di Piera Savino

Da quando ho cercato di modificare stili di vita in ottica ecologica ho dovuto, mio malgrado, ridurre drasticamente gli acquisti constatata la difficoltà di trovare  prodotti sostenibili.

Inizialmente questo mi ha causato un po’ di disagio soprattutto quando mi sarei voluta gratificare con un lo  shopping compulsivo…

Succede…no??

In un secondo momento ho iniziato ad apprezzare più spazio in casa, più tempo e spazio per me e anche più risparmi

Devo dire vantaggi inaspettati talmente piacevoli che non tornerei più indietro.

Tuttavia qualche giorno fa ho festeggiato il mio 50* compleanno e volevo farmi un bel regalo davvero, di quelli che ti restano nel cuore e poi…me lo sono meritato!.

Così ho deciso di aderire alla proposta del  Comitato Parchi per Kyoto, nato dalla collaborazione tra Legambiente, Federparchi – Europarc Italia e Kyoto Club, che ha lanciato  una raccolta fondi straordinaria, in sinergia con il Comune di Pantelleria, l’Università degli Studi di Palermo e l’associazione Marevivo, per contribuire alla ricostruzione di parte del patrimonio boschivo dell’Isola di Pantelleria, parzialmente distrutto da un rogo nel maggio 2016.

Il sito per poter finanziare le piante che saranno posizionate e curate per un minimo di cinque anni è la piattaforma

plan bee alberi per Pantelleria

Ora vi mostro il mio regalo!!   Se volete gratificarvi anche voi andate sulla piattaforma comprate le piante e  tra le altre cose compenserete un po’ della CO2 prodotta a causa dei nostri quotidiani comportamenti. Enjoy!!

 

di Arianna De Biasi

Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una soffice maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite!
Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa.
Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche.
Antibatterico perché contiene un agente chiamato Bambù Kun che assolve una naturale funzione deodorante bloccando la proliferazione dei batteri origine di cattivi odori. I vestiti in bambù sono più igienici e rimangano più freschi e profumati (uno studio pubblicato su AATTCC Review realizzato dall’Università della Georgia mette però in dubbio questa proprietà, mentre altri test mostrano un tasso di mortalità dei batteri all’interno delle fibre di bambù di oltre il 70%.).
La pianta di bambù è una risorsa rinnovabile, cresce rapidamente, arrivando a maturazione in 3-4 anni. Non necessita di pesticidi o fertilizzanti, rigenera il terreno. Per la crescita si accontenta di acqua piovana. Assorbe elevate quantità di biossido di carbonio, trasformandolo in ossigeno.
Preferito da tanti eco-designer, sembra il tessuto sostenibile perfetto. Alcuni però sollevano dubbi al riguardo, considerando l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana. La pianta non richiede pesticidi ma potrebbero essere comunque utilizzati. Inoltre potrebbe essere coltivata in zone appositamente deforestate. Infine le critiche riguardano il processo di trasformazione. Come per il rayon, le fibre di bambù sono trattate chimicamente per produrre “bambù rayon” o “viscosa di bambù”, a meno che non si ricorra invece al processo meccanico (e non chimico) di trasformazione. Il procedimento meccanico consiste nella frantumazione delle parti legnose della pianta, rese poltiglia da enzimi naturali (in un processo simile a quello della canapa), ottenendo in questo caso un “lino di bambù”. Il processo chimico è più economico e sembra quindi più frequentemente utilizzato, ma anche non sostenibile per via dell’impiego di sostante chimiche tossiche (forti solventi).

Come acquistarlo allora?
Verificando la presenza di certificazioni internazionali come Skal, Soil Association, Demetra, KRAV, GOTS, Organic Content Standard o OEKO-TEX. Quest’ultima è al momento la più completa garanzia di tutela per i consumatori, insieme alla GOTS ci assicura non ci siano sostanze dannose. E’ inoltre in fase di sviluppo una nuova tecnologia (Greenyarn™) che consente la realizzazione di tessuto da nanoparticelle di carbone di bambù, senza utilizzo di sostanze chimiche – ne seguiremo i progressi.  Volendo essere acquirenti ancora più responsabili, potremmo indagare sulla provenienza del bambù chiedendo informazioni sulla zona di coltivazione. La Cina è attualmente il maggior produttore, ma anche in Italia abbiamo coltivazioni. Investigare e chiedere ai produttori sono sempre azioni da veri eco-fashion shopper!

(fonte principale: http://organicclothing.blogs.com/my_weblog/2007/09/bamboo-facts-be.html)

Dove acquistarlo?
Teniamo presente che produrre tessuto dal bambù in modo sostenibile è più oneroso, ecco perché gli indumenti in questo materiale naturale saranno meno economici rispetto ad altre scelte, ma vi stupiranno per la morbidezza e la comodità, perfetti per un armadio dalla filosofia “poche cose ma che amiamo e di qualità”!

