Desiderate ridurre il vostro impatto nella produzione dei rifiuti ma non sapete come fare quando avete bisogno di un capo di abbigliamento?

Sarah Lazarovic, designer e illustratrice canadese, ha trasformato la piramide dei bisogni di Maslow per riassumere il suo approccio alla ricerca di ciò di necessita. Rientrando dall’esperienza norvegese di pulizia delle coste da tonnellate di rifiuti, piena di mille propositi per aumentare l’impegno nel ridurre i consumi, la trovo perfetta da portare d’ora in poi con me nel momento in cui mi prende la smania degli acquisti. È semplice, immediata e riassume in modo efficace un approccio più responsabile verso gli acquisti!

Comprare (buy) si colloca in uno spazio limitato in cima alla piramide, prima abbiamo altre alternative:

  • Utilizzare ciò che già abbiamo (riparandolo se necessario oppure in caso di abbigliamento modificandolo per renderlo più di nostro gusto. Così facevano i nostri nonni!)
  • Prendere in prestito (da parenti, amici, vicini di casa – in alcuni condomìni le famiglie condividono utensili e attrezzi – o da negozi dedicati al noleggio di vestiti per ogni occasione ma vale anche per oggetti di arredamento, bici, auto, ecc.)
  • Scambiare (in mercatini o siti per il baratto oppure organizzando swap party con gli amici)
  • Comprare di seconda mano (non dimenticandosi di considerare l’impronta ecologica di ciò che stiamo acquistando)
  • Far da sé (creare con le proprie mani dà molta soddisfazione! Su internet si trovano tutorial per realizzare qualsiasi cosa)

Lasciando per ultima l’opzione dell’acquisto contribuiamo a ridurre rifiuti.

Quando non possiamo scegliere alcuna di queste opzioni, non ci resta che comprare,  rivolgendoci a negozi e produttori attenti al rispetto di persone e ambiente lungo la filiera.

Stamperò la piramide per tenerla nel quadernino degli appunti che viaggia con me e… forse seguendo il consiglio dell’autrice di tatuarlo potrò riuscire a far passare gli attacchi pruriginosi di shopping che mi prendono in alcuni periodi!

“Sei libero di condividere, stampare, tatuarti addosso The Buyerarchy of Needs (solo per favore non rifarla con font assurdi. E riconoscimi il credito per favore)” – Sarah Lazarovic.

Nella rubrica di abbigliamento sostenibile approfondiremo le diverse opzioni, seguiteci!

Dal 23 al 29 aprile 2018 in tutto il mondo potremo seguire molte iniziative di moda sostenibile: una buona occasione per conoscere meglio tante realtà che producono abiti e scarpe nel rispetto delle persone e dell’ambiente, prendendo spunti per il nostro guardaroba responsabile!

“Amiamo la moda, ma non vogliamo che i nostri abiti siano prodotti a costo delle persone o del nostro pianeta” è infatti il manifesto di Fashion Revolution, il movimento che si prefigge di lavorare insieme per cambiare radicalmente il modo in cui gli abiti sono acquistati, prodotti e utilizzati, cosicché il nostro abbigliamento sia prodotto in modo sicuro, pulito e giusto. La settimana di Fashion Revolution dedicata alla moda sostenibile ha come obiettivo ricordare quanto successo il 24 aprile del 2013: il complesso produttivo tessile di Rana Plaza, a Dhaka in Bangladesh, crollò causando più di mille vittime.

Cosa sarà possibile fare? Potrete portare dal 29 aprile i reggiseni che non utilizzate più al negozio L’Antina a favore delle detenute del carcere di Vigevano: a fine mese saranno consegnati al carcere! A Verona potrete partecipare a un corso di ricamo per principianti (presso Filgood), a Prato potrete vedere al lavoro sarti e stilisti da cui farvi consigliare, comprare tessuti pregiati oppure commissionare un capo su misura (da Lottozero). A Lecce gli studenti della Cacagnile Academy svolgeranno un’azione di street marketing raccogliendo impressioni e feedback dei consumatori e del loro approccio alla moda (organizzato da Demodress).  A Bologna potrete invece conoscere 4 incredibili esempi di supply chain pulite e di sartorie con finalità sociali (a cura di Solidarity Commitment). A Roma e a Milano potrete conoscere il percorso di tracciabilità e di trasparenza dalla donazione alla vendita dei capi vintage e di secondamano di Humana (un ottimo luogo per i vostri acquisti consapevoli, ne parleremo presto). E se per caso siete a Londra potete partecipare a due workshoop di Vivienne Westwood!

