di Arianna De Biasi

Leggendo del sistema di trasparenza e tracciabilità del marchio Rapanui, mi informo sul loro impegno ambientale. Non solo propongono indumenti (felpe, maglioni, cardigan, magliette, calze, camice di flanella) in materiali naturali biologici (con certificazione GOTS) e la possibilità di personalizzarli, ma si impegnano nel mostrare la catena di fornitura dei loro prodotti: approvvigionamento di tessuti, produzione, consumo di energie, trasporto e alcuni aspetti del post vendita.

“Per noi la tracciabilità consiste nell’aiutare i nostri clienti a fare scelte migliori attraverso il miglioramento delle informazioni disponibili al momento di decidere cosa acquistare. Crediamo che le persone siano davvero attente e stiamo lavorando sui modi per utilizzare l’enorme potere di cambiamento che i consumatori hanno e indirizzarlo verso risultati più positivi.”

Sul loro sito, attraverso una mappa interattiva possiamo esplorare il viaggio dei vestiti, vedere i mezzi scelti per il trasporto, sapere chi coltiva il cotone e così via. Nella pagina di ogni prodotto, cliccando sulla sezione “Storia” è possibile vedere il viaggio che ha compiuto.

È impegnativo per un’azienda condividere queste informazioni? “Non è stato particolarmente difficile per noi mappare e presentare tutti questi dati. Quando acquisti prodotti biologici certificati da fornitori eticamente accreditati, c’è sempre una documentazione cartacea che puoi seguire. Quindi abbiamo  iniziato a organizzare riunioni o telefonate per saperne di più. In questi giorni ci sono molte più persone che lavorano su questo tema, quindi i fornitori sono meglio preparati. Questo percorso è incoraggiante. Più di recente abbiamo iniziato a visitare le fabbriche e a muoverci nella catena di approvvigionamento, mentre otteniamo una migliore percezione del quadro complessivo. Gli audit contano e rispettiamo l’esperienza, ma abbiamo imparato che il modo migliore per conoscere il quadro completo è l’occhio tradizionale: visitiamo personalmente le fabbriche dei nostri fornitori”. 

Sul sito raccontano della difficoltà che vivono le aziende perché il costo di prodotti più sostenibili o del miglioramento delle condizioni dei lavoratori si contrappone direttamente all’aspettativa di prezzi costantemente inferiore. “Non è grandioso ma è comprensibile. Cerchiamo e vediamo un’opportunità in quello che sembra un problema. Se si tratta di un modello non funzionante, si cambia modello, i nostri sistemi automatizzati e senza scorte nei nostri stabilimenti nel Regno Unito rimuovono i compromessi tra valori e rischio. La tecnologia ci ha permesso di stabilizzare i prezzi e investire di più nella sostenibilità. Più recentemente, abbiamo sviluppato la nostra tecnologia di produzione nel Regno Unito, che ha creato ore stabili per la nostra forza lavoro, nonostante i picchi e le depressioni nella produzione”.

Non solo hanno applicato un nuovo modello, ma mettono a disposizione di altre aziende la loro tecnologia. “Sembrava un po’ sciocco fare tutto questo lavoro e poi limitarlo solo alle persone a cui piace Rapanui. Quindi abbiamo reso l’accesso a questa tecnologia aperto, consentendo a chiunque di costruire un’azienda utilizzando la nostra catena di approvvigionamento. L’abbiamo confezionata ed è disponibile gratuitamente. Ciò che a noi ha richiesto 10 anni, ora richiede 10 minuti di avvio su Teemill.com”.

Per i marchi slow fashion, che puntano sul produrre capi classici di qualità invece di rispondere alle tendenze del momento, è più semplice riuscire a tracciare ogni singolo indumento prodotto e introdurre questa prassi nel loro business plan. Un aspetto in più da considerare quando scegliamo da chi acquistare il nostro abbigliamento.

