato inoltre non necessita di stiratura!
La sua coltivazione ha un impatto ambientale molto ridotto rispetto per esempio al cotone: assorbe CO2 nell’atmosfera (un ettaro di lino= 3,7 t/ha di CO2 trattenuti), non richiede irrigazione (è sufficiente la pioggia), ha effetti positivi sulla diversità dell’ecosistema, richiede un uso limitato di fertilizzanti (se poi è organico ancora meglio!), non produce scarti perché tutta la pianta viene utilizzata. (Fonte dati: Advisory Commission Report to the European Parlament, Brussels).
Mentre leggete già desiderate indossare un capo in lino biologico che sa d’estate?
Ecco dove trovarne già pronti o dove acquistare il tessuto per crearne da sè!

Atelier sul Brenta
Abiti sartoriali italiani, cuciti su misura. La loro filosofia è: “la concezione di un capo d’abbigliamento che sia bello, comodo, che possa vestire bene tutte le taglie, nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Ogni capo è accuratamente disegnato, tagliato e confezionato nell’atelier con tessuti di altissima qualità, quasi sempre naturali ed etici, fabbricati in Europa o comunque certificati”.
Troverete poetici e comodi capi in lino che vi daranno la sensazione di indossare la natura!
Per donna.
http://ateliersulbrenta.tictail.com/products

Alloa casale
Negozio italiano on line su Etsy, propone vestiti di lino lavato di buona qualità. Capi in lino anche biologico semplici, eleganti e comodi.
Per donna.
https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE

Easyatelier
Negozio italiano on line, realizza a mano abbigliamento in tessuti naturali. Troverete maglie e pantaloni in lino.
Per donna
OffOn
Marchio lituano, che si impegna a produrre in modo sostenibile abiti hand made (e “hearth made”, specificano sul loro sito).
Si impegnano a non produrre alcuno scarto e a creare a mano solo abiti in base alle esigenze individuali (non collezioni stagionali). 
La produzione è collocata in Lituania coinvogendo i sarti locali di cui rispettano le condizioni lavorative.
Vasto assortimento per donna e bambino.
https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname
Ecovisioni
Negozio on line italiano che promuove produttori e designer che perseguono creatività, qualità e sostenibilità. “Sono prodotti realizzati con materiali naturali senza presenza di sostanze chimiche e in molti casi con materiali di recupero e riciclati. Prodotti ideali per chi vuole distinguersi, adottando stili di vita ecosostenibili o per persone che soffrono di intolleranze e allergie”.
Per uomo e donna.
Riccamar
Negozio on line di abiti fatti a mano per bambini.
Omalinen
Azienda estone che produce a mano biancheria di lino europeo biologico certificato OEKO TEX.
Oltre alla biancheria per la casa troverete graziosa biancheria da notte (vi innamorerete degli short!).
Filotimo
Marchio italiano di moda etica e sostenibile, crea abiti artigianalmente in Italia. “Selezioniamo, tra quelli naturali, i materiali con il minor impatto ambientale, valutandone l’intero ciclo di vita”. Inoltre gli scarti dei tessuti sono trasformati in carta riciclata.
Ha una selezione di capi in lino.
Per uomo e per donna.
Bengidesign
Azienda lituana che produce a mano abbigliamento di lino anche biologico: non i soliti capi! Troverete originali creazioni.
Per donna. Qualche capo per bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/
Stitch And Saga
Brand lituano che utilizza tessuti sostenibili, vegani e prodotti localmente. “Non abbiamo abbandonato la tradizione ma reinventata. Continuiamo a utilizzare lino e altri materiali naturali locali. Il nostro motto è: creare tessuti che hanno cura delle persone. Questo significa che scegliamo solo tessuti naturali”.
Per donna e biancheria per la casa.
https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&page=2
LinenBuy
Negozio lituano on line, vende una vasta gamma di tessuti e capi di lino anche organico. Il loro credo è: “Ogni articolo deve essere naturale, organico ed ecologico. Tutte le fibre tessili da cui sono prodotti i tessuti o altri articoli devono proteggere la salute delle persone e preservare l’ambiente!”.
Per donna e bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/
Marini industrie
Azienda italiana che produce tessuti di pregio. In particolare, creano un tessuto (Organic Stretch Linen) caratterizzato da un’alta sostenibilità ambientale, grazie al certificato GOTS (Global Organic Textile Standard ) sul lino organico.

