Di Arianna De Biasi

La scelta di acquistare un capo nuovo, invece di ricorrere ad altre opzioni a minor impatto ambientale, nel caso dell’intimo è la più diffusa. Comprare biancheria di seconda mano ci fa storcere il naso. Fare da sè richiede un po’ più manualità rispetto ad altri capi di abbigliamento (in un altro articolo sull’intimo proverò a darvi qualche dritta).
Cerchiamo allora di scegliere prodotti in fibre naturali, se possibile con certificazioni biologiche soprattutto nel caso del cotone, creati nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente, preferibilmente a livello locale (per una riduzione dell’impatto del trasporto e per favorire lo sviluppo economico dell’area in cui viviamo). Non è semplice trovare la soluzione ottimale, ma possiamo trovare opzioni che rappresentano già un passo in più rispetto all’intimo sintetico delle catene di abbigliamento. Invece di puntare solo su un tessuto naturale potreste bilanciare il vostro cassetto della biancheria con materiali diversi: bambù, cotone, tessuti riciclati/scartati e anche legno.
Dedicheremo all’intimo più articoli, indicandovi i brand che troviamo.
Iniziamo con due marchi e un negozio on line italiani, oltre a due brand europei.

H-Earth Ethic & EcoUnderwar:
Brand italiano che utilizza al 100% materiali naturali (biopolimeri, bamboo, eucalipto, seta vegetale, ricino). Sul loro sito dichiarano: “il nostro impegno è finalizzato a ribaltare il sistema economico, mettendo l’uomo in primo piano e valorizzando la sua vita e famiglia, rendendolo partecipe della vita aziendale come se fosse anche sua, con orari flessibili e senza vincoli ne imposizioni”. Si basano su una filosofia di vita e di produzione dedicata alla sostenibilità ambientale e negli ultimi anni stanno investendo nella ricerca di materiali innovativi, ecologici e dermocompatibili.
Incentivano la diffusione attraverso la rete di rivenditori per sostenere l’economia locale, sul sito trovate indicazioni e lo shop on line.
Hanno anche collant in seta vegetale da cellulosa rigenerata.
Per uomo e donna.
https://www.h-earth.com

Simplycris:
È un marchio artigianale di intimo naturale al 100% Made in Italy. Non hanno una certificazione formale, ad esempio per il cotone, ma “crediamo nella trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere, tutto proviene da fornitori con i quali collaboriamo da anni, di cui ci fidiamo e che ci assomigliano. Acquistiamo i tessuti da un’unico fornitore italiano con i quali collaboriamo da anni e ai quali ci lega un rapporto reciproco di stima e amicizia”. Anche i filati e gli elastici sono acquistati solo se con finissaggi garantiti.
I capi possono essere personalizzati e creati su misura. Si può comprare on line ed è previsto uno sconto utilizzando gruppi di acquisto.
Per uomo, donna e bambino.
https://www.simplycris.com/

Lizè natural clothing:
Negozio italiano di abbigliamento naturale on line, ha una sezione dedicata all’intimo.
Propone capi in tessuti naturali, “creati senza processi chimici, senza utilizzo di plastiche e resine derivate da petrolio, metano e carbone”.
Potete trovare intimo di seta, di cotone, di lana e di bambù, sia biologici sia convenzionali.
“Volevamo creare un negozio dove il cliente potesse sempre chiaramente sapere COSA stava acquistando e perchè”. I prodotti sono realizzati in Italia e in tutto il mondo (Cina, India, Bolivia, Polonia, Lituania, Portogallo, Germania, Irlanda, Spagna, Nuova Zelanda, Inghilterra…) garantendo la sostenibilità delle filiere produttive coinvolte. Ho scritto per chiedere approfondimenti e hanno inviato questo video, dove trovare la spiegazione dettagliata della provenienza dei prodotti e il loro impegno: https://www.facebook.com/Lize.naturalclothing/videos/1591246877589124/
Nell’assortimento dei reggiseni, trovate sia articoli in fibre naturali sia in tessuti tecnici. Ho chiesto spiegazioni riguardo la scelta di offrire anche questa tipologia, questa la risposta:

“Trattiamo sia reggiseni biologici certificati GOTS dove il plus è il tessuto, ovvero cotone biologico purissimo e anallergico,  ma anche reggiseni tecnici in coppe differenziate dove il plus è la vestibilità perfetta e la scala taglie fino alla coppa I. Nel mondo dei reggiseni non esiste un compromesso tra tessuto e vestibilità. E dato che il sostegno del seno è anche un fattore molto importante per la salute stessa e l’intera postura,  abbiamo deciso di trattare entrambe le line e permettere così al cliente di scegliere quale sia l’esigenza più importante”.
Hanno anche un punto di vendita fisico in Valbrenta.
Per uomo, donna e bambino.
http://www.lize-shop.it/it/

Do you green:
Intimo biologico prodotto in Francia dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave. Adoro questo marchio!
Per uomo e donna.
https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/

Anekdot:
Upcycle brand artigianale tedesco di intimo creato da rimanenze e scarti di produzione, che non sono stati quindi indossati precedentemente.
I capi sono in edizioni limitate, perché appunto nascono da materiali di scarto e in eccedenza di aziende.Non hanno esclusivamente fibre naturali ma consentono di non far diventare rifiuti i tessuti eliminati dai processi produttivi.
Per donna.
https://anekdotboutique.com/product/earth-cheeky-set-2/

By Piera Savino

Diciamo la verità….per essere il più possibile ecoscienti occorre tempo: selezionare gli acquisti, autoprodurre, differenziare, informarsi…. In questo senso siamo tutti un po’ “volontari”.

Volontari è una parola che non mi piace particolarmente perchè quando ti dedichi ad una giusta causa non  senti di appartenere ad una categoria speciale… semplicemente ti senti utile e appagato, integrato nella società in cui vivi.

Se non vi basta essere attenti alla vostra impronta ecologica e volete fare di più sono innumerevoli le possibilità di inserirsi in un gruppo di “volontari”

Non nascondo che prima di trovare la mia dimensione (dedicarmi all’ecologia integrale a 360°) ho dovuto fare alcuni tentativi, navigare in lungo e largo su internet ma ne è valsa la pena. In ogni circostanza ho conosciuto persone fantastiche, generose e motivate.

Se non avete amici / parenti che vi introducano nell’associazione che fa per voi osate, contattate direttamente, sarete stupiti dalla facilità con cui entrerete a far parte del fantastico mondo dei volontari.

Altrimenti potete consultare siti di orientamento come ad esempio:  http://www.trovavolontariato.com/

Godetevi il simpatico video di Lorenzo Baglioni su questo tema e se ci scrivete le vostre esperienze saremo felici!

Desiderate ridurre il vostro impatto nella produzione dei rifiuti ma non sapete come fare quando avete bisogno di un capo di abbigliamento?

Sarah Lazarovic, designer e illustratrice canadese, ha trasformato la piramide dei bisogni di Maslow per riassumere il suo approccio alla ricerca di ciò di necessita. Rientrando dall’esperienza norvegese di pulizia delle coste da tonnellate di rifiuti, piena di mille propositi per aumentare l’impegno nel ridurre i consumi, la trovo perfetta da portare d’ora in poi con me nel momento in cui mi prende la smania degli acquisti. È semplice, immediata e riassume in modo efficace un approccio più responsabile verso gli acquisti!

Comprare (buy) si colloca in uno spazio limitato in cima alla piramide, prima abbiamo altre alternative:

  • Utilizzare ciò che già abbiamo (riparandolo se necessario oppure in caso di abbigliamento modificandolo per renderlo più di nostro gusto. Così facevano i nostri nonni!)
  • Prendere in prestito (da parenti, amici, vicini di casa – in alcuni condomìni le famiglie condividono utensili e attrezzi – o da negozi dedicati al noleggio di vestiti per ogni occasione ma vale anche per oggetti di arredamento, bici, auto, ecc.)
  • Scambiare (in mercatini o siti per il baratto oppure organizzando swap party con gli amici)
  • Comprare di seconda mano (non dimenticandosi di considerare l’impronta ecologica di ciò che stiamo acquistando)
  • Far da sé (creare con le proprie mani dà molta soddisfazione! Su internet si trovano tutorial per realizzare qualsiasi cosa)

Lasciando per ultima l’opzione dell’acquisto contribuiamo a ridurre rifiuti.

