di Daniela Errico

Oggi vorrei raccontarvi un Sabato mattina di fine estate diverso dagli altri.

Sveglia alle 7:00, come nei giorni i cui si lavora,  e dopo una bella colazione, armati di scope, palette, raschietti e vernice, ci si vede tutti da Carlotta. Chi è Carlotta?

Carlotta è una Fontana dal volto di donna dai lunghi capelli ondulati edificata negli anni ’30 a lato di una scalinata che attraversa il verde dei lotti di Garbatella. Era il ritrovo degli innamorati dell’anteguerra e forse lo è ancora oggi, a giudicare dalle scritte sui muri, ma è anche il punto di incontro di gruppi di amici, soprattutto nelle calde notti d’estate.

Nonostante l’affetto che Carlotta sembra suscitare nelle persone, il rispetto, quello forse manca. Più volte vandalizzata negli anni, infestata da erbacce e dai rifiuti ed imbrattata dalle scritte, Carlotta mi si è presentata così Sabato mattina: come un ritrovamento archeologico che fa capolino in una zona abbandonata. Forse, la metafora è un pò esagerata, ma non saprei in che modo rendere la sensazione  che ho provato. La sensazione di osservare qualcosa che sai essere bello, ma che così non appare a causa di ciò  che lo copre.  Come una moneta antica incrostata d’argilla. Tu lo sai che una volta pulita e lucidata, brillerà come una stella.

Credo che sia questo sentimento ad aver spinto i volontari del Comitato di Quartiere Garbatella in collaborazione con l’associazione Retake ad organizzare una mattinata di “decoro” a Garbatella per ripulire Carlotta dai rifiuti, le erbacce e le scritte sui muri (ovviamente abbiamo usato i colori originali, gentilmente forniti da Ama).

Quanto a me, sono sempre stata combattuta, immagino come tanti, sull’annoso tema del “chi” deve pulire: insomma paghiamo le tasse regolarmente, per  cui ci aspetteremmo, tra gli altri, un servizio di pulizia e manutenzione delle strade e dei parchetti, ma soprattutto di gioiellini come Carlotta. Quindi perchè dovrei pulire io?

Non posso che rispondervi come ho risposto a me stessa (giusto o sbagliato che sia): perchè voglio vedere lo splendore che c’è sotto la spazzatura e le erbacce, perchè quello splendore, dopo una dura giornata di lavoro, mi fa stare bene. Allevia la mia stanchezza, affranca il mio spirito.  Perchè sono stanca di sentirmi impotente ed inascoltata, costretta a vivere nella “bruttura” perchè le persone che fanno il loro dovere sono poche e spesso sono schiacciate da dinamiche di potere. Sono stanca di lamentarmi con amici, parenti e conoscenti, ma anche estranei per strada, del degrado che mi circonda. Stanca che non cambi mai nulla. E allora devo cambiare io, devo fare qualcosa che finora non ho fatto.

E così eccomi lì, insieme a tutti i volontari a “recuperare” la bellezza di Carlotta.

E’ stata una mattinata faticosa ma gratificante, all’ora di pranzo la scalinata e la fontana sembravano aver acquisito un nuovo splendore (giudicate voi dalla foto ^_^ ) .

Mentre lavoravamo molti si sono fermati a guardarci, alcuni hanno fatto domande, stupiti dal fatto che stessimo facendo gli “spazzini”, qualcuno ci ha ringraziato.

Poi è successo qualcosa che non mi aspettavo: alcuni di quelli che ci “guardavano” lavorare hanno deciso di “fare”.

Qualcuno ci ha prestato gli attrezzi per lavorare, qualcun altro ci ha portato caffè e biscotti per rinfrancarci, infine qualcuno si è unito a noi e ci ha aiutato coi lavori. Anche due bambini, insieme ai loro genitori, hanno contribuito a coprire le scritte sul muro della scalinata.

Cosa dire se non che: “ciascuno per i propri talenti agisce e contribuisce al miglioramento della qualità della  vita.”

A volte non servono le parole, ma solo agire.

E a chi ci ha apostrofato con un “ma che lo fate a fare? tanto domani sarà sporco di nuovo”. Mi sento di dire che io non lo so come sarà domani, ma so che oggi sarà Meravigliosa!