Se volete far sentire la vostra voce, indossate un indumento al contrario, scattate una foto e pubblicatela sui social chiedendo ai brand “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Qui trovate le istruzioni e altre idee su come prendere a parte a questa rivoluzione:  FashionRevolution

“It’s time for a fashion revolution”: fateci sapere se partecipate in qualche modo!

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Ecco la prima proposta segnalataci da Arianna su dove comprare. Non si tratta della soluzione ottimale, ma il riuso è già un passo avanti!

Vide dressing

Cogliendo l’occasione della data vicina di un evento di vide dressing, al Palazzo Colonna di Roma il 14 e il 15 aprile, vorrei raccontarvi di questa possibilità di fare acquisti più consapevoli. Consigliato soprattutto a chi ama andare per mercatini, a chi si diverte a spulciare tra gli stand e a chi non ha urgenza di comprare un capo in particolare. Sarà divertente comunque da provare anche se non siete di questa pasta!

Cos’è il vide dressing?  Violette Sauvage, che organizza l’evento, spiega nel proprio sito: “Il vide dressing è l’idea che ciò che indossiamo può avere una seconda vita, una terza e così via. Un ciclo continuo in grado di realizzare diverse forme di profitto, dal beneficio per l’ambiente alla capacità di realizzare nuovi look e tendenze, senza dimenticare la possibilità di farne il proprio lavoro”. Nelle due giornate è possibile vendere i propri abiti per alleggerire l’armadio e far rivivere capi dimenticati oppure acquistare a buon prezzo qualcosa di nuovo per noi senza che provenga da un nuovo processo produttivo. Nel sito siamo avvisati di non chiamarlo mercatino dell’usato, “glamour” è la parola magica! “Riutilizzo glamour – tutto ciò che acquistiamo e abbiniamo permette di realizzare uno stile personalizzato e lanciare nuove tendenze, quindi perchè non farlo con uno shopping a costi contenuti e di ottima qualità?”.

Si paga un piccolo contributo all’ingresso (2 euro) ed è possibile curiosare tra gli stand alla ricerca di qualcosa che proprio ci piace: scarpe, borse, occhiali, vestiti per ogni stile e gusto. Ricordando la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo davvero; quindi non per forza dobbiamo uscire con un acquisto! Avremo comunque sostenuto la possibilità di una nuova vita per tanti oggetti altrimenti inutilizzati o peggio ancora inceneriti.

Per informazioni

http://www.violettesauvage.fr/IT/event/vide-dressing-14-15-aprile-roma/


Questo articolo nasce  scherzosamente dalla  nostra follower/amica Arianna De Biasi che inizia a collaborare con noi curando la sezione “abbigliamento sostenibile” partendo da un commento  su questo tema:

…e mentre decido cosa acquistare il mio guardaroba è oramai vuoto….

Scrive Arianna: il dubbio su come acquistare abbigliamento in modo responsabile può farci sentire bloccati negli acquisti (o purtroppo può spingere qualcuno a fare dietro front alla fine verso i canali tradizionali), ma in realtà ci sono tante soluzioni!

Da qualche anno pian piano ho iniziato a cambiare stile di vita, con l’obiettivo di diventare più ecosciente 😉 La ricerca di soluzioni più pulite e responsabili per vestirsi è uno dei punti che mi ha affascinato anche perchè necessario: l’industria tessile è il secondo settore più inquinante al mondo. All’inizio il panico è normale (“E ora dove compro? Come andrò in giro vestita? Dovrò cambiare stile e indossare cose “buone” ma che non mi piacciono tanto o non mi stanno bene?”). Per tanto tempo l’idea di abbigliamento responsabile, etico, ecologico, bio ecc. si è ancorata nell’immaginario a un look alternativo, prevalentemente di capi ampi e comodi in colori grezzi, poco al passo con le riviste di moda. Ma ci sono buone notizie anche per chi si veste in modo diverso da quell’immaginario: molto è cambiato e tanto ancora sta cambiando nella moda! E con i nostri acquisti di certo possiamo contribuire a questo cambiamento senza rinunciare al nostro stile personale, anzi affinandolo.

