di Arianna De Biasi

Tempo di regali e di ricerche di ispirazione per trovare doni graditi. In rete impazzano articoli con proposte per il Natale di tutti i generi, anche di bellissime idee sostenibili. Questa è un’iniziativa speciale, diversa dalle altre.
Da qualche tempo ho scoperto Kiva, un’organizzazione non profit internazionale, fondata nel 2005 e con sede a San Francisco, con la missione di collegare le persone attraverso i prestiti per alleviare la povertà.
Non propone di effettuare donazioni, ma prestiti che consentano a qualcuno nel mondo di iniziare o far crescere un business, andare a scuola, accedere a energia pulita o realizzare il proprio potenziale. Per alcuni è una questione di sopravvivenza, per altri è il carburante per un’ambizione che dura tutta la vita. I progetti avviati avranno impatto sul destinatario, sulla sua famiglia e sulla comunità.
“Crediamo che il prestito con migliaia di altri sia uno dei modi più potenti e sostenibili per creare un bene economico e sociale. Il prestito a Kiva crea una partnership di mutua dignità e rende facile toccare più vite con lo stesso dollaro. Finanziare un prestito, rimborsarlo, finanziarne un altro”.
È possibile regalare una carta regalo, che consentirà a chi la riceve si scegliere a chi donare e quando il prestito sarà ripagato potrà riutilizzare l’importo per finanziare altri progetti, avendo un impatto più grande! La gift card può essere stampata, inviata via mail o spedita via posta.
Perché non regalare la possibilità di realizzare tanti sogni sparsi per il mondo?

In tema di abbigliamento sostenibile, qui sotto troverete 4 progetti scelti (sul sito è presente una varietà di iniziative raggruppate per tipologia, esempio “Eco-friendly”, Istruzione, Donne, Agricoltura, Arte, ecc. e per area geografica*).

Link al sito: Kiva

 

 

A) Indosole; è una società impegnata a ridurre gli sprechi nell’upcycling e nel riciclo dei pneumatici in suole di calzature, fornendo al contempo un impiego equo agli artigiani indonesiani.
L’impatto? Indosole ha impedito a oltre 80.000 pneumatici buttati di finire nelle discariche in Indonesia. Offrono anche lavoro a più di 40 artigiani indonesiani e personale interno negli Stati Uniti.
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B) Negozio di Selpha, Kenya – Vestiti usati.
Selpha ha 58 anni ed è una vedova con quattro figli, tra i quali tre hanno meno di diciotto anni. Vende vestiti usati da sette anni. Ha fatto domanda per il terzo prestito per consentirle di acquistare più capi di abbigliamento, soprattutto per donne e ragazze a causa della crescente domanda nel mercato.
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C) Heritage Juru Group, Zimbabwe – Vestiti usati.
Ashel rivende vestiti di seconda mano dal Mozambico, approfittando della sua vicinanza al confine con il Mozambico, al mercato di Mutoko. La sua attività la aiuta a integrare le entrate del marito; suo marito la supporta molto nella gestione e pianificazione dei problemi aziendali. È una donna felicemente sposata di 31 anni. È molto felice che attraverso i suoi affari sia in grado di mandare i suoi figli a scuola e mettere il cibo sul tavolo.
Ashel ha unito le forze con altre due donne per formare un gruppo che hanno chiamato Heritage. Il gruppo ha sede a Mutoko. Il loro primo prestito li ha aiutati a far crescere i profitti e il reddito disponibile. Da allora i loro mezzi di sussistenza sono migliorati.
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D) Nuevo Amanecer 2 Group, Guatemala – Fili e tessuti per creare abiti tradizionali.
Rebeca, 19 anni, vive con la sua adorabile famiglia nella città rurale di Chuipoj. Si è guadagnata da vivere facendo vestiti tradizionali per 8 anni e vende ciò che produce localmente. Sta facendo domanda per un prestito che userà per comprare i tessuti e i fili di cui ha bisogno per realizzare gli abiti che vende. Vuole costruire una vita migliore per la sua famiglia.
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PS La totalità del prestito è destinata al finanziamento di progetti. Kiva copre i costi principalmente attraverso donazioni facoltative nonché attraverso il sostegno di sovvenzioni e sponsor.

*Personalmente mi hanno colpito molto le richieste di prestiti per poter costruire servizi igienici all’interno della propria abitazione…

di Arianna De Biasi
Se vi siete avvicinati o lasciati incuriosire dallo stile di vita minimal, conoscete probabilmente già Project 333, che nasce dalla filosofia “be more with less”. Essere minimalisti non significa automaticamente essere sostenibili, ma vivere acquistando meno e realizzare di non avere bisogno del superfluo sono sicuramente passi più responsabili.

Project 333 è una sfida di moda minimalista che si basa sull’obiettivo di vestirsi con meno abiti utilizzando un guardaroba basic (“capsule wardrobe”). Come funziona? Si scelgono 33 capi/accessori/scarpe da indossare per i successivi 3 mesi, eliminando il resto dal proprio guardaroba. Vuol dire quindi passare in rassegna ciò che c’è nel nostro armadio, facendo caso a quello che indossiamo di più, a quello che sta parcheggiato da tempo con tanto di ragnatele e non ricordavamo neanche di avere, a quello che non ci piace più molto e al contrario a ciò di cui proprio non potremmo fare a meno (i nostri pezzi preferiti). Se ci accorgiamo di qualche indumento non tanto in buone condizioni, proviamo a ripararlo oppure se non è possibile lo sostituiremo con un altro. Una volta selezionati capi e accessori, la regola prevede di inscatolare il resto in modo da non averlo sotto gli occhi. I più coraggiosi potranno già da subito salutare questi pezzi. Ciò che scartiamo andrà donato o venduto o scambiato: l’obiettivo finale non deve essere buttare e quindi creare rifiuti, ma farci vivere in modo più leggero, come si prefigge il minimalismo. Che noi cerchiamo di rendere “minimalismo responsabile”.

Sul sito ufficiale (https://bemorewithless.com/project-333/) potete trovare le regole, un link al blog con consigli, suggerimenti e incoraggiamenti da parte di altri minimalisti e una raccomandazione: la sfida deve portare gioia, non frustrazione! Sarà un buon esercizio anche per farci riflettere prima di acquistare nuovi elementi del nostro guardaroba, portandoci a scoprire che è possibile vestirsi con meno di ciò che pensiamo. Magari non arriveremo ad abbracciare lo stile minimal, vivendo con 33 pezzi, ma in ogni caso sarà d’aiuto per fare un passo in più con le nostre scelte responsabili regalandoci una sensazione di leggerezza.Se non vi sentite ancora pronti per la sfida, potete iniziare dal progetto contrario: eliminare 33 capi dal vostro armadio! Oppure si può cominciare dalla valigia per le vacanze, un primo piccolo esercizio di riflessione e selezione di capi. Raccontateci com’è andata!