Tessuti.

 

(foto: campo di lino – autore vvvita)

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di Arianna De Biasi

È il momento di sfoggiare gonne leggere, colorate, fresche, tinta unita, a fiori (in voga in questa stagione): che ne dite di provare a realizzarne una con le vostre mani? Per chi non è pratico, non si spaventi: in pochi semplici passi potrete creare con rapidità una gonna a pieghe o a ruota! Tra le opzioni per creare il vostro armadio sostenibile, la scelta del fai da te dà molte soddisfazioni ed è divertente. La gonna è il capo più facile da fare! Anche se non abbiamo conoscenze di cucito possiamo realizzarla da un tessuto che abbiamo in casa, recuperato da un altro capo oppure acquistando un materiale sostenibile (lino o cotone organico, bambù, canapa, ecc.), meglio ancora se uno scampolo o una rimanenza.

In rete è possibile trovare tutorial per cucire qualsiasi cosa. Per voi ecco una raccolta di alcuni link (includono anche quelli da me provati) che vi mostrano passo passo come cucire una semplice gonna, addirittura da un rettangolo di tessuto senza tagliare o senza carta modello o ancora da una camicia! E, se non abbiamo una macchina da cucire, perché non cercare tra parenti, vicini e conoscenti chi può mettervi a disposizione la propria macchina? O meglio ancora organizzare un pomeriggio di chiacchiere e cucito con un’amica che ne è provvista?

Se utilizzate questi link fateci sapere com’è andata!

https://www.youtube.com/watch?v=ES3ilWqSIxk

https://www.youtube.com/watch?v=IZrys4QWuks

https://www.youtube.com/watch?v=XSwrJs8793M

https://www.youtube.com/watch?v=PABxH11KRZY

https://www.youtube.com/watch?v=kY3CgfbtDC0

https://www.youtube.com/watch?v=fMJfSK1ktUA

da un rettangolo di tessuto

https://www.youtube.com/watch?v=Ez_mty-_L7o

https://www.youtube.com/watch?v=zNLiu3xRjz0

da una camicia

https://www.youtube.com/watch?v=6bb3ocS0zok

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=Lryr5r5ispI

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=OVXd951Q8ss

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=55UwWDujFUQ

in inglese

 

di Arianna De Biasi

Le prime giornate estive finalmente fanno capolino e iniziamo a trascorrere il nostro tempo al mare! Riaprendo il cassetto o la scatola dei costumi ci accorgiamo che abbiamo davvero bisogno di acquistarne uno nuovo. Ora che abbiamo sentito parlare di sostenibilità o se abbiamo intrapreso questa strada già da tempo ci chiediamo: “Come posso comprare un bel costume in modo più responsabile?”.

Le indicazioni per la scelta dei costumi sono simili a quelle dell’intimo: materiali naturali, assenza di sostanze tossiche, rispetto dei diritti dei lavoratori, provenienza dei tessuti. Trovare articoli completamente sostenibili è una sfida, anche perché le particolari caratteristiche richieste ai costumi in termini di resistenza, protezione dai raggi UV, comodità, capacità di non restare intriso d’acqua quando indossato, rendono difficile l’utilizzo di materiali alternativi alla pratica Lycra o altre fibre sintetiche come rayon, latex, nylon, poliestere, acrilico (eh già, di questo sono fatti i nostri costumi!). 