Link: https://rapanuiclothing.com/

di Piera Savino

Pensavo di  aver  quasi azzerato l’usa e getta quando mi ritrovo dal parrucchiere a guardare la mantellina che mi hanno messo e a fare la fatidica domanda: “ma questa la buttate via?”

Risposta…..”eh si!”

Replico: “eh no…la porto a casa così la prossima volta la riutilizziamo!

La parrucchiera mi guarda un po’ stupita ma complice e mi dice: quando chiamerai per l’appuntamento te lo ricorderò!

Spero che le altre clienti abbiano osservato e invogliate a fare altrettanto…..come mi auguro da voi lettori.

Il prossimo passo sarà convincere il titolare del negozio a proporlo a tutte le clienti..

Anche questo agguato è stato sventato! Ma attenzione, il prossimo è dietro l’angolo!

Ed eccolo, l’oggetto a cui ho salvato la vita!!


di  Piera Savino

Prendo spunto da  un video diventato virale in questi giorni per  raccontare cosa succede quando butto il sacchetto dell’umido:   TONF!!

Parto di casa con il sacchetto dell’umido in mano, lo butto nell’apposito  cassonetto. TONF!

Il secchione risuona:  sistematicamente, tristemente vuoto…. possibile che i miei concittadini facciano così pochi scarti alimentari? Ho ripetuto l’esperimento in più luoghi…

Questa è indifferenza indifferenziata! 

Se invece siete afflitti dal problema che  il percolato del vostro umido gocciola drammaticamente dalla cucina verso l’ascensore e oltre vi consigliamo di sostituire i sacchetti di mater-bi con quelli di carta, assorbono i liquidi e attenuano gli odori. Volendo far proprio le cose per bene c’è un’azienda che produce sacchetti specifici davvero comodi: http://www.sumusitalia.it/

Di Arianna De Biasi

Per molti, il nuovo inizio di un anno solare rappresenta un momento di riflessione e di formulazione di buoni propositi, dedicandosi al bilancio dell’anno appena concluso e all’identificazione di azioni da realizzare o di comportamenti da adottare o di abitudini da modificare nel nuovo anno. Se siete tra queste persone, se per voi la data del primo gennaio è un incentivo a cambiare in meglio qualcosa della vostra vita, se un nuovo anno vi dà la spinta a mettere in atto ciò che avete in mente e ora state preparando la vostra lista, perché non aggiungere un piccolo obiettivo sostenibile? Si legge di imprese del genere “un anno senza shopping”, “un anno senza fast fashion”, “un anno senza rifiuti”, “un anno senza supermercato” e altre storie esemplari di chi svegliandosi a Capodanno ha iniziato una sfida con determinazione, motivato a eliminare radicalmente un’abitudine non molto sana per se stessi, altre persone, l’ambiente, le proprie finanze, la salute, ecc. 

Non è necessario però compiere grandi imprese da titolo di giornale, benché lodevole pure per il fatto di spingere altri a riflettere su qualche comportamento: anche UNA piccola modifica inserita in ognuna delle nostre liste può portare un grande risultato per l’ambiente (e quindi per la nostra salute), come somma di tanti piccoli cambiamenti.

Ecco 20 idee di buone intenzioni, da cui attingere per la nostra lista, principalmente sull’argomento moda sostenibile, ma qualsiasi azione a beneficio dell’ambiente è benvenuta 🙂

 a) Tratto con più cura i miei capi di abbigliamento, impegnandomi a farli durare a lungo, lavandoli quando necessario con prodotti ecologici e delicati, riponendoli con riguardo. 

b) Faccio caso a ciò che nell’armadio non indosso mai e lo regalo.

c) Prima di buttare un indumento mi impegno a pensare come riutilizzarlo, riciclarlo, ripararlo, donarlo.

d) Provo a riparare o a far riparare almeno un capo, un accessorio, un paio di scarpe destinato ai rifiuti.

e) Prima di comprare un nuovo indumento o accessorio mi impegno a riflettere bene per qualche giorno su quanto ne ho davvero necessità, verificando di non avere già qualcosa a disposizione nel guardaroba.