 

Approfondimenti:
Project 333 nasce da un’idea di Courtney Carver. Quando le fu diagnosticata la sclerosi multipla nel 2006 decise di focalizzarsi solo sulle cose veramente importanti della vita. Questo la spinse a ridurre tutto ciò che era ingombrante in termini di spazio e tempo. Non fu facile ma perseverò, scoprì che liberarsi da ciò che si possiede riduce i livelli di stress e iniziò a sentirsi meglio. Lanciò il sito BeMoreWithLess.com. Il suo Project 333 ha un ampio seguito, per cui ha lanciato un’iniziativa simile che riguarda il cibo. “La maggior parte delle persone accumula oggetti per ragioni psicologiche”, dice Courtney. “Siamo così impegnati a mantenere, conservare cose, assicurandoci che ci sia posto per loro. Non è avidità. È cercare di colmare un vuoto così grande che non potrà mai essere riempito”. “Puoi andare in terapia o iniziare a sgombrare”. ((Da un articolo della BBC https://www.bbc.com/news/magazine-31051632)

Una storia minimal?
L’ uomo che vive con 3 camicie
https://www.viverezen.it/giornale-bio/felicita-futon-minimalismo/

Consigli per creare il vostro capsule wardrobe?
https://www.malvarosa.info/capsule-wardrobe/
http://camiciaecravatta.com/stile-maschile-2/creare-un-guardaroba-capsula-per-lui/
http://d-art.it/moda/costruire-il-perfetto-guardaroba-maschile/30172
https://www.donnamoderna.com/moda/moda-pratica/armadio-capsula-come-creare-guardaroba-perfetto
https://theswingingmom.com/basic-guardaroba-bimbi-estate/
https://fiammisday.com/blog/capi-base-bambino/
https://www.gentlemansgazette.com/capsule-wardrobe-guide/
https://bemorewithless.com/how-to-build-a-capsule-wardrobe/

(Foto: dal sito https://bemorewithless.com/project-333/)

 

di Arianna De Biasi

Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una soffice maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite!
Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa.
Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche.
Antibatterico perché contiene un agente chiamato Bambù Kun che assolve una naturale funzione deodorante bloccando la proliferazione dei batteri origine di cattivi odori. I vestiti in bambù sono più igienici e rimangano più freschi e profumati (uno studio pubblicato su AATTCC Review realizzato dall’Università della Georgia mette però in dubbio questa proprietà, mentre altri test mostrano un tasso di mortalità dei batteri all’interno delle fibre di bambù di oltre il 70%.).
La pianta di bambù è una risorsa rinnovabile, cresce rapidamente, arrivando a maturazione in 3-4 anni. Non necessita di pesticidi o fertilizzanti, rigenera il terreno. Per la crescita si accontenta di acqua piovana. Assorbe elevate quantità di biossido di carbonio, trasformandolo in ossigeno.
Preferito da tanti eco-designer, sembra il tessuto sostenibile perfetto. Alcuni però sollevano dubbi al riguardo, considerando l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana. La pianta non richiede pesticidi ma potrebbero essere comunque utilizzati. Inoltre potrebbe essere coltivata in zone appositamente deforestate. Infine le critiche riguardano il processo di trasformazione. Come per il rayon, le fibre di bambù sono trattate chimicamente per produrre “bambù rayon” o “viscosa di bambù”, a meno che non si ricorra invece al processo meccanico (e non chimico) di trasformazione. Il procedimento meccanico consiste nella frantumazione delle parti legnose della pianta, rese poltiglia da enzimi naturali (in un processo simile a quello della canapa), ottenendo in questo caso un “lino di bambù”. Il processo chimico è più economico e sembra quindi più frequentemente utilizzato, ma anche non sostenibile per via dell’impiego di sostante chimiche tossiche (forti solventi).

Come acquistarlo allora?
Verificando la presenza di certificazioni internazionali come Skal, Soil Association, Demetra, KRAV, GOTS, Organic Content Standard o OEKO-TEX. Quest’ultima è al momento la più completa garanzia di tutela per i consumatori, insieme alla GOTS ci assicura non ci siano sostanze dannose. E’ inoltre in fase di sviluppo una nuova tecnologia (Greenyarn™) che consente la realizzazione di tessuto da nanoparticelle di carbone di bambù, senza utilizzo di sostanze chimiche – ne seguiremo i progressi.  Volendo essere acquirenti ancora più responsabili, potremmo indagare sulla provenienza del bambù chiedendo informazioni sulla zona di coltivazione. La Cina è attualmente il maggior produttore, ma anche in Italia abbiamo coltivazioni. Investigare e chiedere ai produttori sono sempre azioni da veri eco-fashion shopper!

(fonte principale: http://organicclothing.blogs.com/my_weblog/2007/09/bamboo-facts-be.html)

Dove acquistarlo?
Teniamo presente che produrre tessuto dal bambù in modo sostenibile è più oneroso, ecco perché gli indumenti in questo materiale naturale saranno meno economici rispetto ad altre scelte, ma vi stupiranno per la morbidezza e la comodità, perfetti per un armadio dalla filosofia “poche cose ma che amiamo e di qualità”!

PS Seguite le istruzioni indicate dal produttore per mantenere al meglio i vostri capi.

Vesti la natura
Negozio italiano on line di abbigliamento sostenibile (vestiti, scarpe, borse, intimo). “Le nostre idee di moda? Socialmente equa, a basso impatto ambientale, rendere competitiva la manifattura sartoriale italiana, utilizzo di materiali alternativi a quelli di origine animale”.
Riguardo al bambù, propone due brand italiani:

      • Re-Bello, che produce (in Italia, Grecia e Turchia) capi 70% in bambù e 30% in cotone organico, certificati GOTS, OEKO Tex Standard e Fair Wear Foundation. Troverete molti modelli di T-shirt, anche in fibra di eucalipto), con varie stampe e grafiche. Le t-shirt in bambù sono attualmente in sconto, circa il 50% in meno, che consente così di acquistare a prezzi più abbordabili, tra i 25-35 euro (non è solitamente molto economico).
      • Malia Lab, che produce artigianalmente in Italia abbigliamento ecologico con certificazioni GOTS, Organic Content Standard e OEKO TEX. T-shirt, pantaloncini, pantaloni in bambù e altre fibre naturali.