E’ di martedì scorso la notizia del lancio della linea Bio Beachwear di Benetton, ma di questo parleremo in altra sede. Da un’accurata ricerca ecco alcuni marchi o negozi in cui possiamo trovare qualcosa, per tutti i gusti e stili, per uomo, donna o bambino e per tutti i gradi di impegno responsabile! Alcuni brand hanno note certificazioni dei tessuti, altri utilizzano semplicemente fibre organiche, altri ancora filati riciclati, ma ci sono anche brand attenti invece al benessere dei lavoratori oppure qui indicati perché piccole attività artigianali italiane.

In fondo all’articolo vi lascio inoltre due opzioni più particolari.

Buona scelta!

MYMARINI – Ethical surf and swimwear

Brand tedesco, “per i surfisti che hanno a cuore – e per tutti gli altri – che amano l’acqua, gli sport, lo stile e il nostro pianeta”. Il filato è prodotto in Germania, il tessuto viene dall’Italia, il design è tedesco, la produzione è in Croazia, garantendo il rispetto di un commercio equo. Il tessuto italiano è realizzato nel rispetto dell’ambiente (qui potete trovare la descrizione del loro impegno nella riduzione dell’impatto ambientale (https://mymarini.com/pages/our-philosophy).E’ certificato Oeko-Tex Standard 100, privo di sostanze nocive, protettivo dai raggi UV con fattore +50.

Per donna.

https://mymarini.com/

 

Frija Omina – Ethical Swimwear collection

Marchio tedesco, la produzione è tutta in Germania. I tessuti sono certificati GOTS (Global Organic Textile Standard), che garantisce il rispetto di standard produttivi ecologici, sostenibili e sociali dalla fibra al prodotto finito. Utilizzano solo materiali organici, equi e riciclati.

Per uomo e donna.

https://it.dawanda.com/shop/frija

 

Piwapee

Sul sito Altra Moda – vestire bio, oltre a un’ampia scelta di articoli, potete trovare questo brand francese di costumi per bambini, foderati in cotone naturale, con certificazione Oeko-Tex Standard 100 e anti raggi UV. L’azienda, impegnata nella ricerca di tessuti innovativi ecologici, produce in Turchia e in Indonesia.

Per bambini.

https://www.altramoda.net/it/brand/piwapee

 

Le Slip Français

Intimo e costumi prodotti al 100% in Francia, dal filato al packaging. La loro missione è cambiare il mondo passo dopo passo, slip dopo slip! “Abbiamo scelto 6 anni fa di vivere un’avventura responsabile!”. L’attuazione della loro missione include il benessere delle persone coinvolte e la sostenibilità delle azioni nell’ecosistema e nell’ambiente.Si impegnano nella creazione di posti di lavoro e di un ambiente lavorativo sereno (“Le Bonheur est dans le slip!”). Bianco, blu e rosso sono i colori di deliziosi articoli delle loro collezioni. Alcuni capi possono essere personalizzati, inserendo scritte.

Per uomo e donna.

https://www.leslipfrancais.co.uk/

 

Shankara

Vi segnalo su questo sito un paio di costumi da bagno prodotti in Biophyl, una fibra ricavata dallo zucchero di mais. Non trovo maggiori informazioni sul produttore ma se vi interessa posso fare ricerche.

Per donna

https://www.shankara.it/reggiseno-costume-mare-bluette-e-viola.html

 

Altra Moda – vestire bio

Negozio on line di abbigliamento biologico e articoli naturali. “Siamo attenti nel selezionare quei prodotti dei quali sia possibile tracciare la filiera, per i quali siano stati rispettati i diritti dei lavoratori, che rispettino un processo di produzione ecologico e sostenibile e che siano sicuri per la nostra pelle e la nostra salute”. Qui trovate tutto, ma proprio tutto. Ampia selezione di capi di abbigliamento tra cui costumi. Vi segnalo in questa occasione i costumi con esterno in poliestere riciclato o in poliammide rigenerata e interno in cotone organico certificato Oeko Tex standard 100.