PS Seguite le istruzioni indicate dal produttore per mantenere al meglio i vostri capi.

Vesti la natura
Negozio italiano on line di abbigliamento sostenibile (vestiti, scarpe, borse, intimo). “Le nostre idee di moda? Socialmente equa, a basso impatto ambientale, rendere competitiva la manifattura sartoriale italiana, utilizzo di materiali alternativi a quelli di origine animale”.
Riguardo al bambù, propone due brand italiani:

      • Re-Bello, che produce (in Italia, Grecia e Turchia) capi 70% in bambù e 30% in cotone organico, certificati GOTS, OEKO Tex Standard e Fair Wear Foundation. Troverete molti modelli di T-shirt, anche in fibra di eucalipto), con varie stampe e grafiche. Le t-shirt in bambù sono attualmente in sconto, circa il 50% in meno, che consente così di acquistare a prezzi più abbordabili, tra i 25-35 euro (non è solitamente molto economico).
      • Malia Lab, che produce artigianalmente in Italia abbigliamento ecologico con certificazioni GOTS, Organic Content Standard e OEKO TEX. T-shirt, pantaloncini, pantaloni in bambù e altre fibre naturali.

Shop on line.
Per donna.
https://www.vestilanatura.it

Bamboom
Marchio italiano (di fascia alta) di abbigliamento e accessori per la prima infanzia. Disegnati in Olanda, prodotti al 100% in Italia (tessuti italiani), certificati Oeko-Tex, GOTS e EcoCert. Sul loro sito navigherete tra abitini e accessori con linee pulite ed eleganti e colori tenui. Molto belli gli animaletti in morbido bambù: Dragon, Doggie ed Elephant sono tenerissimi.
Corner in molti punti in Italia, presente anche in Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera e Polonia.
Per bimbi.
https://www.bamboom.it/it/about-us

Rétro eco à porter
Marchio italiano di abbigliamento, intimo e accessori in tessuti biologici ecologici, scelti da fornitori italiani. “Sial le fibre biologiche, sia le tinture dei nostri tessuti sono prove di sostanze dannose per l’ambiente e la salute della tua pelle. In piccoli laboratori a gestione familiare, abili sarte creano i capi nel pieno rispetto dei lavoratori e del made in Italy”. Troverete canotte e maglie in bambù e ricino, realizzate artigianalmente con macchina da maglieria. La scheda trasparente sul prodotto riporta nella composizione “viscosa di bambù” e non ho trovato indicazioni sulla certificazione con riferimento ai campi in bambù, ma genericamente nella sezione “Chi siamo” (GOTS e ICEA – Institute Ethical and Environmental Certification). Ha anche un’ampia scelta di indumenti in altre fibre naturali.
Nel 2014 ha ricevuto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile.
Per donna.
Negozio on line e rivenditori a Torino, Rovigo e Roma.
http://www.retroecoaporter.com/en/

Green Shirts
Brand tedesco di abbigliamento sostenibile. La loro missione: “fondare l’etichetta di abbigliamento più verde del mondo: condizioni di lavoro eque, prodotti organici, supporto alla produzione locale, energia rinnovabile nella produzione, banca eco e equa, metodi di spedizione con impatto neutrale sull’ambiente e materiale pubblicitario e imballaggio con prodotti riciclati.
Troverete magliette 70% in bambù, 30% in cotone organico, classiche e con stampe.
Certificazioni Fair Wear Foundation, Eko, Organic Standard Soil Association, Working with the carbon trust, Salvage, International Labour Organization, Oeko Text Standard 100, Environmental Justice Foundation.
Shop on line.
Per uomo e donna.
https://www.green-shirts.com/en/search?sSearch=bamb

CORA Happywear
Brand italiano di abbigliamento in bambù e altre fibre naturali. Sul loro sito potrete leggere in modo trasparente delle lacune nella sostenibilità del bambù a proposito del processo produttivo collocato in Turchia: “tale processo non è certamente ancora ottimale per l’ambiente, a causa dell’elevato consumo di acqua e di prodotti chimici. Vi è quindi ancora molto spazio d’azione per miglioramenti relativi a questa fase del processo (n.d.r.: trasformazione della pianta in viscosa). In CORA Happywear, al fine di attenuare gli impatti ambientali negativi del processo di estrazione della fibra mescoliamo il bambù con il 30% di cotone organico nella fase di filatura”. Certificazioni Fair Wear Foundation, Organic Standard Soil Association, Confidence in Textiles e GOTS.
Troverete simpatiche e colorate t-shirt! Ora in saldo!
Negozio on line.
Per donna e bambino.
https://www.corahappywear.com/it/

(Foto: Green Shirts)

di Arianna De Biasi

Perché parliamo di cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo 2 miliardi!

E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e sulle persone….

Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del cotone biologico o altre fibre naturali.

Perché l’impatto del cotone sulla natura e sulle persone non è trascurabile? Il video The life cycle of a t-shirt (di Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto.

Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale: il salario dei lavoratori, il coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche).

Successivamente il cotone è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato, allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le matasse sono sbiancate e poi tinte, purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano).

A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone lavorano nella produzione di magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA” (https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU) racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo poco a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro… Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia “pochi capi ma di qualità e sostenibili” (http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/ ).

Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente sul pianeta per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno.

Se proprio desideriamo indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano.

Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno. Anche il consumo di acqua è significativamente ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale.

Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico:

(fonte Textile Exchange)

La certificazione e la tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto. Il certificato GOTS (Global Organic Textile Standard) ci dà maggiori garanzie e riguarda la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche.

Il certificato Fair Trade invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte.

Curiosa alternativa la maglietta con durata garantita per 30 anni: prodotta in cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente.
La collezione artigianale “30 anni” di Tom Cridland include anche camice, pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion.
Ho chiesto informazioni all’azienda su un’eventuale certificazione dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta.
Per uomo e per donna.
https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt

Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali:

Lizè Natural Clothing
Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”.
Oltre al canale on line, ha un punto vendita in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it

Dedicated
Brand svedese sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.dedicatedbrand.com/en/

Altra Moda Vestire Bio
Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.altramoda.net/it

Per un tessuto naturale al momento più sostenibile potete leggere qui:
http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/

Per un’altra scelta responsabile:
http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/

(Foto: Dedicated – da Textile Exchange)

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di Arianna De Biasi

Se per le vostre vacanze siete in cerca di una nuova borsa per costumi, occhiali, libri, crema solare, ciabatte e tutto ciò che vi accompagna nelle giornate di relax, ecco un’idea abbastanza sostenibile: gli accessori realizzati da vele riciclate!
In origine le vele erano costruite con canapa o lino, dal XIX secolo con il cotone. Dagli anni ‘50 iniziò l’utilizzo di materiali sintetici. Oggi si usano fibre di poliestere (dacron, kevlar, mylar, poliestere laminato, nylon ) e di carbonio, che è necessario smaltire in apposite strutture come rifiuti pericolosi, producendo sostanze tossiche. In attesa di nuove alternative più sostenibili adottate dall’industria nautica per la produzione di vele*, impiegarle per creare altri oggetti consente di evitare lo smaltimento di sostanze non naturali. D’altra parte però il problema si ripropone alla fine del loro utilizzo. Acquistiamole responsabilmente con l’idea di farne uso a lungo nel tempo!
Questi materiali sono comunque una buona opzione quando  abbiamo bisogno di   portare con noi il necessario in borse e borsoni resistenti all’acqua, per esempio in piscina o in barca (ho provato cosa voglia dire spostarsi da una barca all’altra con una valigia neppure minimamente idrorepellente!). E’ un’opzione migliore della scelta di comprare un nuovo articolo in materiali sintetici.
L’offerta non è limitata: si trovano pratiche,  colorate, originali creazioni uniche e su misura di ogni tipo! Ideali anche per lo sport. Mi piace sfoggiarle tutto l’anno in città con quella sensazione di essere sempre al mare o in procinto di imbarcarsi. E perché no? Anche per la bici, soprattutto in caso di pioggia!
La creatività dell’artigianato italiano in questo settore è ammirevole. La ricerca dei brand per questo articolo mi ha portato a sognare, in racconti di viaggi, di barche, di sole, di vento, di passione per il mare, ma anche in storie di bravura e genio italiani.
Per voi ho trovato questi produttori! Utili anche da segnalare a chi ha necessità di smaltire la vela della propria barca.

 

Camoz – Recycled Sail Design
Marchio italiano che crea accessori riciclando materiali dal settore nautico.
Borse, portafogli, cinture creati artigianalmente da vele e tagli di tessuto provenienti da velerie europee.
“I materiali che utilizziamo sono concepiti per resistere alle intemperie ma stupiscono per l’aspetto accattivante, insolitamente adatto ad ogni occasione, al mare come in città. I nostri accessori hanno tutti una storia da raccontare sia che provengano da vele da regata, da barche che navigano nel Mediterraneo, o da velerie che s’affacciano sull’Atlantico…portano con sé il sapore e l’esperienza di quei luoghi”.
Da leggere la loro storia.  Da una tempesta che causa danni a un porto dell’oceano si rimboccano le maniche e recuperano con pazienza i rifiuti: “Vedendo riempirsi interi cassonetti di questi materiali abbiamo deciso di impegnarci in una piccola operazione di salvaguardia ambientale”.
Negozio on line su Etsy.
http://www.camoz.it/wp/?page_id=447

 

Elba a voile
Marchio italiano dell’Isola d’Elba. Recupera vele nautiche sul territorio da barche che hanno navigato nel Mediterraneo e artigianalmente cuciono borse, cinture, sedie da regista, porta tablet, teli mare e altri oggetti creativi. “Le vele vengono abbinate a materiali attinenti alla nautica, al cuoio, a pelli e stoffe di vari colori. Tutti i pezzi sono unici e irripetibili”.
Oltre al negozio all’Isola d’Elba vendono via Da Wanda, A Little Market e Amazon.
Creazioni bellissime, la borsa secchiello è da non perdere!