Shop on line.
Per donna.
https://www.vestilanatura.it

Bamboom
Marchio italiano (di fascia alta) di abbigliamento e accessori per la prima infanzia. Disegnati in Olanda, prodotti al 100% in Italia (tessuti italiani), certificati Oeko-Tex, GOTS e EcoCert. Sul loro sito navigherete tra abitini e accessori con linee pulite ed eleganti e colori tenui. Molto belli gli animaletti in morbido bambù: Dragon, Doggie ed Elephant sono tenerissimi.
Corner in molti punti in Italia, presente anche in Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera e Polonia.
Per bimbi.
https://www.bamboom.it/it/about-us

Rétro eco à porter
Marchio italiano di abbigliamento, intimo e accessori in tessuti biologici ecologici, scelti da fornitori italiani. “Sial le fibre biologiche, sia le tinture dei nostri tessuti sono prove di sostanze dannose per l’ambiente e la salute della tua pelle. In piccoli laboratori a gestione familiare, abili sarte creano i capi nel pieno rispetto dei lavoratori e del made in Italy”. Troverete canotte e maglie in bambù e ricino, realizzate artigianalmente con macchina da maglieria. La scheda trasparente sul prodotto riporta nella composizione “viscosa di bambù” e non ho trovato indicazioni sulla certificazione con riferimento ai campi in bambù, ma genericamente nella sezione “Chi siamo” (GOTS e ICEA – Institute Ethical and Environmental Certification). Ha anche un’ampia scelta di indumenti in altre fibre naturali.
Nel 2014 ha ricevuto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile.
Per donna.
Negozio on line e rivenditori a Torino, Rovigo e Roma.
http://www.retroecoaporter.com/en/

Green Shirts
Brand tedesco di abbigliamento sostenibile. La loro missione: “fondare l’etichetta di abbigliamento più verde del mondo: condizioni di lavoro eque, prodotti organici, supporto alla produzione locale, energia rinnovabile nella produzione, banca eco e equa, metodi di spedizione con impatto neutrale sull’ambiente e materiale pubblicitario e imballaggio con prodotti riciclati.
Troverete magliette 70% in bambù, 30% in cotone organico, classiche e con stampe.
Certificazioni Fair Wear Foundation, Eko, Organic Standard Soil Association, Working with the carbon trust, Salvage, International Labour Organization, Oeko Text Standard 100, Environmental Justice Foundation.
Shop on line.
Per uomo e donna.
https://www.green-shirts.com/en/search?sSearch=bamb

CORA Happywear
Brand italiano di abbigliamento in bambù e altre fibre naturali. Sul loro sito potrete leggere in modo trasparente delle lacune nella sostenibilità del bambù a proposito del processo produttivo collocato in Turchia: “tale processo non è certamente ancora ottimale per l’ambiente, a causa dell’elevato consumo di acqua e di prodotti chimici. Vi è quindi ancora molto spazio d’azione per miglioramenti relativi a questa fase del processo (n.d.r.: trasformazione della pianta in viscosa). In CORA Happywear, al fine di attenuare gli impatti ambientali negativi del processo di estrazione della fibra mescoliamo il bambù con il 30% di cotone organico nella fase di filatura”. Certificazioni Fair Wear Foundation, Organic Standard Soil Association, Confidence in Textiles e GOTS.
Troverete simpatiche e colorate t-shirt! Ora in saldo!
Negozio on line.
Per donna e bambino.
https://www.corahappywear.com/it/

(Foto: Green Shirts)

di Arianna De Biasi

Perché parliamo di cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo 2 miliardi!

E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e sulle persone….

Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del cotone biologico o altre fibre naturali.

Perché l’impatto del cotone sulla natura e sulle persone non è trascurabile? Il video The life cycle of a t-shirt (di Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto.

Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale: il salario dei lavoratori, il coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche).

Successivamente il cotone è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato, allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le matasse sono sbiancate e poi tinte, purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano).

A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone lavorano nella produzione di magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA” (https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU) racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo poco a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro… Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia “pochi capi ma di qualità e sostenibili” (http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/ ).

Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente sul pianeta per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno.

Se proprio desideriamo indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano.

Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno. Anche il consumo di acqua è significativamente ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale.

Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico:

(fonte Textile Exchange)

La certificazione e la tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto. Il certificato GOTS (Global Organic Textile Standard) ci dà maggiori garanzie e riguarda la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche.

Il certificato Fair Trade invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte.

Curiosa alternativa la maglietta con durata garantita per 30 anni: prodotta in cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente.
La collezione artigianale “30 anni” di Tom Cridland include anche camice, pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion.
Ho chiesto informazioni all’azienda su un’eventuale certificazione dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta.
Per uomo e per donna.
https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt

Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali:

Lizè Natural Clothing
Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”.
Oltre al canale on line, ha un punto vendita in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it

Dedicated
Brand svedese sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.dedicatedbrand.com/en/

Altra Moda Vestire Bio
Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.altramoda.net/it

Per un tessuto naturale al momento più sostenibile potete leggere qui:
http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/

Per un’altra scelta responsabile:
http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/

(Foto: Dedicated – da Textile Exchange)

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di Arianna De Biasi

Se per le vostre vacanze siete in cerca di una nuova borsa per costumi, occhiali, libri, crema solare, ciabatte e tutto ciò che vi accompagna nelle giornate di relax, ecco un’idea abbastanza sostenibile: gli accessori realizzati da vele riciclate!
In origine le vele erano costruite con canapa o lino, dal XIX secolo con il cotone. Dagli anni ‘50 iniziò l’utilizzo di materiali sintetici. Oggi si usano fibre di poliestere (dacron, kevlar, mylar, poliestere laminato, nylon ) e di carbonio, che è necessario smaltire in apposite strutture come rifiuti pericolosi, producendo sostanze tossiche. In attesa di nuove alternative più sostenibili adottate dall’industria nautica per la produzione di vele*, impiegarle per creare altri oggetti consente di evitare lo smaltimento di sostanze non naturali. D’altra parte però il problema si ripropone alla fine del loro utilizzo. Acquistiamole responsabilmente con l’idea di farne uso a lungo nel tempo!
Questi materiali sono comunque una buona opzione quando  abbiamo bisogno di   portare con noi il necessario in borse e borsoni resistenti all’acqua, per esempio in piscina o in barca (ho provato cosa voglia dire spostarsi da una barca all’altra con una valigia neppure minimamente idrorepellente!). E’ un’opzione migliore della scelta di comprare un nuovo articolo in materiali sintetici.
L’offerta non è limitata: si trovano pratiche,  colorate, originali creazioni uniche e su misura di ogni tipo! Ideali anche per lo sport. Mi piace sfoggiarle tutto l’anno in città con quella sensazione di essere sempre al mare o in procinto di imbarcarsi. E perché no? Anche per la bici, soprattutto in caso di pioggia!
La creatività dell’artigianato italiano in questo settore è ammirevole. La ricerca dei brand per questo articolo mi ha portato a sognare, in racconti di viaggi, di barche, di sole, di vento, di passione per il mare, ma anche in storie di bravura e genio italiani.
Per voi ho trovato questi produttori! Utili anche da segnalare a chi ha necessità di smaltire la vela della propria barca.