Per uomo, donna e bambino.

https://www.altramoda.net/

 

Smomlab

Marchio italiano dedicato ai bambini (ma trovate articoli anche per mamme a papà). “La ricerca dei migliori tessuti è il nostro credo, perché i nostri prodotti vanno a contatto con la pelle e vengono messi in bocca dai neonati. Tutti i tessuti che utilizziamo sono cotoni organici e tessuti di altissima qualità certificati GOTS e Oeko Tex Standard”. Troverete meravigliose creazioni di cui è difficile non innamorarsi! In particolare vi segnalo qui allegri costumini per bimbo e bimba.

Per bambini (trovate qualcosa anche per uomo e donna).

https://www.smomlab.com/

Patagonia

Non può mancare nella lista uno dei maggiori marchi impegnati nel migliorare la sostenibilità della loro produzione. “L’amore dei luoghi meravigliosi e incontaminati del nostro pianeta si traduce in un’attiva partecipazione alla lotta per la loro salvaguardia e per cercare di invertire il precipitoso declino della salute dell’ambiente a livello globale. Devolviamo il nostro tempo, i nostri servizi e almeno l’1% delle nostre vendite a centinaia di gruppi ambientalisti in tutto il mondo che lavorano concretamente per fare la differenza. Siamo consapevoli che la nostra attività aziendale, dall’illuminazione dei punti vendita alla tintura delle magliette, crea un certo margine di inquinamento. Lavoriamo con costanza per ridurre questi danni. Per molti dei nostri capi di abbigliamento abbiamo scelto di utilizzare poliestere riciclato e solo cotone organico invece del cotone coltivato con un uso massiccio di pesticidi”. Potete scegliere tra bikini, short da mare anche per uomo e mute con certificazione Fair Trade e in materiali (nylon e poliestere) riciclati. Belli, colorati, sportivi.

Per uomo e donna.

http://eu.patagonia.com/it/it/home/

 

Come le ciliegie

Abiti hand made, ha una scelta di costumi da bagno. “Un capo fatto a mano, una moda fuori dagli schemi, una sartoria sostenibile e una vestibilità comoda che parla della tua personalità”. I tessuti sono scelti da fornitori fidati oppure in mercatini o da fallimenti.

Per donna.

https://tictail.com/comeleciliegie

 

Individuals

Brand italiano di intimo e costumi in tessuti made in Italy. La loro missione è “portare nuove idee nell’intimo e nel mare, valorizzare tecniche artigianali per restituire creatività pura e innovazione, sempre e solo in serie limitate e numerate”. Se indossate costumi interi qui trovate una buona scelta. Il negozio principale è a Milano, zona Navigli, ma sono presenti anche in altre città italiane.

www.individuals.it

 

Carvico e Jersey Lomellina

Attendiamo i costumi da bagno (e l’intimo) prodotti dalle due aziende con l’anima verde utilizzando il filato Econyl, un esclusivo filo di nylon riciclato e riciclabile infinite volte, ottenuto dalle reti da pesca usate. Il tessuto è traspirabile e resistente ai raggi UV. Tramite Healthy Seas le aziende sostengono il recupero delle reti dai nostri mari per creare prodotti con vita infinita. Sto verificando se e dove sia possibile acquistare i loro costumi, appena ho risposta aggiorneremo qui nell’articolo!

 

Ecco le due opzioni speciali!

Fai da te/Etsy

Sul sito dell’handmade per eccellenza, potete trovare l’idea in più per l’estate: i costumi all’uncinetto! Realizzati con cura da piccoli artigiani sfoggerete creazioni originali, un po’ in stile anni ’70, e potreste richiedere capi su misura da far creare in cotone organico! Qui ne trovate alcuni:

https://www.etsy.com/it/search?q=costumi+mare&explicit=1&locationQuery=3175395

E se ve la cavate con l’uncinetto potete realizzare il vostro costume unico!

 

Scambilla – Vendo e scambio vestiti Roma

In questi giorni mi capita di vedere costumi graziosissimi su questa pagina Facebook a prezzi veramente invitanti. “Scambilla nasce per offrire la possibilità di vendere oppure scambiare vestiti ed accessori che non vengono utilizzati e che rimangono ad occupare spazio nell’armadio inutilmente”. Potrete allungare la vita a un costume inutilizzato oppure attraverso la pagina vendere o scambiare un costume che non sentite più nel vostro stile! La pagina è relativa a Roma ma ci sono tante altre realtà simili in Italia, per esempio Svuota l’armadio (ne parleremo!).