 

Relations de voyage
Brand italiano che da vele usate realizza borse (da spiaggia, barca, città e solari) “nel rispetto della tradizione marinara del riciclaggio, un tempo necessità per i marinai, oggi principio attivo del nostro nuovo modo di vita e dove ogni modello evoca una pagina della Storia della navigazione a vela”.
Creano anche oggetti e anfore in vela di cotone del Belem, gioielli e articoli per la casa e per la barca.
Dal 1995, ogni giorno senza sosta trascorsa a immaginare, assemblare, tagliare, impiombare, zizzagare, lavare, intrecciare, immagazzinare, serigrafare, disturbare, scambiare, cercare, traslocare, eliminare, martellare, disegnare, vendare…oops, scusate vendere delle borse e altre forme bianche create con delle vele usate. Scrutare, interrogare anche l’orizzonte”.
Pezzi unici e originali, di fascia alta. Guardate la borsa secchiello in carta nautica e la lampada a led!
La descrizione del loro lavoro sul sito è davvero poetica, da leggere se amate le barche.
Vendono tramite il sito internet e la loro boutique itinerante.
Relations de voyages sostiene la Fondazione Project Aware per il futuro degli Oceani.

 

FarBlue

Brand italiano di borse e borsoni artigianali in vela riciclata che si prefigge di “contribuire a sostenete una cultura basata sui valori del recupero, del bello e delle seconde opportunità”. Hanno aggiunto anche una linea in vela nuova, verificate al momento dell’acquisto il materiale.

“La sede e i laboratori sono situati nei pressi di Torino: è qui che le migliori vele sono lavate, tagliate e trasformate in borse ecosostenibili pratiche e alla moda. Dopo aver percorso le rotte più disparate, sono pronte a continuare il proprio viaggio al braccio di ragazzi, signore e signori”.
Troverete anche porta computer, cinture, portafogli, cartelline, pochette e portatessera.
Hanno diversi punti vendita in Italia (sono presenti anche in Svizzera e Giappone).

 

Bolina Sail
Marchio italiano che utilizza vele “vissute dal vento e dal mare” riciclandole da barche, windsurf e kitesurf, insieme a tessuti nautici nuovi, ovvero pezzi restanti dalla lavorazione delle vele, e altri materiali quali pelle e jeans. Creano a mano borse e accessori per “portare sempre con te la libertà del mare”.
Trovate borse, zaini, borsoni, pochette, portachiavi, portamenu e portadocumenti.
“Grazie alla particolare attenzione all’ambiente, i materiali inutilizzati riprendono vita e unendosi a elementi nuovi e pregiati danno forma alle idee. Ogni articolo è unico, ogni pezzo ha una storia… la storia della vela da cui è stato creato”.
Hanno un’ampia offerta.
Oltre al negozio a Lignano Sabbiadoro vendono on line.

https://www.bolinasail.it/it/

727 Sailbags
Marchio francese che confeziona creazioni in vela nautica riciclata nel laboratorio nel cuore della Sailing Valley in Bretagna. Fondato da tre artigiani “guidati da valori comuni, appassionati di barche e innamorati degli oceani, condividono una vera passione per il design e il gusto delle cose belle che li accompagna giorno dopo giorno nella creazione di una gamma di prodotti, tutti realizzati secondo una logica di economia circolare e responsabile”.
La gamma di prodotti cuciti a mano è vasta: borse, pochette, astucci, custodie per pc e tablet, trousse, poltrone, sedie, lampadari, poufs, oggettistica, cestini, cuscini, pantaloncini, costumi ecc. Bellissime la mini sdraio per bambino e le piccole barchette. In prevendita ora la borsa in tela riciclata e rafia, perfetta per l’estate.
Accanto a ogni oggetto troverete la provenienza della vela, vi porterà a sognare!
Diversi punti vendita in Italia e all’estero, hanno anche il negozio on line.
https://www.727sailbags.com/it/

RiVelami
Brand italiano di borse, borsoni, pochette, beauty, astucci, coperte, tovagliette, cuscini, ceste, poltrone, poufs e anche articoli per animali come la cuccia per cane e la coperta per cavallo!
Trasformano vele riciclate, “ogni pezzo prodotto viene numerato, in quanto pezzo unico e la sua etichetta riporta la storia della vela e i materiali utilizzati per il prodotto finito”.
L’idea in più è la cuccia per il cane! Originale anche il pareo impermeabile Minitender, richiudibile in una bustina, per raggiungere il molo dalla barca con il tender senza bagnarsi.
Negozio on line e rivenditori in Italia.
http://www.rivelami.com/index.php