 

Camoz – Recycled Sail Design
Marchio italiano che crea accessori riciclando materiali dal settore nautico.
Borse, portafogli, cinture creati artigianalmente da vele e tagli di tessuto provenienti da velerie europee.
“I materiali che utilizziamo sono concepiti per resistere alle intemperie ma stupiscono per l’aspetto accattivante, insolitamente adatto ad ogni occasione, al mare come in città. I nostri accessori hanno tutti una storia da raccontare sia che provengano da vele da regata, da barche che navigano nel Mediterraneo, o da velerie che s’affacciano sull’Atlantico…portano con sé il sapore e l’esperienza di quei luoghi”.
Da leggere la loro storia.  Da una tempesta che causa danni a un porto dell’oceano si rimboccano le maniche e recuperano con pazienza i rifiuti: “Vedendo riempirsi interi cassonetti di questi materiali abbiamo deciso di impegnarci in una piccola operazione di salvaguardia ambientale”.
Negozio on line su Etsy.
http://www.camoz.it/wp/?page_id=447

 

Elba a voile
Marchio italiano dell’Isola d’Elba. Recupera vele nautiche sul territorio da barche che hanno navigato nel Mediterraneo e artigianalmente cuciono borse, cinture, sedie da regista, porta tablet, teli mare e altri oggetti creativi. “Le vele vengono abbinate a materiali attinenti alla nautica, al cuoio, a pelli e stoffe di vari colori. Tutti i pezzi sono unici e irripetibili”.
Oltre al negozio all’Isola d’Elba vendono via Da Wanda, A Little Market e Amazon.
Creazioni bellissime, la borsa secchiello è da non perdere!

 

Relations de voyage
Brand italiano che da vele usate realizza borse (da spiaggia, barca, città e solari) “nel rispetto della tradizione marinara del riciclaggio, un tempo necessità per i marinai, oggi principio attivo del nostro nuovo modo di vita e dove ogni modello evoca una pagina della Storia della navigazione a vela”.
Creano anche oggetti e anfore in vela di cotone del Belem, gioielli e articoli per la casa e per la barca.
Dal 1995, ogni giorno senza sosta trascorsa a immaginare, assemblare, tagliare, impiombare, zizzagare, lavare, intrecciare, immagazzinare, serigrafare, disturbare, scambiare, cercare, traslocare, eliminare, martellare, disegnare, vendare…oops, scusate vendere delle borse e altre forme bianche create con delle vele usate. Scrutare, interrogare anche l’orizzonte”.
Pezzi unici e originali, di fascia alta. Guardate la borsa secchiello in carta nautica e la lampada a led!
La descrizione del loro lavoro sul sito è davvero poetica, da leggere se amate le barche.
Vendono tramite il sito internet e la loro boutique itinerante.
Relations de voyages sostiene la Fondazione Project Aware per il futuro degli Oceani.

 

FarBlue

Brand italiano di borse e borsoni artigianali in vela riciclata che si prefigge di “contribuire a sostenete una cultura basata sui valori del recupero, del bello e delle seconde opportunità”. Hanno aggiunto anche una linea in vela nuova, verificate al momento dell’acquisto il materiale.

“La sede e i laboratori sono situati nei pressi di Torino: è qui che le migliori vele sono lavate, tagliate e trasformate in borse ecosostenibili pratiche e alla moda. Dopo aver percorso le rotte più disparate, sono pronte a continuare il proprio viaggio al braccio di ragazzi, signore e signori”.
Troverete anche porta computer, cinture, portafogli, cartelline, pochette e portatessera.
Hanno diversi punti vendita in Italia (sono presenti anche in Svizzera e Giappone).

 

Bolina Sail
Marchio italiano che utilizza vele “vissute dal vento e dal mare” riciclandole da barche, windsurf e kitesurf, insieme a tessuti nautici nuovi, ovvero pezzi restanti dalla lavorazione delle vele, e altri materiali quali pelle e jeans. Creano a mano borse e accessori per “portare sempre con te la libertà del mare”.
Trovate borse, zaini, borsoni, pochette, portachiavi, portamenu e portadocumenti.
“Grazie alla particolare attenzione all’ambiente, i materiali inutilizzati riprendono vita e unendosi a elementi nuovi e pregiati danno forma alle idee. Ogni articolo è unico, ogni pezzo ha una storia… la storia della vela da cui è stato creato”.
Hanno un’ampia offerta.
Oltre al negozio a Lignano Sabbiadoro vendono on line.

https://www.bolinasail.it/it/

727 Sailbags
Marchio francese che confeziona creazioni in vela nautica riciclata nel laboratorio nel cuore della Sailing Valley in Bretagna. Fondato da tre artigiani “guidati da valori comuni, appassionati di barche e innamorati degli oceani, condividono una vera passione per il design e il gusto delle cose belle che li accompagna giorno dopo giorno nella creazione di una gamma di prodotti, tutti realizzati secondo una logica di economia circolare e responsabile”.
La gamma di prodotti cuciti a mano è vasta: borse, pochette, astucci, custodie per pc e tablet, trousse, poltrone, sedie, lampadari, poufs, oggettistica, cestini, cuscini, pantaloncini, costumi ecc. Bellissime la mini sdraio per bambino e le piccole barchette. In prevendita ora la borsa in tela riciclata e rafia, perfetta per l’estate.
Accanto a ogni oggetto troverete la provenienza della vela, vi porterà a sognare!
Diversi punti vendita in Italia e all’estero, hanno anche il negozio on line.
https://www.727sailbags.com/it/