 

Link:

Comitato di quartiere Grabatella

Retake Roma S.Paolo & Garbatella

 



 

di Arianna De Biasi

Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una soffice maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite!
Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa.
Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche.
Antibatterico perché contiene un agente chiamato Bambù Kun che assolve una naturale funzione deodorante bloccando la proliferazione dei batteri origine di cattivi odori. I vestiti in bambù sono più igienici e rimangano più freschi e profumati (uno studio pubblicato su AATTCC Review realizzato dall’Università della Georgia mette però in dubbio questa proprietà, mentre altri test mostrano un tasso di mortalità dei batteri all’interno delle fibre di bambù di oltre il 70%.).
La pianta di bambù è una risorsa rinnovabile, cresce rapidamente, arrivando a maturazione in 3-4 anni. Non necessita di pesticidi o fertilizzanti, rigenera il terreno. Per la crescita si accontenta di acqua piovana. Assorbe elevate quantità di biossido di carbonio, trasformandolo in ossigeno.
Preferito da tanti eco-designer, sembra il tessuto sostenibile perfetto. Alcuni però sollevano dubbi al riguardo, considerando l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana. La pianta non richiede pesticidi ma potrebbero essere comunque utilizzati. Inoltre potrebbe essere coltivata in zone appositamente deforestate. Infine le critiche riguardano il processo di trasformazione. Come per il rayon, le fibre di bambù sono trattate chimicamente per produrre “bambù rayon” o “viscosa di bambù”, a meno che non si ricorra invece al processo meccanico (e non chimico) di trasformazione. Il procedimento meccanico consiste nella frantumazione delle parti legnose della pianta, rese poltiglia da enzimi naturali (in un processo simile a quello della canapa), ottenendo in questo caso un “lino di bambù”. Il processo chimico è più economico e sembra quindi più frequentemente utilizzato, ma anche non sostenibile per via dell’impiego di sostante chimiche tossiche (forti solventi).

Come acquistarlo allora?
Verificando la presenza di certificazioni internazionali come Skal, Soil Association, Demetra, KRAV, GOTS, Organic Content Standard o OEKO-TEX. Quest’ultima è al momento la più completa garanzia di tutela per i consumatori, insieme alla GOTS ci assicura non ci siano sostanze dannose. E’ inoltre in fase di sviluppo una nuova tecnologia (Greenyarn™) che consente la realizzazione di tessuto da nanoparticelle di carbone di bambù, senza utilizzo di sostanze chimiche – ne seguiremo i progressi.  Volendo essere acquirenti ancora più responsabili, potremmo indagare sulla provenienza del bambù chiedendo informazioni sulla zona di coltivazione. La Cina è attualmente il maggior produttore, ma anche in Italia abbiamo coltivazioni. Investigare e chiedere ai produttori sono sempre azioni da veri eco-fashion shopper!

(fonte principale: http://organicclothing.blogs.com/my_weblog/2007/09/bamboo-facts-be.html)

Dove acquistarlo?
Teniamo presente che produrre tessuto dal bambù in modo sostenibile è più oneroso, ecco perché gli indumenti in questo materiale naturale saranno meno economici rispetto ad altre scelte, ma vi stupiranno per la morbidezza e la comodità, perfetti per un armadio dalla filosofia “poche cose ma che amiamo e di qualità”!

PS Seguite le istruzioni indicate dal produttore per mantenere al meglio i vostri capi.

Vesti la natura
Negozio italiano on line di abbigliamento sostenibile (vestiti, scarpe, borse, intimo). “Le nostre idee di moda? Socialmente equa, a basso impatto ambientale, rendere competitiva la manifattura sartoriale italiana, utilizzo di materiali alternativi a quelli di origine animale”.
Riguardo al bambù, propone due brand italiani:

      • Re-Bello, che produce (in Italia, Grecia e Turchia) capi 70% in bambù e 30% in cotone organico, certificati GOTS, OEKO Tex Standard e Fair Wear Foundation. Troverete molti modelli di T-shirt, anche in fibra di eucalipto), con varie stampe e grafiche. Le t-shirt in bambù sono attualmente in sconto, circa il 50% in meno, che consente così di acquistare a prezzi più abbordabili, tra i 25-35 euro (non è solitamente molto economico).
      • Malia Lab, che produce artigianalmente in Italia abbigliamento ecologico con certificazioni GOTS, Organic Content Standard e OEKO TEX. T-shirt, pantaloncini, pantaloni in bambù e altre fibre naturali.