Kevlove
Marchio italiano di prodotti artigianali ricavati da pezzi riusati di vela. Borse e accessori, sacche da viaggio e pochette, valigie, gioielli, cinture e complementi d’arredo. “Accade così che un pezzo di vela si trasformi in borsa, ma anche in cintura, sedia, tenda, o che la corda di una gomena diventi maniglia, tracolla piuttosto che decoro, rinascendo a un nuovo destino”.
Sul blog potete leggere le loro storie di viaggi e traversate, bellissimi i racconti della nascita di ogni borsa! “Ci sono vele che riposano in magazzino da tempo in attesa del loro momento ed altre che imperiose trovano subito il loro motivo di riposizionarsi sotto le braccia di qualcuno. Ci sono vele più difficili e vele facili, vele capricciose, vele docili e malleabili, vele indomabili, vele stanche e vele altezzose. Già da questo primo semplice passo si differenzia una borsa Kevlove che ancora prima di esistere è già un pezzo unico”.
Negozio on line e punti vendita a Milano, Brescia e Venezia.
http://www.kevlove-borsevela.it/it/

 

*Interessanti progetti per la costruzione di barche a vela in materiali ecologici sono realizzati in Italia, soprattutto in ambito universitario: Università Federico II di Napoli (https://www.ilmattino.it/innovazione/biotecnologie/la_federico_ii_vara_federica_la_prima_barca_vela_fatta_di_biomateriali-3243254.html ), Università di Brescia (http://www.centomiglia.it/la-nuova-barca-a-vela-dell-uni-bs-e-cus-brescia/), Università di Palermo (http://www.unipa.it/EVENTO-Presentata-Led-la-barca-a-vela-dellAteneo/), Università di Padova (http://www.padovaoggi.it/cronaca/vela-arete-universita-padova-stefano-castegnaro-vince-creartivamente-impresando.html).

       di Arianna De Biasi

L’80% di questa fibra tessile è prodotto in Europa (quindi raramente proverrà da paesi molto lontani influendo sull’impatto ambientale).

Se cercherete abbigliamento e biancheria per la casa in lino su Etsy, troverete un’ampia offerta di negozi on line dalla Lituania, paese in cui la produzione e la tradizione del lino è  diffusa.
La scelta di negozi che propongono abiti di lino è vasta per donna, uomo e bambini, più ristretta se cerchiamo lino biologico, ma già di per sè il lino è appunto una soluzione più responsabile rispetto ad altri materiali.

Diecimila aziende europee sono coinvolte nella produzione e nella stigliatura del lino creando un prodotto d’eccellenza: traspirante in estate, isolante in inverno, resistente, assorbente, anallergico e adatto a pelli sensibili. Il lino lavato inoltre non necessita di stiratura!
La sua coltivazione ha un impatto ambientale molto ridotto rispetto per esempio al cotone: assorbe CO2 nell’atmosfera (un ettaro di lino= 3,7 t/ha di CO2 trattenuti), non richiede irrigazione (è sufficiente la pioggia), ha effetti positivi sulla diversità dell’ecosistema, richiede un uso limitato di fertilizzanti (se poi è organico ancora meglio!), non produce scarti perché tutta la pianta viene utilizzata. (Fonte dati: Advisory Commission Report to the European Parlament, Brussels).
Mentre leggete già desiderate indossare un capo in lino biologico che sa d’estate?
Ecco dove trovarne già pronti o dove acquistare il tessuto per crearne da sè!

Atelier sul Brenta
Abiti sartoriali italiani, cuciti su misura. La loro filosofia è: “la concezione di un capo d’abbigliamento che sia bello, comodo, che possa vestire bene tutte le taglie, nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Ogni capo è accuratamente disegnato, tagliato e confezionato nell’atelier con tessuti di altissima qualità, quasi sempre naturali ed etici, fabbricati in Europa o comunque certificati”.
Troverete poetici e comodi capi in lino che vi daranno la sensazione di indossare la natura!
Per donna.
http://ateliersulbrenta.tictail.com/products

Alloa casale
Negozio italiano on line su Etsy, propone vestiti di lino lavato di buona qualità. Capi in lino anche biologico semplici, eleganti e comodi.
Per donna.
https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE

Easyatelier
Negozio italiano on line, realizza a mano abbigliamento in tessuti naturali. Troverete maglie e pantaloni in lino.
Per donna
OffOn
Marchio lituano, che si impegna a produrre in modo sostenibile abiti hand made (e “hearth made”, specificano sul loro sito).
Si impegnano a non produrre alcuno scarto e a creare a mano solo abiti in base alle esigenze individuali (non collezioni stagionali). 
La produzione è collocata in Lituania coinvogendo i sarti locali di cui rispettano le condizioni lavorative.
Vasto assortimento per donna e bambino.
https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname
Ecovisioni
Negozio on line italiano che promuove produttori e designer che perseguono creatività, qualità e sostenibilità. “Sono prodotti realizzati con materiali naturali senza presenza di sostanze chimiche e in molti casi con materiali di recupero e riciclati. Prodotti ideali per chi vuole distinguersi, adottando stili di vita ecosostenibili o per persone che soffrono di intolleranze e allergie”.
Per uomo e donna.
Riccamar
Negozio on line di abiti fatti a mano per bambini.
Omalinen
Azienda estone che produce a mano biancheria di lino europeo biologico certificato OEKO TEX.
Oltre alla biancheria per la casa troverete graziosa biancheria da notte (vi innamorerete degli short!).
Filotimo
Marchio italiano di moda etica e sostenibile, crea abiti artigianalmente in Italia. “Selezioniamo, tra quelli naturali, i materiali con il minor impatto ambientale, valutandone l’intero ciclo di vita”. Inoltre gli scarti dei tessuti sono trasformati in carta riciclata.
Ha una selezione di capi in lino.
Per uomo e per donna.
Bengidesign
Azienda lituana che produce a mano abbigliamento di lino anche biologico: non i soliti capi! Troverete originali creazioni.
Per donna. Qualche capo per bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/
Stitch And Saga
Brand lituano che utilizza tessuti sostenibili, vegani e prodotti localmente. “Non abbiamo abbandonato la tradizione ma reinventata. Continuiamo a utilizzare lino e altri materiali naturali locali. Il nostro motto è: creare tessuti che hanno cura delle persone. Questo significa che scegliamo solo tessuti naturali”.
Per donna e biancheria per la casa.
https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&page=2
LinenBuy
Negozio lituano on line, vende una vasta gamma di tessuti e capi di lino anche organico. Il loro credo è: “Ogni articolo deve essere naturale, organico ed ecologico. Tutte le fibre tessili da cui sono prodotti i tessuti o altri articoli devono proteggere la salute delle persone e preservare l’ambiente!”.
Per donna e bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/
Marini industrie
Azienda italiana che produce tessuti di pregio. In particolare, creano un tessuto (Organic Stretch Linen) caratterizzato da un’alta sostenibilità ambientale, grazie al certificato GOTS (Global Organic Textile Standard ) sul lino organico.

Tessuti.

 

(foto: campo di lino – autore vvvita)

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di Arianna De Biasi

È il momento di sfoggiare gonne leggere, colorate, fresche, tinta unita, a fiori (in voga in questa stagione): che ne dite di provare a realizzarne una con le vostre mani? Per chi non è pratico, non si spaventi: in pochi semplici passi potrete creare con rapidità una gonna a pieghe o a ruota! Tra le opzioni per creare il vostro armadio sostenibile, la scelta del fai da te dà molte soddisfazioni ed è divertente. La gonna è il capo più facile da fare! Anche se non abbiamo conoscenze di cucito possiamo realizzarla da un tessuto che abbiamo in casa, recuperato da un altro capo oppure acquistando un materiale sostenibile (lino o cotone organico, bambù, canapa, ecc.), meglio ancora se uno scampolo o una rimanenza.

In rete è possibile trovare tutorial per cucire qualsiasi cosa. Per voi ecco una raccolta di alcuni link (includono anche quelli da me provati) che vi mostrano passo passo come cucire una semplice gonna, addirittura da un rettangolo di tessuto senza tagliare o senza carta modello o ancora da una camicia! E, se non abbiamo una macchina da cucire, perché non cercare tra parenti, vicini e conoscenti chi può mettervi a disposizione la propria macchina? O meglio ancora organizzare un pomeriggio di chiacchiere e cucito con un’amica che ne è provvista?

Se utilizzate questi link fateci sapere com’è andata!