f) Stabilisco un numero massimo di acquisti per il prossimo anno (es. 1 paio di scarpe, 2 maglioni, 3 magliette, ecc.).

g) Se ho davvero bisogno di acquistare qualcosa di nuovo, provo a cercarlo di seconda mano e vintage oppure nuovo in fibre al 100% naturali da artigiani o aziende impegnate socialmente e per l’ambiente.

h) Evito di acquistare nelle catene di fast fashion, prediligendo artigiani e aziende attente alle persone e all’ambiente.

i) Porto con me le borse di tela quando andiamo a fare la spesa.

l) Imparo a rammendare, attaccare bottoni, fare piccole riparazioni o cucire qualcosa di nuovo (in base al livello di esperienza e manualità).

m) Mi impegno almeno una volta alla settimana a sostituire l’auto con una camminata/biciclettata/passeggiata più mezzi pubblici. Magari facendo caso a negozi di artigiani vicino casa (sartorie, calzolai, ecc.)!

n) Elimino prodotti chimici per lavare i miei indumenti.

o) Uso la lavatrice solo quando raggiungo il pieno carico e lavo a temperature contenute.

p) Faccio caso a quanti rifiuti produco, soprattutto indifferenziati e di plastica, magari provando a quantificare la produzione settimanale.

q) Se so cucire o rammendare mi impegno a insegnare almeno ad un’altra persona in questo anno.

r) Mi impegno a leggere almeno un libro o a guardare un documentario sull’ambiente all’anno (al mese, ogni sei mesi, ecc.). 

s) Rinuncio a una piccola o grande comodità in favore dell’ambiente, magari una di quelle per cui ripeto sempre “eh no, questo è proprio impossibile”: comprare cibo già pronto nella plastica, utilizzare l’auto, comprare l’ultima moda del momento, mangiare in piatti di plastica, portare tutto a lavare in lavanderie chimiche (ricorrere quando necessario magari a un’ecolavanderia anche se non sotto casa), acquistare creme e trucchi dannosi per noi e l’ambiente solo perché ci piacciono tanto, lasciare i caricabatterie attaccati, prendere e buttare senza trovare prima una soluzione, fiondarsi su acquisti non ragionati per migliorare l’umore, acquistare tanti vestiti a basso costo per i nostri bambini, ecc.

t) Svolgo volontariato oppure faccio donazioni mensilmente (o con altra frequenza) in sostegno di organizzazioni impegnate in cause sociali e ambientali.

u) Evito la plastica usa e getta (non riesco a non inserirlo, è più forte di me!) e declinato nell’abbigliamento diventa ”Evito di acquistare indumenti in fibre sintetiche”.

v) Racconto a qualcun altro del mio impegno, spiegandone le ragioni e mostrando che cambiare qualcosa è possibile!

Quali buoni propositi inserirete? Leggeremo volentieri le sfide per il nuovo anno!

di Arianna De Biasi

Tempo di regali e di ricerche di ispirazione per trovare doni graditi. In rete impazzano articoli con proposte per il Natale di tutti i generi, anche di bellissime idee sostenibili. Questa è un’iniziativa speciale, diversa dalle altre.
Da qualche tempo ho scoperto Kiva, un’organizzazione non profit internazionale, fondata nel 2005 e con sede a San Francisco, con la missione di collegare le persone attraverso i prestiti per alleviare la povertà.
Non propone di effettuare donazioni, ma prestiti che consentano a qualcuno nel mondo di iniziare o far crescere un business, andare a scuola, accedere a energia pulita o realizzare il proprio potenziale. Per alcuni è una questione di sopravvivenza, per altri è il carburante per un’ambizione che dura tutta la vita. I progetti avviati avranno impatto sul destinatario, sulla sua famiglia e sulla comunità.
“Crediamo che il prestito con migliaia di altri sia uno dei modi più potenti e sostenibili per creare un bene economico e sociale. Il prestito a Kiva crea una partnership di mutua dignità e rende facile toccare più vite con lo stesso dollaro. Finanziare un prestito, rimborsarlo, finanziarne un altro”.
È possibile regalare una carta regalo, che consentirà a chi la riceve si scegliere a chi donare e quando il prestito sarà ripagato potrà riutilizzare l’importo per finanziare altri progetti, avendo un impatto più grande! La gift card può essere stampata, inviata via mail o spedita via posta.
Perché non regalare la possibilità di realizzare tanti sogni sparsi per il mondo?