Shop on line.
Per donna.
https://www.vestilanatura.it

Bamboom
Marchio italiano (di fascia alta) di abbigliamento e accessori per la prima infanzia. Disegnati in Olanda, prodotti al 100% in Italia (tessuti italiani), certificati Oeko-Tex, GOTS e EcoCert. Sul loro sito navigherete tra abitini e accessori con linee pulite ed eleganti e colori tenui. Molto belli gli animaletti in morbido bambù: Dragon, Doggie ed Elephant sono tenerissimi.
Corner in molti punti in Italia, presente anche in Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera e Polonia.
Per bimbi.
https://www.bamboom.it/it/about-us

Rétro eco à porter
Marchio italiano di abbigliamento, intimo e accessori in tessuti biologici ecologici, scelti da fornitori italiani. “Sial le fibre biologiche, sia le tinture dei nostri tessuti sono prove di sostanze dannose per l’ambiente e la salute della tua pelle. In piccoli laboratori a gestione familiare, abili sarte creano i capi nel pieno rispetto dei lavoratori e del made in Italy”. Troverete canotte e maglie in bambù e ricino, realizzate artigianalmente con macchina da maglieria. La scheda trasparente sul prodotto riporta nella composizione “viscosa di bambù” e non ho trovato indicazioni sulla certificazione con riferimento ai campi in bambù, ma genericamente nella sezione “Chi siamo” (GOTS e ICEA – Institute Ethical and Environmental Certification). Ha anche un’ampia scelta di indumenti in altre fibre naturali.
Nel 2014 ha ricevuto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile.
Per donna.
Negozio on line e rivenditori a Torino, Rovigo e Roma.
http://www.retroecoaporter.com/en/

Green Shirts
Brand tedesco di abbigliamento sostenibile. La loro missione: “fondare l’etichetta di abbigliamento più verde del mondo: condizioni di lavoro eque, prodotti organici, supporto alla produzione locale, energia rinnovabile nella produzione, banca eco e equa, metodi di spedizione con impatto neutrale sull’ambiente e materiale pubblicitario e imballaggio con prodotti riciclati.
Troverete magliette 70% in bambù, 30% in cotone organico, classiche e con stampe.
Certificazioni Fair Wear Foundation, Eko, Organic Standard Soil Association, Working with the carbon trust, Salvage, International Labour Organization, Oeko Text Standard 100, Environmental Justice Foundation.
Shop on line.
Per uomo e donna.
https://www.green-shirts.com/en/search?sSearch=bamb

CORA Happywear
Brand italiano di abbigliamento in bambù e altre fibre naturali. Sul loro sito potrete leggere in modo trasparente delle lacune nella sostenibilità del bambù a proposito del processo produttivo collocato in Turchia: “tale processo non è certamente ancora ottimale per l’ambiente, a causa dell’elevato consumo di acqua e di prodotti chimici. Vi è quindi ancora molto spazio d’azione per miglioramenti relativi a questa fase del processo (n.d.r.: trasformazione della pianta in viscosa). In CORA Happywear, al fine di attenuare gli impatti ambientali negativi del processo di estrazione della fibra mescoliamo il bambù con il 30% di cotone organico nella fase di filatura”. Certificazioni Fair Wear Foundation, Organic Standard Soil Association, Confidence in Textiles e GOTS.
Troverete simpatiche e colorate t-shirt! Ora in saldo!
Negozio on line.
Per donna e bambino.
https://www.corahappywear.com/it/

(Foto: Green Shirts)

 

di Arianna De Biasi

Questa settimana accantono il tema della moda sostenibile per raccontarvi un’esperienza vissuta in prima persona, comunque attinente all’impegno del vivere (e vestire) in modo più responsabile.

Si è appena conclusa a Berlino la sessione europea di training di circa 700 nuovi Climate Reality Leader, provenienti da tutto il mondo e pronti a mettere in atto azioni di protezione del nostro pianeta!