Quando non possiamo scegliere alcuna di queste opzioni, non ci resta che comprare,  rivolgendoci a negozi e produttori attenti al rispetto di persone e ambiente lungo la filiera.

Stamperò la piramide per tenerla nel quadernino degli appunti che viaggia con me e… forse seguendo il consiglio dell’autrice di tatuarlo potrò riuscire a far passare gli attacchi pruriginosi di shopping che mi prendono in alcuni periodi!

“Sei libero di condividere, stampare, tatuarti addosso The Buyerarchy of Needs (solo per favore non rifarla con font assurdi. E riconoscimi il credito per favore)” – Sarah Lazarovic.

Nella rubrica di abbigliamento sostenibile approfondiremo le diverse opzioni, seguiteci!

Dal 23 al 29 aprile 2018 in tutto il mondo potremo seguire molte iniziative di moda sostenibile: una buona occasione per conoscere meglio tante realtà che producono abiti e scarpe nel rispetto delle persone e dell’ambiente, prendendo spunti per il nostro guardaroba responsabile!

“Amiamo la moda, ma non vogliamo che i nostri abiti siano prodotti a costo delle persone o del nostro pianeta” è infatti il manifesto di Fashion Revolution, il movimento che si prefigge di lavorare insieme per cambiare radicalmente il modo in cui gli abiti sono acquistati, prodotti e utilizzati, cosicché il nostro abbigliamento sia prodotto in modo sicuro, pulito e giusto. La settimana di Fashion Revolution dedicata alla moda sostenibile ha come obiettivo ricordare quanto successo il 24 aprile del 2013: il complesso produttivo tessile di Rana Plaza, a Dhaka in Bangladesh, crollò causando più di mille vittime.

Cosa sarà possibile fare? Potrete portare dal 29 aprile i reggiseni che non utilizzate più al negozio L’Antina a favore delle detenute del carcere di Vigevano: a fine mese saranno consegnati al carcere! A Verona potrete partecipare a un corso di ricamo per principianti (presso Filgood), a Prato potrete vedere al lavoro sarti e stilisti da cui farvi consigliare, comprare tessuti pregiati oppure commissionare un capo su misura (da Lottozero). A Lecce gli studenti della Cacagnile Academy svolgeranno un’azione di street marketing raccogliendo impressioni e feedback dei consumatori e del loro approccio alla moda (organizzato da Demodress).  A Bologna potrete invece conoscere 4 incredibili esempi di supply chain pulite e di sartorie con finalità sociali (a cura di Solidarity Commitment). A Roma e a Milano potrete conoscere il percorso di tracciabilità e di trasparenza dalla donazione alla vendita dei capi vintage e di secondamano di Humana (un ottimo luogo per i vostri acquisti consapevoli, ne parleremo presto). E se per caso siete a Londra potete partecipare a due workshoop di Vivienne Westwood!

Se volete far sentire la vostra voce, indossate un indumento al contrario, scattate una foto e pubblicatela sui social chiedendo ai brand “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Qui trovate le istruzioni e altre idee su come prendere a parte a questa rivoluzione:  FashionRevolution

“It’s time for a fashion revolution”: fateci sapere se partecipate in qualche modo!

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Ecco la prima proposta segnalataci da Arianna su dove comprare. Non si tratta della soluzione ottimale, ma il riuso è già un passo avanti!

Vide dressing

Cogliendo l’occasione della data vicina di un evento di vide dressing, al Palazzo Colonna di Roma il 14 e il 15 aprile, vorrei raccontarvi di questa possibilità di fare acquisti più consapevoli. Consigliato soprattutto a chi ama andare per mercatini, a chi si diverte a spulciare tra gli stand e a chi non ha urgenza di comprare un capo in particolare. Sarà divertente comunque da provare anche se non siete di questa pasta!