In tema di abbigliamento sostenibile, qui sotto troverete 4 progetti scelti (sul sito è presente una varietà di iniziative raggruppate per tipologia, esempio “Eco-friendly”, Istruzione, Donne, Agricoltura, Arte, ecc. e per area geografica*).

Link al sito: Kiva

 

 

A) Indosole; è una società impegnata a ridurre gli sprechi nell’upcycling e nel riciclo dei pneumatici in suole di calzature, fornendo al contempo un impiego equo agli artigiani indonesiani.
L’impatto? Indosole ha impedito a oltre 80.000 pneumatici buttati di finire nelle discariche in Indonesia. Offrono anche lavoro a più di 40 artigiani indonesiani e personale interno negli Stati Uniti.
https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.kiva.org%2Flend%2F1659603&data=02%7C01%7C%7C2bb632519eeb4f5c23fc08d661067f29%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C636803077854513062&sdata=MXd214U9VNggraEbMMx8maR6muDIozWtuxRgZH8qo0A%3D&reserved=0

 

 

B) Negozio di Selpha, Kenya – Vestiti usati.
Selpha ha 58 anni ed è una vedova con quattro figli, tra i quali tre hanno meno di diciotto anni. Vende vestiti usati da sette anni. Ha fatto domanda per il terzo prestito per consentirle di acquistare più capi di abbigliamento, soprattutto per donne e ragazze a causa della crescente domanda nel mercato.
https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.kiva.org%2Flend%2F1646038&data=02%7C01%7C%7C2bb632519eeb4f5c23fc08d661067f29%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C636803077854513062&sdata=UBQgAGdQMpBffte5iJYwmkwMmUFEUQCW0AgiJDMcniU%3D&reserved=0

 

 

C) Heritage Juru Group, Zimbabwe – Vestiti usati.
Ashel rivende vestiti di seconda mano dal Mozambico, approfittando della sua vicinanza al confine con il Mozambico, al mercato di Mutoko. La sua attività la aiuta a integrare le entrate del marito; suo marito la supporta molto nella gestione e pianificazione dei problemi aziendali. È una donna felicemente sposata di 31 anni. È molto felice che attraverso i suoi affari sia in grado di mandare i suoi figli a scuola e mettere il cibo sul tavolo.
Ashel ha unito le forze con altre due donne per formare un gruppo che hanno chiamato Heritage. Il gruppo ha sede a Mutoko. Il loro primo prestito li ha aiutati a far crescere i profitti e il reddito disponibile. Da allora i loro mezzi di sussistenza sono migliorati.
https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.kiva.org%2Flend%2F1649412&data=02%7C01%7C%7C2bb632519eeb4f5c23fc08d661067f29%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C636803077854513062&sdata=OQBxcQZJQHBq6Y9yJ2O590vKYL03E2akT5bWW8YBkNU%3D&reserved=0

 

 

D) Nuevo Amanecer 2 Group, Guatemala – Fili e tessuti per creare abiti tradizionali.
Rebeca, 19 anni, vive con la sua adorabile famiglia nella città rurale di Chuipoj. Si è guadagnata da vivere facendo vestiti tradizionali per 8 anni e vende ciò che produce localmente. Sta facendo domanda per un prestito che userà per comprare i tessuti e i fili di cui ha bisogno per realizzare gli abiti che vende. Vuole costruire una vita migliore per la sua famiglia.
https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.kiva.org%2Flend%2F1661367&data=02%7C01%7C%7C2bb632519eeb4f5c23fc08d661067f29%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C636803077854513062&sdata=oOhLqHmrmGU%2FhqTt%2FBx9kfZ2uiu0TLsJ3DtqHlaWqNg%3D&reserved=0

 

PS La totalità del prestito è destinata al finanziamento di progetti. Kiva copre i costi principalmente attraverso donazioni facoltative nonché attraverso il sostegno di sovvenzioni e sponsor.