L’agenda dei 3 giorni di corso era piena di tavole rotonde e presentazioni molto interessanti sullo stato del nostro pianeta e sulle possibili soluzioni da adottare, con un focus particolare sul passaggio dall’energia fossile alle rinnovabili. Accanto ad Al Gore, altri esperti e leader europei in campo ambientale ci hanno arricchito con i loro interventi.

Nella prima giornata Al Gore ci ha mostrato lo scenario globale, tenendoci increduli incollati alle slide che presentano innumerevoli casi di catastrofi naturali nel mondo, nessun angolo escluso, collegate ai cambiamenti climatici da noi causati. Abbiamo pensato: “E’ l’Apocalisse”. I diluvi e gli eventi di piogge estreme capitano ora 4 volte più frequentemente che negli anni 80. L’accumulo di energia causato dal riscaldamento globale per via dell’inquinamento umano è attualmente equivalente all’esplosione di 400.000 bombe atomiche di Hiroshima ogni giorno per 365 giorni all’anno (fonte: James, Hansen, ex Direttore NASA Goddard Institute for Space Solutions).

Al Gore ci ha spiegato l’impatto significativo dei cambiamenti climatici sull’agricoltura, sul cibo, sulla salute, sulla disponibilità di acqua, sull’equilibrio microbatteriologico, sull’ecosistema.

Ma dopo la presentazione dell’apocalisse, ci ha trasmesso un messaggio di speranza e di responsabilità: ci sono soluzioni per diminuire gli scompensi climatici, in primis il passaggio a fonti rinnovabili di energia.  In questo tutti noi possiamo fare la nostra parte, facendo sentire la nostra voce per spingere il nostro paese all’abbandono dell’energia fossile. Possiamo inoltre impegnarci in uno stile di vita più sostenibile (che è anche l’obiettivo degli amici ecoscienti 😉 ).

Molto interessante e apprezzato dai partecipanti  l’intervento del Coordinatore per l’Ambiente nella Cooperazione allo Sviluppo Grammenos Mastrojeni, presso il ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. Nel panel sul tema del collegamento tra migrazione e clima, parlando di montagne, monsoni, desertificazione e temperature impossibili con un discorso intriso di umanità ci ha aiutato a metterci nei panni di chi è costretto a spostarsi per fuggire da condizioni fisiologiche impossibili per la sopravvivenza. Abbiamo capito come il clima non sia solo un fattore che spinga alla migrazione ma come a sua volta ne crei altri, mettendo in moto circoli viziosi in fragili società e contesti di povertà. Risolvere la crisi climatica significa anche risolvere il problema dei flussi migratori.

Il corso ci ha dato l’opportunità di sentire la responsabilità che abbiamo di modificare lo stato di salute del nostro pianeta e di raccogliere le indispensabili energie unendoci in un efficace network per rendere possibile il cambiamento. Seguite le nostre iniziative anche in Italia: we will change!

 

 

 

 

*Il Climate Reality Project, fondato e presieduto dal Nobel per la letteratura ed ex Vice Presidente degli Stati Uniti Al Gore, si dedica alle soluzioni globali alla crisi climatica.

 

#ClimateRealityProject #LeadOnClimate

di Arianna De Biasi

Perché parliamo di cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo 2 miliardi!

E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e sulle persone….

Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del cotone biologico o altre fibre naturali.

Perché l’impatto del cotone sulla natura e sulle persone non è trascurabile? Il video The life cycle of a t-shirt (di Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto.

Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale: il salario dei lavoratori, il coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche).

Successivamente il cotone è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato, allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le matasse sono sbiancate e poi tinte, purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano).

A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone lavorano nella produzione di magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA” (https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU) racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo poco a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro… Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia “pochi capi ma di qualità e sostenibili” (http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/ ).

Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente sul pianeta per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno.

Se proprio desideriamo indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano.

Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno. Anche il consumo di acqua è significativamente ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale.

Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico:

(fonte Textile Exchange)

La certificazione e la tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto. Il certificato GOTS (Global Organic Textile Standard) ci dà maggiori garanzie e riguarda la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche.