Cos’è il vide dressing?  Violette Sauvage, che organizza l’evento, spiega nel proprio sito: “Il vide dressing è l’idea che ciò che indossiamo può avere una seconda vita, una terza e così via. Un ciclo continuo in grado di realizzare diverse forme di profitto, dal beneficio per l’ambiente alla capacità di realizzare nuovi look e tendenze, senza dimenticare la possibilità di farne il proprio lavoro”. Nelle due giornate è possibile vendere i propri abiti per alleggerire l’armadio e far rivivere capi dimenticati oppure acquistare a buon prezzo qualcosa di nuovo per noi senza che provenga da un nuovo processo produttivo. Nel sito siamo avvisati di non chiamarlo mercatino dell’usato, “glamour” è la parola magica! “Riutilizzo glamour – tutto ciò che acquistiamo e abbiniamo permette di realizzare uno stile personalizzato e lanciare nuove tendenze, quindi perchè non farlo con uno shopping a costi contenuti e di ottima qualità?”.

Si paga un piccolo contributo all’ingresso (2 euro) ed è possibile curiosare tra gli stand alla ricerca di qualcosa che proprio ci piace: scarpe, borse, occhiali, vestiti per ogni stile e gusto. Ricordando la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo davvero; quindi non per forza dobbiamo uscire con un acquisto! Avremo comunque sostenuto la possibilità di una nuova vita per tanti oggetti altrimenti inutilizzati o peggio ancora inceneriti.

Per informazioni

http://www.violettesauvage.fr/IT/event/vide-dressing-14-15-aprile-roma/


Questo articolo nasce  scherzosamente dalla  nostra follower/amica Arianna De Biasi che inizia a collaborare con noi curando la sezione “abbigliamento sostenibile” partendo da un commento  su questo tema:

…e mentre decido cosa acquistare il mio guardaroba è oramai vuoto….

Scrive Arianna: il dubbio su come acquistare abbigliamento in modo responsabile può farci sentire bloccati negli acquisti (o purtroppo può spingere qualcuno a fare dietro front alla fine verso i canali tradizionali), ma in realtà ci sono tante soluzioni!

Da qualche anno pian piano ho iniziato a cambiare stile di vita, con l’obiettivo di diventare più ecosciente 😉 La ricerca di soluzioni più pulite e responsabili per vestirsi è uno dei punti che mi ha affascinato anche perchè necessario: l’industria tessile è il secondo settore più inquinante al mondo. All’inizio il panico è normale (“E ora dove compro? Come andrò in giro vestita? Dovrò cambiare stile e indossare cose “buone” ma che non mi piacciono tanto o non mi stanno bene?”). Per tanto tempo l’idea di abbigliamento responsabile, etico, ecologico, bio ecc. si è ancorata nell’immaginario a un look alternativo, prevalentemente di capi ampi e comodi in colori grezzi, poco al passo con le riviste di moda. Ma ci sono buone notizie anche per chi si veste in modo diverso da quell’immaginario: molto è cambiato e tanto ancora sta cambiando nella moda! E con i nostri acquisti di certo possiamo contribuire a questo cambiamento senza rinunciare al nostro stile personale, anzi affinandolo.

Magari avessi ancora il problema di non trovare capi da acquistare o da creare! Vedo tante cose belle leggendo di moda sostenibile e fatico a seguire la prima regola fondamentale degli acquisti consapevoli: poche cose, di qualità e che apprezziamo davvero.

Avete presente quando al mattino indossate un maglione preferito, una maglietta, una camicia, un vestitino che vi fa stare bene, che vi conforta, che vi fa sentire di partire con il piede giusto per una giornata meravigliosa? Qualcosa che ogni tanto nell’arco della giornata vi fa soprendere a pensare: “Certo che questa maglia è proprio comoda!” o “I colori di questo vestito sono proprio belli, mi mettono allegria!” o ancora “Questi pantaloni mi stanno proprio bene!”. Ho un maglione per esempio che indossato mi trasmette la morbida sensazione di essere teneramente protetta.

Ecco, immaginate di arrivare a vivere questa sensazione tutti i giorni! La ricerca di canali alternativi aiuta a prendere tempo per riflettere su due punti fondamentali: “mi piace davvero?”; “ne ho bisogno?”.