Per uomo e donna (al momento più utilizzato per capi femminili).

www.scambilla.com/

Di Arianna De Biasi

La scelta di acquistare un capo nuovo, invece di ricorrere ad altre opzioni a minor impatto ambientale, nel caso dell’intimo è la più diffusa. Comprare biancheria di seconda mano ci fa storcere il naso. Fare da sè richiede un po’ più manualità rispetto ad altri capi di abbigliamento (in un altro articolo sull’intimo proverò a darvi qualche dritta).
Cerchiamo allora di scegliere prodotti in fibre naturali, se possibile con certificazioni biologiche soprattutto nel caso del cotone, creati nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente, preferibilmente a livello locale (per una riduzione dell’impatto del trasporto e per favorire lo sviluppo economico dell’area in cui viviamo). Non è semplice trovare la soluzione ottimale, ma possiamo trovare opzioni che rappresentano già un passo in più rispetto all’intimo sintetico delle catene di abbigliamento. Invece di puntare solo su un tessuto naturale potreste bilanciare il vostro cassetto della biancheria con materiali diversi: bambù, cotone, tessuti riciclati/scartati e anche legno.
Dedicheremo all’intimo più articoli, indicandovi i brand che troviamo.
Iniziamo con due marchi e un negozio on line italiani, oltre a due brand europei.

H-Earth Ethic & EcoUnderwar:
Brand italiano che utilizza al 100% materiali naturali (biopolimeri, bamboo, eucalipto, seta vegetale, ricino). Sul loro sito dichiarano: “il nostro impegno è finalizzato a ribaltare il sistema economico, mettendo l’uomo in primo piano e valorizzando la sua vita e famiglia, rendendolo partecipe della vita aziendale come se fosse anche sua, con orari flessibili e senza vincoli ne imposizioni”. Si basano su una filosofia di vita e di produzione dedicata alla sostenibilità ambientale e negli ultimi anni stanno investendo nella ricerca di materiali innovativi, ecologici e dermocompatibili.
Incentivano la diffusione attraverso la rete di rivenditori per sostenere l’economia locale, sul sito trovate indicazioni e lo shop on line.
Hanno anche collant in seta vegetale da cellulosa rigenerata.
Per uomo e donna.
https://www.h-earth.com

Simplycris:
È un marchio artigianale di intimo naturale al 100% Made in Italy. Non hanno una certificazione formale, ad esempio per il cotone, ma “crediamo nella trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere, tutto proviene da fornitori con i quali collaboriamo da anni, di cui ci fidiamo e che ci assomigliano. Acquistiamo i tessuti da un’unico fornitore italiano con i quali collaboriamo da anni e ai quali ci lega un rapporto reciproco di stima e amicizia”. Anche i filati e gli elastici sono acquistati solo se con finissaggi garantiti.
I capi possono essere personalizzati e creati su misura. Si può comprare on line ed è previsto uno sconto utilizzando gruppi di acquisto.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.simplycris.com/

Lizè natural clothing:
Negozio italiano di abbigliamento naturale on line, ha una sezione dedicata all’intimo.
Propone capi in tessuti naturali, “creati senza processi chimici, senza utilizzo di plastiche e resine derivate da petrolio, metano e carbone”.
Potete trovare intimo di seta, di cotone, di lana e di bambù, sia biologici sia convenzionali.
“Volevamo creare un negozio dove il cliente potesse sempre chiaramente sapere COSA stava acquistando e perchè”. I prodotti sono realizzati in Italia e in tutto il mondo (Cina, India, Bolivia, Polonia, Lituania, Portogallo, Germania, Irlanda, Spagna, Nuova Zelanda, Inghilterra…) garantendo la sostenibilità delle filiere produttive coinvolte. Ho scritto per chiedere approfondimenti e hanno inviato questo video, dove trovare la spiegazione dettagliata della provenienza dei prodotti e il loro impegno: https://www.facebook.com/Lize.naturalclothing/videos/1591246877589124/
Nell’assortimento dei reggiseni, trovate sia articoli in fibre naturali sia in tessuti tecnici. Ho chiesto spiegazioni riguardo la scelta di offrire anche questa tipologia, questa la risposta:

“Trattiamo sia reggiseni biologici certificati GOTS dove il plus è il tessuto, ovvero cotone biologico purissimo e anallergico,  ma anche reggiseni tecnici in coppe differenziate dove il plus è la vestibilità perfetta e la scala taglie fino alla coppa I. Nel mondo dei reggiseni non esiste un compromesso tra tessuto e vestibilità. E dato che il sostegno del seno è anche un fattore molto importante per la salute stessa e l’intera postura,  abbiamo deciso di trattare entrambe le line e permettere così al cliente di scegliere quale sia l’esigenza più importante”.
Hanno anche un punto di vendita fisico in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it/it/

Do you green:
Intimo biologico prodotto in Francia dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave. Adoro questo marchio!
Per uomo e donna.
https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/

Anekdot:
Upcycle brand artigianale tedesco di intimo creato da rimanenze e scarti di produzione, che non sono stati quindi indossati precedentemente.
I capi sono in edizioni limitate, perché appunto nascono da materiali di scarto e in eccedenza di aziende.Non hanno esclusivamente fibre naturali ma consentono di non far diventare rifiuti i tessuti eliminati dai processi produttivi.
Per donna.
https://anekdotboutique.com/product/earth-cheeky-set-2/

Desiderate ridurre il vostro impatto nella produzione dei rifiuti ma non sapete come fare quando avete bisogno di un capo di abbigliamento?

Sarah Lazarovic, designer e illustratrice canadese, ha trasformato la piramide dei bisogni di Maslow per riassumere il suo approccio alla ricerca di ciò di necessita. Rientrando dall’esperienza norvegese di pulizia delle coste da tonnellate di rifiuti, piena di mille propositi per aumentare l’impegno nel ridurre i consumi, la trovo perfetta da portare d’ora in poi con me nel momento in cui mi prende la smania degli acquisti. È semplice, immediata e riassume in modo efficace un approccio più responsabile verso gli acquisti!

Comprare (buy) si colloca in uno spazio limitato in cima alla piramide, prima abbiamo altre alternative:

  • Utilizzare ciò che già abbiamo (riparandolo se necessario oppure in caso di abbigliamento modificandolo per renderlo più di nostro gusto. Così facevano i nostri nonni!)
  • Prendere in prestito (da parenti, amici, vicini di casa – in alcuni condomìni le famiglie condividono utensili e attrezzi – o da negozi dedicati al noleggio di vestiti per ogni occasione ma vale anche per oggetti di arredamento, bici, auto, ecc.)
  • Scambiare (in mercatini o siti per il baratto oppure organizzando swap party con gli amici)
  • Comprare di seconda mano (non dimenticandosi di considerare l’impronta ecologica di ciò che stiamo acquistando)
  • Far da sé (creare con le proprie mani dà molta soddisfazione! Su internet si trovano tutorial per realizzare qualsiasi cosa)

Lasciando per ultima l’opzione dell’acquisto contribuiamo a ridurre rifiuti.

Quando non possiamo scegliere alcuna di queste opzioni, non ci resta che comprare,  rivolgendoci a negozi e produttori attenti al rispetto di persone e ambiente lungo la filiera.

Stamperò la piramide per tenerla nel quadernino degli appunti che viaggia con me e… forse seguendo il consiglio dell’autrice di tatuarlo potrò riuscire a far passare gli attacchi pruriginosi di shopping che mi prendono in alcuni periodi!

“Sei libero di condividere, stampare, tatuarti addosso The Buyerarchy of Needs (solo per favore non rifarla con font assurdi. E riconoscimi il credito per favore)” – Sarah Lazarovic.