Il certificato Fair Trade invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte.

Curiosa alternativa la maglietta con durata garantita per 30 anni: prodotta in cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente.
La collezione artigianale “30 anni” di Tom Cridland include anche camice, pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion.
Ho chiesto informazioni all’azienda su un’eventuale certificazione dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta.
Per uomo e per donna.
https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt

Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali:

Lizè Natural Clothing
Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”.
Oltre al canale on line, ha un punto vendita in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it

Dedicated
Brand svedese sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.dedicatedbrand.com/en/

Altra Moda Vestire Bio
Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.altramoda.net/it

Per un tessuto naturale al momento più sostenibile potete leggere qui:
http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/

Per un’altra scelta responsabile:
http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/

(Foto: Dedicated – da Textile Exchange)

di Piera Savino (socia di Salvaciclisti!)

Ieri si è tenuta a Roma la prima bellissima  giornata #VIALIBERA – riprendiamoci la strada.

E’ stato realizzato un itinerario Ciclo Pedonale di circa 20 chilometri partendo da Via Cola di Rienzo raggiungendo come punto più lontano il Piazzale del Verano.

Il percorso,  nei tratti non completamente pedonalizzati (ad esempio Piazza Venezia) è stato protetto con 1400  transenne e controllato dai 55 presidi dei Vigili Urbani. Erano presenti molte associazioni tra cui Salvaciclisti  e Bike4City Roma.

Alle 9:30 sono partiti i primi Bicibus di periferia (gruppi di ciclisti con accompagnatore volontario) per raggiungere in sicurezza e in compagnia il punto di ritrovo in Via Cola di Rienzo.  Al primo giro “guidato” hanno partecipato almeno una settantina di persone di ogni età e anche un simpatico cagnolino comodamente accucciato nel cestino della bici.  Nel corso della giornata poi molti altri cittadini hanno goduto di questo spazio di libertà in sicurezza!!

#ViaLibera è la prima sperimentazione del tracciato progettato da Roma servizi per la mobilità, ispirato dalla proposta web presentata sul portale del PUMS. Nei prossimi mesi, è previsto l’ampliamento dei percorsiUna domenica al mese di stop al traffico per lasciare spazio solo alle biciclette e a coloro che amano camminare a piedi.  Stay Tuned e approfittate delle prossime domeniche in libertà!!

 

Per maggiori info: https://romamobilita.it/it/progetti/mobilita-sostenibile/10giugno-parte-vialibera

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani vi segnaliamo che un nostro simpatizzante, Fabrizio Callari ha partecipato al G7 Youth Summit in Canada e una parte rilevante del documento  conclusivo dei lavori  (che riportiamo nel testo integrale) riguarda l’inquinamento degli oceani.

In attesa che i governi prendano provvedimenti anche noi possiamo fare qualcosa, consumando più consapevolmente: riduciamo l’usa e getta e scegliamo cosmetici senza microplastiche ricordandoci che  i problemi riguardano anche  il Mar Mediterraneo.

Y7 2018 Appello ad Agire


       di Arianna De Biasi

L’80% di questa fibra tessile è prodotto in Europa (quindi raramente proverrà da paesi molto lontani influendo sull’impatto ambientale).

Se cercherete abbigliamento e biancheria per la casa in lino su Etsy, troverete un’ampia offerta di negozi on line dalla Lituania, paese in cui la produzione e la tradizione del lino è  diffusa.
La scelta di negozi che propongono abiti di lino è vasta per donna, uomo e bambini, più ristretta se cerchiamo lino biologico, ma già di per sè il lino è appunto una soluzione più responsabile rispetto ad altri materiali.

Diecimila aziende europee sono coinvolte nella produzione e nella stigliatura del lino creando un prodotto d’eccellenza: traspirante in estate, isolante in inverno, resistente, assorbente, anallergico e adatto a pelli sensibili. Il lino lavato inoltre non necessita di stiratura!
La sua coltivazione ha un impatto ambientale molto ridotto rispetto per esempio al cotone: assorbe CO2 nell’atmosfera (un ettaro di lino= 3,7 t/ha di CO2 trattenuti), non richiede irrigazione (è sufficiente la pioggia), ha effetti positivi sulla diversità dell’ecosistema, richiede un uso limitato di fertilizzanti (se poi è organico ancora meglio!), non produce scarti perché tutta la pianta viene utilizzata. (Fonte dati: Advisory Commission Report to the European Parlament, Brussels).
Mentre leggete già desiderate indossare un capo in lino biologico che sa d’estate?
Ecco dove trovarne già pronti o dove acquistare il tessuto per crearne da sè!