RiVelami
Brand italiano di borse, borsoni, pochette, beauty, astucci, coperte, tovagliette, cuscini, ceste, poltrone, poufs e anche articoli per animali come la cuccia per cane e la coperta per cavallo!
Trasformano vele riciclate, “ogni pezzo prodotto viene numerato, in quanto pezzo unico e la sua etichetta riporta la storia della vela e i materiali utilizzati per il prodotto finito”.
L’idea in più è la cuccia per il cane! Originale anche il pareo impermeabile Minitender, richiudibile in una bustina, per raggiungere il molo dalla barca con il tender senza bagnarsi.
Negozio on line e rivenditori in Italia.
http://www.rivelami.com/index.php

Kevlove
Marchio italiano di prodotti artigianali ricavati da pezzi riusati di vela. Borse e accessori, sacche da viaggio e pochette, valigie, gioielli, cinture e complementi d’arredo. “Accade così che un pezzo di vela si trasformi in borsa, ma anche in cintura, sedia, tenda, o che la corda di una gomena diventi maniglia, tracolla piuttosto che decoro, rinascendo a un nuovo destino”.
Sul blog potete leggere le loro storie di viaggi e traversate, bellissimi i racconti della nascita di ogni borsa! “Ci sono vele che riposano in magazzino da tempo in attesa del loro momento ed altre che imperiose trovano subito il loro motivo di riposizionarsi sotto le braccia di qualcuno. Ci sono vele più difficili e vele facili, vele capricciose, vele docili e malleabili, vele indomabili, vele stanche e vele altezzose. Già da questo primo semplice passo si differenzia una borsa Kevlove che ancora prima di esistere è già un pezzo unico”.
Negozio on line e punti vendita a Milano, Brescia e Venezia.
http://www.kevlove-borsevela.it/it/

 

*Interessanti progetti per la costruzione di barche a vela in materiali ecologici sono realizzati in Italia, soprattutto in ambito universitario: Università Federico II di Napoli (https://www.ilmattino.it/innovazione/biotecnologie/la_federico_ii_vara_federica_la_prima_barca_vela_fatta_di_biomateriali-3243254.html ), Università di Brescia (http://www.centomiglia.it/la-nuova-barca-a-vela-dell-uni-bs-e-cus-brescia/), Università di Palermo (http://www.unipa.it/EVENTO-Presentata-Led-la-barca-a-vela-dellAteneo/), Università di Padova (http://www.padovaoggi.it/cronaca/vela-arete-universita-padova-stefano-castegnaro-vince-creartivamente-impresando.html).

       di Arianna De Biasi

L’80% di questa fibra tessile è prodotto in Europa (quindi raramente proverrà da paesi molto lontani influendo sull’impatto ambientale).

Se cercherete abbigliamento e biancheria per la casa in lino su Etsy, troverete un’ampia offerta di negozi on line dalla Lituania, paese in cui la produzione e la tradizione del lino è  diffusa.
La scelta di negozi che propongono abiti di lino è vasta per donna, uomo e bambini, più ristretta se cerchiamo lino biologico, ma già di per sè il lino è appunto una soluzione più responsabile rispetto ad altri materiali.

Diecimila aziende europee sono coinvolte nella produzione e nella stigliatura del lino creando un prodotto d’eccellenza: traspirante in estate, isolante in inverno, resistente, assorbente, anallergico e adatto a pelli sensibili. Il lino lavato inoltre non necessita di stiratura!
La sua coltivazione ha un impatto ambientale molto ridotto rispetto per esempio al cotone: assorbe CO2 nell’atmosfera (un ettaro di lino= 3,7 t/ha di CO2 trattenuti), non richiede irrigazione (è sufficiente la pioggia), ha effetti positivi sulla diversità dell’ecosistema, richiede un uso limitato di fertilizzanti (se poi è organico ancora meglio!), non produce scarti perché tutta la pianta viene utilizzata. (Fonte dati: Advisory Commission Report to the European Parlament, Brussels).
Mentre leggete già desiderate indossare un capo in lino biologico che sa d’estate?
Ecco dove trovarne già pronti o dove acquistare il tessuto per crearne da sè!

Atelier sul Brenta
Abiti sartoriali italiani, cuciti su misura. La loro filosofia è: “la concezione di un capo d’abbigliamento che sia bello, comodo, che possa vestire bene tutte le taglie, nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Ogni capo è accuratamente disegnato, tagliato e confezionato nell’atelier con tessuti di altissima qualità, quasi sempre naturali ed etici, fabbricati in Europa o comunque certificati”.
Troverete poetici e comodi capi in lino che vi daranno la sensazione di indossare la natura!
Per donna.
http://ateliersulbrenta.tictail.com/products

Alloa casale
Negozio italiano on line su Etsy, propone vestiti di lino lavato di buona qualità. Capi in lino anche biologico semplici, eleganti e comodi.
Per donna.
https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE

Easyatelier
Negozio italiano on line, realizza a mano abbigliamento in tessuti naturali. Troverete maglie e pantaloni in lino.
Per donna
OffOn
Marchio lituano, che si impegna a produrre in modo sostenibile abiti hand made (e “hearth made”, specificano sul loro sito).
Si impegnano a non produrre alcuno scarto e a creare a mano solo abiti in base alle esigenze individuali (non collezioni stagionali). 
La produzione è collocata in Lituania coinvogendo i sarti locali di cui rispettano le condizioni lavorative.
Vasto assortimento per donna e bambino.
https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname
Ecovisioni
Negozio on line italiano che promuove produttori e designer che perseguono creatività, qualità e sostenibilità. “Sono prodotti realizzati con materiali naturali senza presenza di sostanze chimiche e in molti casi con materiali di recupero e riciclati. Prodotti ideali per chi vuole distinguersi, adottando stili di vita ecosostenibili o per persone che soffrono di intolleranze e allergie”.
Per uomo e donna.
Riccamar
Negozio on line di abiti fatti a mano per bambini.
Omalinen
Azienda estone che produce a mano biancheria di lino europeo biologico certificato OEKO TEX.
Oltre alla biancheria per la casa troverete graziosa biancheria da notte (vi innamorerete degli short!).
Filotimo
Marchio italiano di moda etica e sostenibile, crea abiti artigianalmente in Italia. “Selezioniamo, tra quelli naturali, i materiali con il minor impatto ambientale, valutandone l’intero ciclo di vita”. Inoltre gli scarti dei tessuti sono trasformati in carta riciclata.
Ha una selezione di capi in lino.
Per uomo e per donna.
Bengidesign
Azienda lituana che produce a mano abbigliamento di lino anche biologico: non i soliti capi! Troverete originali creazioni.
Per donna. Qualche capo per bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/
Stitch And Saga
Brand lituano che utilizza tessuti sostenibili, vegani e prodotti localmente. “Non abbiamo abbandonato la tradizione ma reinventata. Continuiamo a utilizzare lino e altri materiali naturali locali. Il nostro motto è: creare tessuti che hanno cura delle persone. Questo significa che scegliamo solo tessuti naturali”.
Per donna e biancheria per la casa.
https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&page=2
LinenBuy
Negozio lituano on line, vende una vasta gamma di tessuti e capi di lino anche organico. Il loro credo è: “Ogni articolo deve essere naturale, organico ed ecologico. Tutte le fibre tessili da cui sono prodotti i tessuti o altri articoli devono proteggere la salute delle persone e preservare l’ambiente!”.
Per donna e bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/
Marini industrie
Azienda italiana che produce tessuti di pregio. In particolare, creano un tessuto (Organic Stretch Linen) caratterizzato da un’alta sostenibilità ambientale, grazie al certificato GOTS (Global Organic Textile Standard ) sul lino organico.