Nella rubrica di abbigliamento sostenibile approfondiremo le diverse opzioni, seguiteci!

Dal 23 al 29 aprile 2018 in tutto il mondo potremo seguire molte iniziative di moda sostenibile: una buona occasione per conoscere meglio tante realtà che producono abiti e scarpe nel rispetto delle persone e dell’ambiente, prendendo spunti per il nostro guardaroba responsabile!

“Amiamo la moda, ma non vogliamo che i nostri abiti siano prodotti a costo delle persone o del nostro pianeta” è infatti il manifesto di Fashion Revolution, il movimento che si prefigge di lavorare insieme per cambiare radicalmente il modo in cui gli abiti sono acquistati, prodotti e utilizzati, cosicché il nostro abbigliamento sia prodotto in modo sicuro, pulito e giusto. La settimana di Fashion Revolution dedicata alla moda sostenibile ha come obiettivo ricordare quanto successo il 24 aprile del 2013: il complesso produttivo tessile di Rana Plaza, a Dhaka in Bangladesh, crollò causando più di mille vittime.

Cosa sarà possibile fare? Potrete portare dal 29 aprile i reggiseni che non utilizzate più al negozio L’Antina a favore delle detenute del carcere di Vigevano: a fine mese saranno consegnati al carcere! A Verona potrete partecipare a un corso di ricamo per principianti (presso Filgood), a Prato potrete vedere al lavoro sarti e stilisti da cui farvi consigliare, comprare tessuti pregiati oppure commissionare un capo su misura (da Lottozero). A Lecce gli studenti della Cacagnile Academy svolgeranno un’azione di street marketing raccogliendo impressioni e feedback dei consumatori e del loro approccio alla moda (organizzato da Demodress).  A Bologna potrete invece conoscere 4 incredibili esempi di supply chain pulite e di sartorie con finalità sociali (a cura di Solidarity Commitment). A Roma e a Milano potrete conoscere il percorso di tracciabilità e di trasparenza dalla donazione alla vendita dei capi vintage e di secondamano di Humana (un ottimo luogo per i vostri acquisti consapevoli, ne parleremo presto). E se per caso siete a Londra potete partecipare a due workshoop di Vivienne Westwood!

Se volete far sentire la vostra voce, indossate un indumento al contrario, scattate una foto e pubblicatela sui social chiedendo ai brand “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Qui trovate le istruzioni e altre idee su come prendere a parte a questa rivoluzione:  FashionRevolution

“It’s time for a fashion revolution”: fateci sapere se partecipate in qualche modo!

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Ecco la prima proposta segnalataci da Arianna su dove comprare. Non si tratta della soluzione ottimale, ma il riuso è già un passo avanti!

Vide dressing

Cogliendo l’occasione della data vicina di un evento di vide dressing, al Palazzo Colonna di Roma il 14 e il 15 aprile, vorrei raccontarvi di questa possibilità di fare acquisti più consapevoli. Consigliato soprattutto a chi ama andare per mercatini, a chi si diverte a spulciare tra gli stand e a chi non ha urgenza di comprare un capo in particolare. Sarà divertente comunque da provare anche se non siete di questa pasta!

Cos’è il vide dressing?  Violette Sauvage, che organizza l’evento, spiega nel proprio sito: “Il vide dressing è l’idea che ciò che indossiamo può avere una seconda vita, una terza e così via. Un ciclo continuo in grado di realizzare diverse forme di profitto, dal beneficio per l’ambiente alla capacità di realizzare nuovi look e tendenze, senza dimenticare la possibilità di farne il proprio lavoro”. Nelle due giornate è possibile vendere i propri abiti per alleggerire l’armadio e far rivivere capi dimenticati oppure acquistare a buon prezzo qualcosa di nuovo per noi senza che provenga da un nuovo processo produttivo. Nel sito siamo avvisati di non chiamarlo mercatino dell’usato, “glamour” è la parola magica! “Riutilizzo glamour – tutto ciò che acquistiamo e abbiniamo permette di realizzare uno stile personalizzato e lanciare nuove tendenze, quindi perchè non farlo con uno shopping a costi contenuti e di ottima qualità?”.