Magari avessi ancora il problema di non trovare capi da acquistare o da creare! Vedo tante cose belle leggendo di moda sostenibile e fatico a seguire la prima regola fondamentale degli acquisti consapevoli: poche cose, di qualità e che apprezziamo davvero.

Avete presente quando al mattino indossate un maglione preferito, una maglietta, una camicia, un vestitino che vi fa stare bene, che vi conforta, che vi fa sentire di partire con il piede giusto per una giornata meravigliosa? Qualcosa che ogni tanto nell’arco della giornata vi fa soprendere a pensare: “Certo che questa maglia è proprio comoda!” o “I colori di questo vestito sono proprio belli, mi mettono allegria!” o ancora “Questi pantaloni mi stanno proprio bene!”. Ho un maglione per esempio che indossato mi trasmette la morbida sensazione di essere teneramente protetta.

Ecco, immaginate di arrivare a vivere questa sensazione tutti i giorni! La ricerca di canali alternativi aiuta a prendere tempo per riflettere su due punti fondamentali: “mi piace davvero?”; “ne ho bisogno?”.

Prima di scoprire insieme dove e cosa possiamo acquistare comsapevolmente tenevo molto a condividere la regola numero uno: poche cose, di qualità e che amiamo. Vi garantisco che le sensazioni positive descritte sopra non potranno che essere potenziate al pensiero che con quel capo che indossate avete scelto di rovinare un pochino meno il nostro pianeta.

E per quanto sia difficile essere vestiti da capo a piedi al 100% nel modo più sostenibile possiamo però fare un passo alla volta!

….. Amo questo cappottino grigio di lana di un laboratorio artigianale! 

Quali sono gli uomini e le donne da cui possiamo prendere ispirazione e informazioni per aggiornare il nostro stile di vita?

Iniziamo con il personaggio che ha ispirato il movimento #ecoscienti:
Lester Russell Brown (Bridgeton, 28 marzo 1934) è un agronomo, scrittore e ambientalista statunitense. Ha scritto oltre venti libri sui problemi ambientali globali. È stato il fondatore del Worldwatch Institute nonché fondatore e presidente del Earth Policy Institute, organizzazione di ricerca non profit. Brown è stato descritto dal Washington Post come “uno dei più influenti opinionisti del mondo.

Ha scritto, fra i tanti, il libro “Un mondo al bivio” che vi consigliamo e di cui riportiamo uno dei passi conclusivi:

Informatevi, leggete, condividete questo libro con i vostri amici. Scegliete un aspetto che vi sta a cuore…..unitevi a un gruppo…organizzate un gruppo di persone affini che lavorino su una questione di comune interesse. Potete iniziare a parlare con gli altri per trovare un problema su cui lavorare. La scelta è nostra, mia e vostra. Possiamo andare avanti come sempre o condurre un’economia che continua a distruggere i suoi sistemi di supporto naturali fino ad arrivare a distruggere se stessa, o possiamo diventare la generazione che cambia direzione, portando il mondo su un sentiero di progresso sostenibile. La scelta sarà compiuta dalla nostra generazione ma avrà effetti su tutte quelle che verranno.”


Per fare qualcosa per il pianeta e  per noi stessi è importante dedicare anche solo qualche minuto dal divano, come ad esempio aderire alla  Campagna WWF per salvare le API.

Sulla pagina dedicata forniscono molte informazioni interessanti e ci propongono di compilare un Questionario dell’Unione Europea in Italiano suggerendo anche risposte adeguate per poter dare un indirizzo scientifico alle politiche che ne deriveranno.