Atelier sul Brenta
Abiti sartoriali italiani, cuciti su misura. La loro filosofia è: “la concezione di un capo d’abbigliamento che sia bello, comodo, che possa vestire bene tutte le taglie, nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Ogni capo è accuratamente disegnato, tagliato e confezionato nell’atelier con tessuti di altissima qualità, quasi sempre naturali ed etici, fabbricati in Europa o comunque certificati”.
Troverete poetici e comodi capi in lino che vi daranno la sensazione di indossare la natura!
Per donna.
http://ateliersulbrenta.tictail.com/products

Alloa casale
Negozio italiano on line su Etsy, propone vestiti di lino lavato di buona qualità. Capi in lino anche biologico semplici, eleganti e comodi.
Per donna.
https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE

Easyatelier
Negozio italiano on line, realizza a mano abbigliamento in tessuti naturali. Troverete maglie e pantaloni in lino.
Per donna
OffOn
Marchio lituano, che si impegna a produrre in modo sostenibile abiti hand made (e “hearth made”, specificano sul loro sito).
Si impegnano a non produrre alcuno scarto e a creare a mano solo abiti in base alle esigenze individuali (non collezioni stagionali). 
La produzione è collocata in Lituania coinvogendo i sarti locali di cui rispettano le condizioni lavorative.
Vasto assortimento per donna e bambino.
https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname
Ecovisioni
Negozio on line italiano che promuove produttori e designer che perseguono creatività, qualità e sostenibilità. “Sono prodotti realizzati con materiali naturali senza presenza di sostanze chimiche e in molti casi con materiali di recupero e riciclati. Prodotti ideali per chi vuole distinguersi, adottando stili di vita ecosostenibili o per persone che soffrono di intolleranze e allergie”.
Per uomo e donna.
Riccamar
Negozio on line di abiti fatti a mano per bambini.
Omalinen
Azienda estone che produce a mano biancheria di lino europeo biologico certificato OEKO TEX.
Oltre alla biancheria per la casa troverete graziosa biancheria da notte (vi innamorerete degli short!).
Filotimo
Marchio italiano di moda etica e sostenibile, crea abiti artigianalmente in Italia. “Selezioniamo, tra quelli naturali, i materiali con il minor impatto ambientale, valutandone l’intero ciclo di vita”. Inoltre gli scarti dei tessuti sono trasformati in carta riciclata.
Ha una selezione di capi in lino.
Per uomo e per donna.
Bengidesign
Azienda lituana che produce a mano abbigliamento di lino anche biologico: non i soliti capi! Troverete originali creazioni.
Per donna. Qualche capo per bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/
Stitch And Saga
Brand lituano che utilizza tessuti sostenibili, vegani e prodotti localmente. “Non abbiamo abbandonato la tradizione ma reinventata. Continuiamo a utilizzare lino e altri materiali naturali locali. Il nostro motto è: creare tessuti che hanno cura delle persone. Questo significa che scegliamo solo tessuti naturali”.
Per donna e biancheria per la casa.
https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&page=2
LinenBuy
Negozio lituano on line, vende una vasta gamma di tessuti e capi di lino anche organico. Il loro credo è: “Ogni articolo deve essere naturale, organico ed ecologico. Tutte le fibre tessili da cui sono prodotti i tessuti o altri articoli devono proteggere la salute delle persone e preservare l’ambiente!”.
Per donna e bambino. Anche tessuti.
https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/
Marini industrie
Azienda italiana che produce tessuti di pregio. In particolare, creano un tessuto (Organic Stretch Linen) caratterizzato da un’alta sostenibilità ambientale, grazie al certificato GOTS (Global Organic Textile Standard ) sul lino organico.

Tessuti.