Prima di scoprire insieme dove e cosa possiamo acquistare comsapevolmente tenevo molto a condividere la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo. Vi garantisco che le sensazioni positive descritte sopra non potranno che essere potenziate al pensiero che con quel capo che indossate avete scelto di rovinare un pochino meno il nostro pianeta.

E per quanto sia difficile essere vestiti da capo a piedi al 100% nel modo più sostenibile possiamo però fare un passo alla volta!

….. Amo questo cappottino grigio di lana di un laboratorio artigianale! 

Quali sono gli uomini e le donne da cui possiamo prendere ispirazione e informazioni per aggiornare il nostro stile di vita?

Iniziamo con il personaggio che ha ispirato il movimento #ecoscienti:
Lester Russell Brown (Bridgeton, 28 marzo 1934) è un agronomo, scrittore e ambientalista statunitense. Ha scritto oltre venti libri sui problemi ambientali globali. È stato il fondatore del Worldwatch Institute nonché fondatore e presidente del Earth Policy Institute, organizzazione di ricerca non profit. Brown è stato descritto dal Washington Post come “uno dei più influenti opinionisti del mondo.

Ha scritto, fra i tanti, il libro “Un mondo al bivio” che vi consigliamo e di cui riportiamo uno dei passi conclusivi:

Informatevi, leggete, condividete questo libro con i vostri amici. Scegliete un aspetto che vi sta a cuore…..unitevi a un gruppo…organizzate un gruppo di persone affini che lavorino su una questione di comune interesse. Potete iniziare a parlare con gli altri per trovare un problema su cui lavorare. La scelta è nostra, mia e vostra. Possiamo andare avanti come sempre o condurre un’economia che continua a distruggere i suoi sistemi di supporto naturali fino ad arrivare a distruggere se stessa, o possiamo diventare la generazione che cambia direzione, portando il mondo su un sentiero di progresso sostenibile. La scelta sarà compiuta dalla nostra generazione ma avrà effetti su tutte quelle che verranno.”


Per fare qualcosa per il pianeta e  per noi stessi è importante dedicare anche solo qualche minuto dal divano, come ad esempio aderire alla  Campagna WWF per salvare le API.

Sulla pagina dedicata forniscono molte informazioni interessanti e ci propongono di compilare un Questionario dell’Unione Europea in Italiano suggerendo anche risposte adeguate per poter dare un indirizzo scientifico alle politiche che ne deriveranno.

Qualche numero tratto dall’articolo del WWF:

“Le sole api selvatiche, un vero e proprio esercito composto da oltre 20.000 specie, garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa. L’84% delle principali colture per il consumo umano in Europa richiedono l’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei prodotti, come molti tipi di frutta, verdura e frutta secca.”

Diffondete, informatevi, compilate e inviate entro il 5 aprile, è importante per tutti!!

Si avvicina il giorno dedicato all’acqua! Ricordiamoci: non sprechiamola, non inquiniamola, riduciamo i consumi di beni il cui ciclo produttivo richiede molta acqua (carne da allevamenti intensivi, alcolici…) tutti i giorni, non solo il 22 marzo!!
Fermiamoci un attimo e ricordiamoci che senza acqua di qualità non c’è vita!
https://www.youtube.com/watch?v=Bzd1p-n0Sjk

Il 22 marzo sarà celebrata la giornata mondiale dell’acqua. Come ci prepariamo? Oggi l’appello è rivolto ai fumatori. Cosa c’entra direte voi? Se proprio dovete fumare NON buttate i mozziconi a terra, finiranno nei corsi d’acqua avvelenandoli.
Qualche dato: ogni anno in Italia si può stimare vengano gettati 71 miliardi di cicche per un totale di 324 tonnellate di nicotina, 1440 tonnellate di catrame e condensato, 12.240 tonnellate di acetato di cellulosa!! Io non li voglio e voi?? Grazie per ricordarvelo ogni volta che NON farete più il gesto automatico di buttare la cicca per terra!
Se volete saperne di più leggete il rapporto di Enea in collaborazione con l’AUSL di Bologna!

http://www.plef.org/mozziconi-di-sigaretta-rifiuti-tossici-per-lambiente-e-la-salute/

Foto dalla campagna Marevivo “Ma il mare non vale una cicca?”