Si paga un piccolo contributo all’ingresso (2 euro) ed è possibile curiosare tra gli stand alla ricerca di qualcosa che proprio ci piace: scarpe, borse, occhiali, vestiti per ogni stile e gusto. Ricordando la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo davvero; quindi non per forza dobbiamo uscire con un acquisto! Avremo comunque sostenuto la possibilità di una nuova vita per tanti oggetti altrimenti inutilizzati o peggio ancora inceneriti.

Per informazioni

http://www.violettesauvage.fr/IT/event/vide-dressing-14-15-aprile-roma/


Questo articolo nasce  scherzosamente dalla  nostra follower/amica Arianna De Biasi che inizia a collaborare con noi curando la sezione “abbigliamento sostenibile” partendo da un commento  su questo tema:

…e mentre decido cosa acquistare il mio guardaroba è oramai vuoto….

Scrive Arianna: il dubbio su come acquistare abbigliamento in modo responsabile può farci sentire bloccati negli acquisti (o purtroppo può spingere qualcuno a fare dietro front alla fine verso i canali tradizionali), ma in realtà ci sono tante soluzioni!

Da qualche anno pian piano ho iniziato a cambiare stile di vita, con l’obiettivo di diventare più ecosciente 😉 La ricerca di soluzioni più pulite e responsabili per vestirsi è uno dei punti che mi ha affascinato anche perchè necessario: l’industria tessile è il secondo settore più inquinante al mondo. All’inizio il panico è normale (“E ora dove compro? Come andrò in giro vestita? Dovrò cambiare stile e indossare cose “buone” ma che non mi piacciono tanto o non mi stanno bene?”). Per tanto tempo l’idea di abbigliamento responsabile, etico, ecologico, bio ecc. si è ancorata nell’immaginario a un look alternativo, prevalentemente di capi ampi e comodi in colori grezzi, poco al passo con le riviste di moda. Ma ci sono buone notizie anche per chi si veste in modo diverso da quell’immaginario: molto è cambiato e tanto ancora sta cambiando nella moda! E con i nostri acquisti di certo possiamo contribuire a questo cambiamento senza rinunciare al nostro stile personale, anzi affinandolo.

Magari avessi ancora il problema di non trovare capi da acquistare o da creare! Vedo tante cose belle leggendo di moda sostenibile e fatico a seguire la prima regola fondamentale degli acquisti consapevoli: poche cose, di qualità e che apprezziamo davvero.

Avete presente quando al mattino indossate un maglione preferito, una maglietta, una camicia, un vestitino che vi fa stare bene, che vi conforta, che vi fa sentire di partire con il piede giusto per una giornata meravigliosa? Qualcosa che ogni tanto nell’arco della giornata vi fa soprendere a pensare: “Certo che questa maglia è proprio comoda!” o “I colori di questo vestito sono proprio belli, mi mettono allegria!” o ancora “Questi pantaloni mi stanno proprio bene!”. Ho un maglione per esempio che indossato mi trasmette la morbida sensazione di essere teneramente protetta.

Ecco, immaginate di arrivare a vivere questa sensazione tutti i giorni! La ricerca di canali alternativi aiuta a prendere tempo per riflettere su due punti fondamentali: “mi piace davvero?”; “ne ho bisogno?”.

Prima di scoprire insieme dove e cosa possiamo acquistare comsapevolmente tenevo molto a condividere la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo. Vi garantisco che le sensazioni positive descritte sopra non potranno che essere potenziate al pensiero che con quel capo che indossate avete scelto di rovinare un pochino meno il nostro pianeta.

E per quanto sia difficile essere vestiti da capo a piedi al 100% nel modo più sostenibile possiamo però fare un passo alla volta!

….. Amo questo cappottino grigio di lana di un laboratorio artigianale!