https://www.youtube.com/watch?v=ES3ilWqSIxk

https://www.youtube.com/watch?v=IZrys4QWuks

https://www.youtube.com/watch?v=XSwrJs8793M

https://www.youtube.com/watch?v=PABxH11KRZY

https://www.youtube.com/watch?v=kY3CgfbtDC0

https://www.youtube.com/watch?v=fMJfSK1ktUA

da un rettangolo di tessuto

https://www.youtube.com/watch?v=Ez_mty-_L7o

https://www.youtube.com/watch?v=zNLiu3xRjz0

da una camicia

https://www.youtube.com/watch?v=6bb3ocS0zok

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=Lryr5r5ispI

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=OVXd951Q8ss

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=55UwWDujFUQ

in inglese

Di Arianna De Biasi

Molti di voi conosceranno già la pagina facebook: “Te lo regalo se vieni a prenderlo”  diffondendo questa iniziativa possiamo contribuire non solo alla cultura del dono, ma anche alla riduzione dei rifiuti. Presente in molte città Italiane, consente di regalare ciò che non si utilizza più, per il desiderio di donare a qualcun altro qualcosa di utile oppure come tentativo di dare nuova vita a un oggetto prima di farlo diventare un rifiuto. Ho utilizzato tante volte con successo questa pagina.  Dovete iscrivervi al gruppo della vostra città e leggere le istruzioni che vi appariranno sulla pagina solo dopo l’accettazione. A parte per oggetti nuovi o quasi nuovi che col cuore tanti decidono di donare, la trovo molto utile ed efficace soprattutto nel caso di oggetti “all’ultimo stadio”: ciò che è in buono stato o che necessita piccole riparazioni è più facile passarlo nella cerchia di parenti e amici, ma in altri casi o nel caso di materie prime non è sempre così semplice. Non è raro infatti trovare annunci con la dicitura “regalo…. per riciclo creativo”. Tra gli utenti può esserci qualcuno che per hobby o per lavoro si dedica a restaurare, riparare, ricucire, riverniciare, ricostruire o riutilizzare un oggetto che stiamo per lasciare nel cassonetto (meglio nell’isola ecologica). Gomitoli di lana, tessuti, mobili, elettrodomestici, utensili, macchine fotografiche, tv, cellulari, componenti elettroniche, scarpe, vestiti, borse, attrezzature sportive, qualsiasi cosa (tranne alcune eccezioni indicate nelle informazioni della pagina come medicinali dietro ricetta medica o cibo).

Qualcuno getta nei cassonetti per pigrizia o per mancata conoscenza invece di far riparare, cercare interessati tra amici o recarsi in un’isola ecologica. Questa pagina consente con un piccolo sforzo (creare un post con una foto) di salvare un potenziale rifiuto!

Gli amministratori sono molto bravi (e con una pazienza infinita) nel far rispettare le regole necessarie per il buon funzionamento della pagina. Per esempio, non consentendo commenti ironici o critiche o derisioni riguardo l’oggetto magari un po’ decadente messo in regalo.

Scoprirete  anche un utile canale per i vostri acquisti responsabili…a costo zero!

Diffondere questa iniziativa aiuta a diminuire ciò che diventa immondizia!

Di Arianna De Biasi

La scelta di acquistare un capo nuovo, invece di ricorrere ad altre opzioni a minor impatto ambientale, nel caso dell’intimo è la più diffusa. Comprare biancheria di seconda mano ci fa storcere il naso. Fare da sè richiede un po’ più manualità rispetto ad altri capi di abbigliamento (in un altro articolo sull’intimo proverò a darvi qualche dritta).
Cerchiamo allora di scegliere prodotti in fibre naturali, se possibile con certificazioni biologiche soprattutto nel caso del cotone, creati nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente, preferibilmente a livello locale (per una riduzione dell’impatto del trasporto e per favorire lo sviluppo economico dell’area in cui viviamo). Non è semplice trovare la soluzione ottimale, ma possiamo trovare opzioni che rappresentano già un passo in più rispetto all’intimo sintetico delle catene di abbigliamento. Invece di puntare solo su un tessuto naturale potreste bilanciare il vostro cassetto della biancheria con materiali diversi: bambù, cotone, tessuti riciclati/scartati e anche legno.
Dedicheremo all’intimo più articoli, indicandovi i brand che troviamo.
Iniziamo con due marchi e un negozio on line italiani, oltre a due brand europei.

H-Earth Ethic & EcoUnderwar:
Brand italiano che utilizza al 100% materiali naturali (biopolimeri, bamboo, eucalipto, seta vegetale, ricino). Sul loro sito dichiarano: “il nostro impegno è finalizzato a ribaltare il sistema economico, mettendo l’uomo in primo piano e valorizzando la sua vita e famiglia, rendendolo partecipe della vita aziendale come se fosse anche sua, con orari flessibili e senza vincoli ne imposizioni”. Si basano su una filosofia di vita e di produzione dedicata alla sostenibilità ambientale e negli ultimi anni stanno investendo nella ricerca di materiali innovativi, ecologici e dermocompatibili.
Incentivano la diffusione attraverso la rete di rivenditori per sostenere l’economia locale, sul sito trovate indicazioni e lo shop on line.
Hanno anche collant in seta vegetale da cellulosa rigenerata.
Per uomo e donna.
https://www.h-earth.com

Simplycris:
È un marchio artigianale di intimo naturale al 100% Made in Italy. Non hanno una certificazione formale, ad esempio per il cotone, ma “crediamo nella trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere, tutto proviene da fornitori con i quali collaboriamo da anni, di cui ci fidiamo e che ci assomigliano. Acquistiamo i tessuti da un’unico fornitore italiano con i quali collaboriamo da anni e ai quali ci lega un rapporto reciproco di stima e amicizia”. Anche i filati e gli elastici sono acquistati solo se con finissaggi garantiti.
I capi possono essere personalizzati e creati su misura. Si può comprare on line ed è previsto uno sconto utilizzando gruppi di acquisto.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.simplycris.com/