Tessuti.

 

(foto: campo di lino – autore vvvita)

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di Arianna De Biasi

È il momento di sfoggiare gonne leggere, colorate, fresche, tinta unita, a fiori (in voga in questa stagione): che ne dite di provare a realizzarne una con le vostre mani? Per chi non è pratico, non si spaventi: in pochi semplici passi potrete creare con rapidità una gonna a pieghe o a ruota! Tra le opzioni per creare il vostro armadio sostenibile, la scelta del fai da te dà molte soddisfazioni ed è divertente. La gonna è il capo più facile da fare! Anche se non abbiamo conoscenze di cucito possiamo realizzarla da un tessuto che abbiamo in casa, recuperato da un altro capo oppure acquistando un materiale sostenibile (lino o cotone organico, bambù, canapa, ecc.), meglio ancora se uno scampolo o una rimanenza.

In rete è possibile trovare tutorial per cucire qualsiasi cosa. Per voi ecco una raccolta di alcuni link (includono anche quelli da me provati) che vi mostrano passo passo come cucire una semplice gonna, addirittura da un rettangolo di tessuto senza tagliare o senza carta modello o ancora da una camicia! E, se non abbiamo una macchina da cucire, perché non cercare tra parenti, vicini e conoscenti chi può mettervi a disposizione la propria macchina? O meglio ancora organizzare un pomeriggio di chiacchiere e cucito con un’amica che ne è provvista?

Se utilizzate questi link fateci sapere com’è andata!

https://www.youtube.com/watch?v=ES3ilWqSIxk

https://www.youtube.com/watch?v=IZrys4QWuks

https://www.youtube.com/watch?v=XSwrJs8793M

https://www.youtube.com/watch?v=PABxH11KRZY

https://www.youtube.com/watch?v=kY3CgfbtDC0

https://www.youtube.com/watch?v=fMJfSK1ktUA

da un rettangolo di tessuto

https://www.youtube.com/watch?v=Ez_mty-_L7o

https://www.youtube.com/watch?v=zNLiu3xRjz0

da una camicia

https://www.youtube.com/watch?v=6bb3ocS0zok

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=Lryr5r5ispI

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=OVXd951Q8ss

in inglese

https://www.youtube.com/watch?v=55UwWDujFUQ

in inglese

 

di Arianna De Biasi

Le prime giornate estive finalmente fanno capolino e iniziamo a trascorrere il nostro tempo al mare! Riaprendo il cassetto o la scatola dei costumi ci accorgiamo che abbiamo davvero bisogno di acquistarne uno nuovo. Ora che abbiamo sentito parlare di sostenibilità o se abbiamo intrapreso questa strada già da tempo ci chiediamo: “Come posso comprare un bel costume in modo più responsabile?”.

Le indicazioni per la scelta dei costumi sono simili a quelle dell’intimo: materiali naturali, assenza di sostanze tossiche, rispetto dei diritti dei lavoratori, provenienza dei tessuti. Trovare articoli completamente sostenibili è una sfida, anche perché le particolari caratteristiche richieste ai costumi in termini di resistenza, protezione dai raggi UV, comodità, capacità di non restare intriso d’acqua quando indossato, rendono difficile l’utilizzo di materiali alternativi alla pratica Lycra o altre fibre sintetiche come rayon, latex, nylon, poliestere, acrilico (eh già, di questo sono fatti i nostri costumi!). 

E’ di martedì scorso la notizia del lancio della linea Bio Beachwear di Benetton, ma di questo parleremo in altra sede. Da un’accurata ricerca ecco alcuni marchi o negozi in cui possiamo trovare qualcosa, per tutti i gusti e stili, per uomo, donna o bambino e per tutti i gradi di impegno responsabile! Alcuni brand hanno note certificazioni dei tessuti, altri utilizzano semplicemente fibre organiche, altri ancora filati riciclati, ma ci sono anche brand attenti invece al benessere dei lavoratori oppure qui indicati perché piccole attività artigianali italiane.

In fondo all’articolo vi lascio inoltre due opzioni più particolari.

Buona scelta!

MYMARINI – Ethical surf and swimwear

Brand tedesco, “per i surfisti che hanno a cuore – e per tutti gli altri – che amano l’acqua, gli sport, lo stile e il nostro pianeta”. Il filato è prodotto in Germania, il tessuto viene dall’Italia, il design è tedesco, la produzione è in Croazia, garantendo il rispetto di un commercio equo. Il tessuto italiano è realizzato nel rispetto dell’ambiente (qui potete trovare la descrizione del loro impegno nella riduzione dell’impatto ambientale (https://mymarini.com/pages/our-philosophy).E’ certificato Oeko-Tex Standard 100, privo di sostanze nocive, protettivo dai raggi UV con fattore +50.

Per donna.

https://mymarini.com/

 

Frija Omina – Ethical Swimwear collection

Marchio tedesco, la produzione è tutta in Germania. I tessuti sono certificati GOTS (Global Organic Textile Standard), che garantisce il rispetto di standard produttivi ecologici, sostenibili e sociali dalla fibra al prodotto finito. Utilizzano solo materiali organici, equi e riciclati.

Per uomo e donna.

https://it.dawanda.com/shop/frija

 

Piwapee

Sul sito Altra Moda – vestire bio, oltre a un’ampia scelta di articoli, potete trovare questo brand francese di costumi per bambini, foderati in cotone naturale, con certificazione Oeko-Tex Standard 100 e anti raggi UV. L’azienda, impegnata nella ricerca di tessuti innovativi ecologici, produce in Turchia e in Indonesia.