Qualche numero tratto dall’articolo del WWF:

“Le sole api selvatiche, un vero e proprio esercito composto da oltre 20.000 specie, garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa. L’84% delle principali colture per il consumo umano in Europa richiedono l’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei prodotti, come molti tipi di frutta, verdura e frutta secca.”

Diffondete, informatevi, compilate e inviate entro il 5 aprile, è importante per tutti!!

Si avvicina il giorno dedicato all’acqua! Ricordiamoci: non sprechiamola, non inquiniamola, riduciamo i consumi di beni il cui ciclo produttivo richiede molta acqua (carne da allevamenti intensivi, alcolici…) tutti i giorni, non solo il 22 marzo!!
Fermiamoci un attimo e ricordiamoci che senza acqua di qualità non c’è vita!
https://www.youtube.com/watch?v=Bzd1p-n0Sjk

Il 22 marzo sarà celebrata la giornata mondiale dell’acqua. Come ci prepariamo? Oggi l’appello è rivolto ai fumatori. Cosa c’entra direte voi? Se proprio dovete fumare NON buttate i mozziconi a terra, finiranno nei corsi d’acqua avvelenandoli.
Qualche dato: ogni anno in Italia si può stimare vengano gettati 71 miliardi di cicche per un totale di 324 tonnellate di nicotina, 1440 tonnellate di catrame e condensato, 12.240 tonnellate di acetato di cellulosa!! Io non li voglio e voi?? Grazie per ricordarvelo ogni volta che NON farete più il gesto automatico di buttare la cicca per terra!
Se volete saperne di più leggete il rapporto di Enea in collaborazione con l’AUSL di Bologna!

http://www.plef.org/mozziconi-di-sigaretta-rifiuti-tossici-per-lambiente-e-la-salute/

Foto dalla campagna Marevivo “Ma il mare non vale una cicca?”


Cari lettori,  vi faccio un domandone:

essere ecoscienti è una questione di etica o di convenienza?

I comportamenti etici dovrebbero essere sempre il nostro faro ma spesso è la convenienza che guida anche inconsciamente le nostre azioni.

Perchè dovrei sentirmi ecosciente? Quali sono i vantaggi?

Modificare i propri stili di vita fa risparmiare il cittadino e lo stato.

Qualche esempio:  ridurre gli acquisti di beni per bisogni indotti dalla pubblicità, non gettare il cibo, eliminare i prodotti usa e getta, sostituire almeno in parte le proteine animali con i legumi sono piccoli gesti che consentono un risparmio inaspettatamente significativo, provare per credere!!

E per lo stato? Qui è sufficiente un esempio: uno studio congiunto OMS-OCSE[1] valuta in circa 83 miliardi di euro annui il costo sociale delle morti premature per cause ambientali in Italia.  E sapete quanto vale la legge di stabilità 2017? 27 miliardi di euro!

Questo semplice confronto rende l’idea di quanto sia importante integrare nella politica l’obiettivo della riduzione di tutti i tipi di inquinamento in tutti i processi.

Modificare i propri stili di vita fa sentire più leggeri ed energici! 

Vi sentite meglio quando anzichè buttare i rifiuti tutti i giorni riuscite a compiere l’operazione solo una volta la settimana?

La cura per l’alimentazione sana e con pochi pesticidi/additivi/conservanti vi fa sentire più energici?

Concludendo… cercare di essere ecoscienti è etico e inoltre conviene!

[1] Studio_OMS_OCSE_2015

Chi siamo? Siamo persone che vogliono essere consapevoli  degli  effetti che i propri comportamenti hanno sul pianeta, sulla relazione tra  esseri  viventi e con l’ambiente.

A cosa miriamo?

Cerchiamo di migliorare la qualità della nostra presenza sulla terra. Cambiare stile di vita non è facile e ha implicazioni complesse, farlo insieme è meglio.

La frase che ci ispira?

«Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta» (Margaret Mead – antropologa)

Cosa possiamo fare?

Condividiamo  le nostre esperienze, testimoniamo e supportiamo  altre persone nel percorso «ecosciente», diffondiamo le “buone pratiche”