Lizè natural clothing:
Negozio italiano di abbigliamento naturale on line, ha una sezione dedicata all’intimo.
Propone capi in tessuti naturali, “creati senza processi chimici, senza utilizzo di plastiche e resine derivate da petrolio, metano e carbone”.
Potete trovare intimo di seta, di cotone, di lana e di bambù, sia biologici sia convenzionali.
“Volevamo creare un negozio dove il cliente potesse sempre chiaramente sapere COSA stava acquistando e perchè”. I prodotti sono realizzati in Italia e in tutto il mondo (Cina, India, Bolivia, Polonia, Lituania, Portogallo, Germania, Irlanda, Spagna, Nuova Zelanda, Inghilterra…) garantendo la sostenibilità delle filiere produttive coinvolte. Ho scritto per chiedere approfondimenti e hanno inviato questo video, dove trovare la spiegazione dettagliata della provenienza dei prodotti e il loro impegno: https://www.facebook.com/Lize.naturalclothing/videos/1591246877589124/
Nell’assortimento dei reggiseni, trovate sia articoli in fibre naturali sia in tessuti tecnici. Ho chiesto spiegazioni riguardo la scelta di offrire anche questa tipologia, questa la risposta:

“Trattiamo sia reggiseni biologici certificati GOTS dove il plus è il tessuto, ovvero cotone biologico purissimo e anallergico,  ma anche reggiseni tecnici in coppe differenziate dove il plus è la vestibilità perfetta e la scala taglie fino alla coppa I. Nel mondo dei reggiseni non esiste un compromesso tra tessuto e vestibilità. E dato che il sostegno del seno è anche un fattore molto importante per la salute stessa e l’intera postura,  abbiamo deciso di trattare entrambe le line e permettere così al cliente di scegliere quale sia l’esigenza più importante”.
Hanno anche un punto di vendita fisico in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it/it/

Do you green:
Intimo biologico prodotto in Francia dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave. Adoro questo marchio!
Per uomo e donna.
https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/

Anekdot:
Upcycle brand artigianale tedesco di intimo creato da rimanenze e scarti di produzione, che non sono stati quindi indossati precedentemente.
I capi sono in edizioni limitate, perché appunto nascono da materiali di scarto e in eccedenza di aziende.Non hanno esclusivamente fibre naturali ma consentono di non far diventare rifiuti i tessuti eliminati dai processi produttivi.
Per donna.
https://anekdotboutique.com/product/earth-cheeky-set-2/

Desiderate ridurre il vostro impatto nella produzione dei rifiuti ma non sapete come fare quando avete bisogno di un capo di abbigliamento?

Sarah Lazarovic, designer e illustratrice canadese, ha trasformato la piramide dei bisogni di Maslow per riassumere il suo approccio alla ricerca di ciò di necessita. Rientrando dall’esperienza norvegese di pulizia delle coste da tonnellate di rifiuti, piena di mille propositi per aumentare l’impegno nel ridurre i consumi, la trovo perfetta da portare d’ora in poi con me nel momento in cui mi prende la smania degli acquisti. È semplice, immediata e riassume in modo efficace un approccio più responsabile verso gli acquisti!

Comprare (buy) si colloca in uno spazio limitato in cima alla piramide, prima abbiamo altre alternative:

  • Utilizzare ciò che già abbiamo (riparandolo se necessario oppure in caso di abbigliamento modificandolo per renderlo più di nostro gusto. Così facevano i nostri nonni!)
  • Prendere in prestito (da parenti, amici, vicini di casa – in alcuni condomìni le famiglie condividono utensili e attrezzi – o da negozi dedicati al noleggio di vestiti per ogni occasione ma vale anche per oggetti di arredamento, bici, auto, ecc.)
  • Scambiare (in mercatini o siti per il baratto oppure organizzando swap party con gli amici)
  • Comprare di seconda mano (non dimenticandosi di considerare l’impronta ecologica di ciò che stiamo acquistando)
  • Far da sé (creare con le proprie mani dà molta soddisfazione! Su internet si trovano tutorial per realizzare qualsiasi cosa)

Lasciando per ultima l’opzione dell’acquisto contribuiamo a ridurre rifiuti.

Quando non possiamo scegliere alcuna di queste opzioni, non ci resta che comprare,  rivolgendoci a negozi e produttori attenti al rispetto di persone e ambiente lungo la filiera.

Stamperò la piramide per tenerla nel quadernino degli appunti che viaggia con me e… forse seguendo il consiglio dell’autrice di tatuarlo potrò riuscire a far passare gli attacchi pruriginosi di shopping che mi prendono in alcuni periodi!

“Sei libero di condividere, stampare, tatuarti addosso The Buyerarchy of Needs (solo per favore non rifarla con font assurdi. E riconoscimi il credito per favore)” – Sarah Lazarovic.

Nella rubrica di abbigliamento sostenibile approfondiremo le diverse opzioni, seguiteci!