Per bambini.

https://www.altramoda.net/it/brand/piwapee

 

Le Slip Français

Intimo e costumi prodotti al 100% in Francia, dal filato al packaging. La loro missione è cambiare il mondo passo dopo passo, slip dopo slip! “Abbiamo scelto 6 anni fa di vivere un’avventura responsabile!”. L’attuazione della loro missione include il benessere delle persone coinvolte e la sostenibilità delle azioni nell’ecosistema e nell’ambiente.Si impegnano nella creazione di posti di lavoro e di un ambiente lavorativo sereno (“Le Bonheur est dans le slip!”). Bianco, blu e rosso sono i colori di deliziosi articoli delle loro collezioni. Alcuni capi possono essere personalizzati, inserendo scritte.

Per uomo e donna.

https://www.leslipfrancais.co.uk/

 

Shankara

Vi segnalo su questo sito un paio di costumi da bagno prodotti in Biophyl, una fibra ricavata dallo zucchero di mais. Non trovo maggiori informazioni sul produttore ma se vi interessa posso fare ricerche.

Per donna

https://www.shankara.it/reggiseno-costume-mare-bluette-e-viola.html

 

Altra Moda – vestire bio

Negozio on line di abbigliamento biologico e articoli naturali. “Siamo attenti nel selezionare quei prodotti dei quali sia possibile tracciare la filiera, per i quali siano stati rispettati i diritti dei lavoratori, che rispettino un processo di produzione ecologico e sostenibile e che siano sicuri per la nostra pelle e la nostra salute”. Qui trovate tutto, ma proprio tutto. Ampia selezione di capi di abbigliamento tra cui costumi. Vi segnalo in questa occasione i costumi con esterno in poliestere riciclato o in poliammide rigenerata e interno in cotone organico certificato Oeko Tex standard 100.

Per uomo, donna e bambino.

https://www.altramoda.net/

 

Smomlab

Marchio italiano dedicato ai bambini (ma trovate articoli anche per mamme a papà). “La ricerca dei migliori tessuti è il nostro credo, perché i nostri prodotti vanno a contatto con la pelle e vengono messi in bocca dai neonati. Tutti i tessuti che utilizziamo sono cotoni organici e tessuti di altissima qualità certificati GOTS e Oeko Tex Standard”. Troverete meravigliose creazioni di cui è difficile non innamorarsi! In particolare vi segnalo qui allegri costumini per bimbo e bimba.

Per bambini (trovate qualcosa anche per uomo e donna).

https://www.smomlab.com/

Patagonia

Non può mancare nella lista uno dei maggiori marchi impegnati nel migliorare la sostenibilità della loro produzione. “L’amore dei luoghi meravigliosi e incontaminati del nostro pianeta si traduce in un’attiva partecipazione alla lotta per la loro salvaguardia e per cercare di invertire il precipitoso declino della salute dell’ambiente a livello globale. Devolviamo il nostro tempo, i nostri servizi e almeno l’1% delle nostre vendite a centinaia di gruppi ambientalisti in tutto il mondo che lavorano concretamente per fare la differenza. Siamo consapevoli che la nostra attività aziendale, dall’illuminazione dei punti vendita alla tintura delle magliette, crea un certo margine di inquinamento. Lavoriamo con costanza per ridurre questi danni. Per molti dei nostri capi di abbigliamento abbiamo scelto di utilizzare poliestere riciclato e solo cotone organico invece del cotone coltivato con un uso massiccio di pesticidi”. Potete scegliere tra bikini, short da mare anche per uomo e mute con certificazione Fair Trade e in materiali (nylon e poliestere) riciclati. Belli, colorati, sportivi.

Per uomo e donna.

http://eu.patagonia.com/it/it/home/

 

Come le ciliegie

Abiti hand made, ha una scelta di costumi da bagno. “Un capo fatto a mano, una moda fuori dagli schemi, una sartoria sostenibile e una vestibilità comoda che parla della tua personalità”. I tessuti sono scelti da fornitori fidati oppure in mercatini o da fallimenti.

Per donna.

https://tictail.com/comeleciliegie

 

Individuals

Brand italiano di intimo e costumi in tessuti made in Italy. La loro missione è “portare nuove idee nell’intimo e nel mare, valorizzare tecniche artigianali per restituire creatività pura e innovazione, sempre e solo in serie limitate e numerate”. Se indossate costumi interi qui trovate una buona scelta. Il negozio principale è a Milano, zona Navigli, ma sono presenti anche in altre città italiane.

www.individuals.it

 

Carvico e Jersey Lomellina

Attendiamo i costumi da bagno (e l’intimo) prodotti dalle due aziende con l’anima verde utilizzando il filato Econyl, un esclusivo filo di nylon riciclato e riciclabile infinite volte, ottenuto dalle reti da pesca usate. Il tessuto è traspirabile e resistente ai raggi UV. Tramite Healthy Seas le aziende sostengono il recupero delle reti dai nostri mari per creare prodotti con vita infinita. Sto verificando se e dove sia possibile acquistare i loro costumi, appena ho risposta aggiorneremo qui nell’articolo!

 

Ecco le due opzioni speciali!

Fai da te/Etsy

Sul sito dell’handmade per eccellenza, potete trovare l’idea in più per l’estate: i costumi all’uncinetto! Realizzati con cura da piccoli artigiani sfoggerete creazioni originali, un po’ in stile anni ’70, e potreste richiedere capi su misura da far creare in cotone organico! Qui ne trovate alcuni:

https://www.etsy.com/it/search?q=costumi+mare&explicit=1&locationQuery=3175395

E se ve la cavate con l’uncinetto potete realizzare il vostro costume unico!

 

Scambilla – Vendo e scambio vestiti Roma

In questi giorni mi capita di vedere costumi graziosissimi su questa pagina Facebook a prezzi veramente invitanti. “Scambilla nasce per offrire la possibilità di vendere oppure scambiare vestiti ed accessori che non vengono utilizzati e che rimangono ad occupare spazio nell’armadio inutilmente”. Potrete allungare la vita a un costume inutilizzato oppure attraverso la pagina vendere o scambiare un costume che non sentite più nel vostro stile! La pagina è relativa a Roma ma ci sono tante altre realtà simili in Italia, per esempio Svuota l’armadio (ne parleremo!).