 

(foto: campo di lino – autore vvvita)

di Piera Savino

Venerdì 23 maggio 2018 al Salone della CSR e Innovazione Sociale di Verona è stato presentato il modello di gestione del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Bere un buon bicchiere di vino è una gran soddisfazione e mi fa piacere segnalare che  questo  Consorzio ha adottato la prima “certificazione di Area Sostenibile” in Italia, disegnata appositamente per il distretto Valpolicella.   Le parole chiave riportate sul loro sito sono:

Riduci – l’utilizzo di prodotti chimici

Rispetta – l’ambiente e la salute

Risparmia – le risorse naturali e dell’azienda

Mettere in pratica le tre “R”  per le aziende aderenti significa produrre in modo sostenibile garantendo la competitività nel lungo periodo.

E per noi?  Anche nel caso del vino, poiché spesso viene prodotto da coltivazioni intensive che possono essere dannose per le persone e per l’ambiente è opportuno scegliere prodotti certificati di qualità, per la nostra salute e di chi lavora e abita nelle zone di produzione.

 

https://valpolicellarrr.com/

 

di Luca Gandolfi – Piera Savino

Nelle passate settimane sono state molte le iniziative per pedalare in compagnia all’aria aperta. Vi vogliamo ora segnalare una bellissima iniziativa partita da un nostro simpatizzante, Luca Gandolfi.

Egli ha organizzato nel 2017 la prima Enel Cycling Challenge, iniziativa nata spontaneamente a Roma  ma che si è subito estesa da Bogotá a Barcellona, da Santiago a Firenze, e che unisce con spirito di divertimento e aggregazione tutti i colleghi del Gruppo che utilizzano la bici, per sensibilizzare tutti a un impegno sempre maggiore verso una mobilità sostenibile, supportata da spazi funzionali (spogliatoio/docce), incentivi economici ed eventi dedicati.

La nuova competizione consiste in una sfida in bici tra le varie Città del mondo in cui Enel è presente con l’obiettivo di sommare i chilometri percorsi dai partecipanti della stessa città nel periodo di tempo compreso tra l’1 maggio e il 31 maggio.  Fino ad ora sono stati percorsi circa 57.000 km e risparmiate 11 Tonnellate di CO2.

Per tenere il conto dei chilometri pedalati viene utilizzata una applicazione per mobile chiamata Strava che permetterà anche a tutti i colleghi nel mondo di gareggiare.

La gara è diretta maggiormente ai colleghi che si muovono in bicicletta per andare a lavoro, ma sono benvenute anche le pedalate pomeridiane e durante i weekend per sdoganare il messaggio della mobilità sostenibile. Biciclette elettriche o a pedalata assistita, basta che si pedali!

Le Nazioni Unite hanno proclamato la “Giornata mondiale della bicicletta” per il prossimo 3 giugno e le città vincitrici saranno proclamate lunedì 4 giugno.

Se lavorate in un’azienda o collaborate in una organizzazione perché non proporre analoghe iniziative? Andare in bici fa bene a noi  e all’ambiente, come colleghi fa sentire più vivo il senso di appartenenza.


Di Arianna De Biasi

La scelta di acquistare un capo nuovo, invece di ricorrere ad altre opzioni a minor impatto ambientale, nel caso dell’intimo è la più diffusa. Comprare biancheria di seconda mano ci fa storcere il naso. Fare da sè richiede un po’ più manualità rispetto ad altri capi di abbigliamento (in un altro articolo sull’intimo proverò a darvi qualche dritta).
Cerchiamo allora di scegliere prodotti in fibre naturali, se possibile con certificazioni biologiche soprattutto nel caso del cotone, creati nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente, preferibilmente a livello locale (per una riduzione dell’impatto del trasporto e per favorire lo sviluppo economico dell’area in cui viviamo). Non è semplice trovare la soluzione ottimale, ma possiamo trovare opzioni che rappresentano già un passo in più rispetto all’intimo sintetico delle catene di abbigliamento. Invece di puntare solo su un tessuto naturale potreste bilanciare il vostro cassetto della biancheria con materiali diversi: bambù, cotone, tessuti riciclati/scartati e anche legno.
Dedicheremo all’intimo più articoli, indicandovi i brand che troviamo.
Iniziamo con due marchi e un negozio on line italiani, oltre a due brand europei.