Per uomo e donna (al momento più utilizzato per capi femminili).

www.scambilla.com/

di Arianna De Biasi
Per un’occasione speciale desiderate concedervi un abito da favola ma volete evitare di ritrovarlo parcheggiato nell’armadio per anni inutilmente, chiedendovi “ma quando lo rimetto?”.
Siete grandi sostenitori dei guardaroba minimal, non acquistate quasi più nulla per mantenere il numero dei vostri capi molto contenuto, ma avete voglia di concedervi uno sfizio e indossare qualcosa di particolare e diverso dal tono del vostro capsule wardrobe? Non riuscite a resistere alla tentazione di sfoggiare un capo molto di moda ma che sapete non sarà un evergreen e presto sarà difficile rimetterlo senza rischiare di essere guardati come marziani? Per un week-end speciale al mare o in montagna avete bisogno di un outfit adatto ma sarebbe insensato comprare articoli che non utilizzerete successivamente in altre occasioni?
La soluzione è prendere in prestito!
Il modo più sostenibile è curiosare, con la loro approvazione 🙂 , negli armadi di mamme, papà, sorelle, fratelli, nonni, cugini, amiche e amici! Assicurando di trattare con cura e riportare il capo pulito e come nuovo, possiamo concordare un noleggio “in famiglia”! (Chi non lo ha mai sperimentato soprattutto durante l’adolescenza? 🙂 ).
Se non è possibile questa opzione o se desideriamo concederci un piccolo lusso, non ci resta che rivolgerci a uno dei tanti servizi di noleggio! All’estero stanno prendendo piede realtà come Rent the Runway, Girl Meets Dress e Vigga. Rent the Runway negli Stati Uniti mette a disposizione un’ampia scelta di vestiti e accessori attraverso il noleggio una tantum o in abbonamento. Girl Meets Dress è un’attività on line inglese che permette di noleggiare vestiti e accessori a un costo molto contenuto rispetto al prezzo di vendita. Vigga, presente in Danimarca, consente di noleggiare vestiti per bambini con una quota mensile che varia in base al numero di articoli. Nel caso dell’abbigliamento dei bambini è una buona soluzione, considerando il numero ridotto di volte in cui i capi acquistati sono indossati dai bimbi in rapida crescita: un’idea da realizzare in Italia!
Nel nostro paese sembrano diffondersi più lentamente servizi analoghi, ma possiamo trovare:
Drexcode
Gonne, pantaloni, cappotti, camicie, abiti da sera, cerimonia, da sposa, per la maternità, accessori firmati. Alberta Ferretti, Antonio Marras, Blumarine, Moschino, Nina Ricci, Vivienne Westwood, le bellissime borse di Benedetta Bruzziches e tanti altri marchi.
Scegli l’abito che preferisci tra i modelli di grandi firme, scegli la taglia e la data di consegna dell’abito. Al termine del noleggio contatti il corriere per il ritiro. È anche possibile abbonarsi, utilizzando così per 4 o 8 giorni al mese un abito. Inoltre, Drexcode propone una sezione a 50 euro a noleggio.
Front Row Tribe
Olimpia Pitacco e Gabriela Pacini hanno creato questa piattaforma in cui propongono  “un guardaroba infinito ed accessibile. Potete ora noleggiare i vostri look preferiti per ogni occasione – da una serata tra amiche ad un evento elegante”.
Si sceglie il vestito, seguendo anche le indicazioni del tool Trova Look, si indica la data di consegna, si potrà utilizzare il vestito per 4 giorni e si prenota la riconsegna via corriere. La lavanderia e una piccola assicurazione per danni minori sono incluse nel prezzo. Potete trovare capi di Kenzo.
Sono previsti anche abbonamenti illimitati (mensili, semestrali e annuali).
Sarebbe interessante valutare l’impatto di questi servizi in termini di consumo di acqua per l’attività di lavanderia collegata al noleggio, rispetto all’impatto di produzione e acquisto di nuovi articoli. Avviando un servizio di questo tipo l’idea in più potrebbe essere la lavanderia ecologica collegata al noleggio.
Conoscete realtà di noleggio abiti nella vostra città? Se sì, segnalatecelo! Raccoglieremo i vostri commenti che includono indicazioni di negozi nella vostra area in modo da incentivare le economie locali!
(Foto: Rent the Runway)

Dal 23 al 29 aprile 2018 in tutto il mondo potremo seguire molte iniziative di moda sostenibile: una buona occasione per conoscere meglio tante realtà che producono abiti e scarpe nel rispetto delle persone e dell’ambiente, prendendo spunti per il nostro guardaroba responsabile!

“Amiamo la moda, ma non vogliamo che i nostri abiti siano prodotti a costo delle persone o del nostro pianeta” è infatti il manifesto di Fashion Revolution, il movimento che si prefigge di lavorare insieme per cambiare radicalmente il modo in cui gli abiti sono acquistati, prodotti e utilizzati, cosicché il nostro abbigliamento sia prodotto in modo sicuro, pulito e giusto. La settimana di Fashion Revolution dedicata alla moda sostenibile ha come obiettivo ricordare quanto successo il 24 aprile del 2013: il complesso produttivo tessile di Rana Plaza, a Dhaka in Bangladesh, crollò causando più di mille vittime.

Cosa sarà possibile fare? Potrete portare dal 29 aprile i reggiseni che non utilizzate più al negozio L’Antina a favore delle detenute del carcere di Vigevano: a fine mese saranno consegnati al carcere! A Verona potrete partecipare a un corso di ricamo per principianti (presso Filgood), a Prato potrete vedere al lavoro sarti e stilisti da cui farvi consigliare, comprare tessuti pregiati oppure commissionare un capo su misura (da Lottozero). A Lecce gli studenti della Cacagnile Academy svolgeranno un’azione di street marketing raccogliendo impressioni e feedback dei consumatori e del loro approccio alla moda (organizzato da Demodress).  A Bologna potrete invece conoscere 4 incredibili esempi di supply chain pulite e di sartorie con finalità sociali (a cura di Solidarity Commitment). A Roma e a Milano potrete conoscere il percorso di tracciabilità e di trasparenza dalla donazione alla vendita dei capi vintage e di secondamano di Humana (un ottimo luogo per i vostri acquisti consapevoli, ne parleremo presto). E se per caso siete a Londra potete partecipare a due workshoop di Vivienne Westwood!

Se volete far sentire la vostra voce, indossate un indumento al contrario, scattate una foto e pubblicatela sui social chiedendo ai brand “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Qui trovate le istruzioni e altre idee su come prendere a parte a questa rivoluzione:  FashionRevolution

“It’s time for a fashion revolution”: fateci sapere se partecipate in qualche modo!

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