H-Earth Ethic & EcoUnderwar:
Brand italiano che utilizza al 100% materiali naturali (biopolimeri, bamboo, eucalipto, seta vegetale, ricino). Sul loro sito dichiarano: “il nostro impegno è finalizzato a ribaltare il sistema economico, mettendo l’uomo in primo piano e valorizzando la sua vita e famiglia, rendendolo partecipe della vita aziendale come se fosse anche sua, con orari flessibili e senza vincoli ne imposizioni”. Si basano su una filosofia di vita e di produzione dedicata alla sostenibilità ambientale e negli ultimi anni stanno investendo nella ricerca di materiali innovativi, ecologici e dermocompatibili.
Incentivano la diffusione attraverso la rete di rivenditori per sostenere l’economia locale, sul sito trovate indicazioni e lo shop on line.
Hanno anche collant in seta vegetale da cellulosa rigenerata.
Per uomo e donna.
https://www.h-earth.com

Simplycris:
È un marchio artigianale di intimo naturale al 100% Made in Italy. Non hanno una certificazione formale, ad esempio per il cotone, ma “crediamo nella trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere, tutto proviene da fornitori con i quali collaboriamo da anni, di cui ci fidiamo e che ci assomigliano. Acquistiamo i tessuti da un’unico fornitore italiano con i quali collaboriamo da anni e ai quali ci lega un rapporto reciproco di stima e amicizia”. Anche i filati e gli elastici sono acquistati solo se con finissaggi garantiti.
I capi possono essere personalizzati e creati su misura. Si può comprare on line ed è previsto uno sconto utilizzando gruppi di acquisto.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.simplycris.com/

Lizè natural clothing:
Negozio italiano di abbigliamento naturale on line, ha una sezione dedicata all’intimo.
Propone capi in tessuti naturali, “creati senza processi chimici, senza utilizzo di plastiche e resine derivate da petrolio, metano e carbone”.
Potete trovare intimo di seta, di cotone, di lana e di bambù, sia biologici sia convenzionali.
“Volevamo creare un negozio dove il cliente potesse sempre chiaramente sapere COSA stava acquistando e perchè”. I prodotti sono realizzati in Italia e in tutto il mondo (Cina, India, Bolivia, Polonia, Lituania, Portogallo, Germania, Irlanda, Spagna, Nuova Zelanda, Inghilterra…) garantendo la sostenibilità delle filiere produttive coinvolte. Ho scritto per chiedere approfondimenti e hanno inviato questo video, dove trovare la spiegazione dettagliata della provenienza dei prodotti e il loro impegno: https://www.facebook.com/Lize.naturalclothing/videos/1591246877589124/
Nell’assortimento dei reggiseni, trovate sia articoli in fibre naturali sia in tessuti tecnici. Ho chiesto spiegazioni riguardo la scelta di offrire anche questa tipologia, questa la risposta:

“Trattiamo sia reggiseni biologici certificati GOTS dove il plus è il tessuto, ovvero cotone biologico purissimo e anallergico,  ma anche reggiseni tecnici in coppe differenziate dove il plus è la vestibilità perfetta e la scala taglie fino alla coppa I. Nel mondo dei reggiseni non esiste un compromesso tra tessuto e vestibilità. E dato che il sostegno del seno è anche un fattore molto importante per la salute stessa e l’intera postura,  abbiamo deciso di trattare entrambe le line e permettere così al cliente di scegliere quale sia l’esigenza più importante”.
Hanno anche un punto di vendita fisico in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it/it/

Do you green:
Intimo biologico prodotto in Francia dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave. Adoro questo marchio!
Per uomo e donna.
https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/

Anekdot:
Upcycle brand artigianale tedesco di intimo creato da rimanenze e scarti di produzione, che non sono stati quindi indossati precedentemente.
I capi sono in edizioni limitate, perché appunto nascono da materiali di scarto e in eccedenza di aziende.Non hanno esclusivamente fibre naturali ma consentono di non far diventare rifiuti i tessuti eliminati dai processi produttivi.
Per donna.
https://anekdotboutique.com/product/earth-cheeky-set-2/