*Personalmente mi hanno colpito molto le richieste di prestiti per poter costruire servizi igienici all’interno della propria abitazione…

di Piera Savino

Questo per me è un articolo difficile: scrivere  sul cambiamento climatico è  impegnativo e smuove tante emozioni.

Il 2 dicembre 2018 inizia la COP24 ovvero la conferenza delle parti, la 24°. Ebbene si, sono 24 anni che nel  mondo ci si riunisce per affrontare il tema del cambiamento climatico ma ancora non c’è stata una vera svolta che auspichiamo accada in questi giorni. 

Il mondo si sta scaldando e gli scienziati sono concordi nell’affermare che questo riscaldamento è preoccupante e che gli effetti nocivi si stanno già facendo sentire, qui sul nostro amato pianeta.

Io ho una grande nostalgia dei ghiacciai alpini che frequentavo abitualmente da giovane e anche se spesso ho un senso di impotenza ho deciso che non voglio  stare alla finestra a guardare, anche perché  sono gravi le ingiustizie e sofferenze sociali provocate dal nostro modo di trattare le risorse della terra.

Sono credente e la crisi ecologica mi ha fatto toccare con mano  gli effetti del “nostro” comportarci in modo incoerente con i valori etici o religiosi in cui  diciamo di credere.

Tuttavia proprio il fatto di essere credente mi spinge a pensare che con l’impegno di tutti, materiale e spirituale, con la conversione del cuore il problema potrà essere affrontato e gestito.

Per questi e molti altri motivi mi sento particolarmente vicina a tutti coloro che sono in questi giorni a Katovice e chiedo ai miei lettori di leggere la dichiarazione del nostro Presidente della Repubblica  https://www.quirinale.it/elementi/19199 e di seguire questo importante evento!

di Arianna De Biasi

5 proposte che abbiamo selezionato per i nostri lettori alla ricerca di una giacca resistente e protettiva per la stagione, comoda e bella, con un occhio all’impatto ambientale. La possibilità di acquistare la giacca che fa per voi, che davvero vi piace, e che allo stesso tempo sia stata realizzata con l’impegno di ridurre l’impronta sull’ambiente è ampia. Troverete i link per guardare altre proposte, oltre a quelle che vi presentiamo e che ci sono piaciute pensando a voi.

Quando compriamo una giacca, è meglio sceglierla pensando di non disfarsene il prossimo anno ma che possa piacerci nel tempo. Perché per quanto la produzione sia stata realizzata con attenzione alla sostenibilità si tratta comunque di materiali riciclati, più durano e più l’ambiente ringrazia. Un buon capo può arrivare dopo decenni alla fine del ciclo di vita. Scegliete qualcosa di cui non vi stancherete presto!

 

Ecoalf
Giacca realizzato al 100% da bottiglie di plastica riciclate. Abbiamo scelto questa ma Ecoalf, brand spagnolo, propone diversi modelli, più sotto il link per visionarli. Ci piace il loro impegno in progetti di pulizia del mare dalla plastica, recuperando rifiuti nel Mediterraneo con la collaborazione dei pescatori.
“Cerchiamo una nuova generazione di consumatori con una consapevolezza in aumento e allo stesso tempo fedeli ai loro valori estetici. Creiamo oggetti che rendono al vostra vita più divertente senza danneggiare ulteriormente la nostra relazione con l’ambiente. Facciamo questo cancellando parte della nostra impronta ambientale che macchia il mondo”.
In occasione del Black Friday hanno deciso di non partecipare e di sottolineare invece il bisogno di consumatori consapevoli, attivando un servizio di riparazione nei loro negozi, per chiudere ulteriormente il cerchio nel loro modello di economia circolare.
Hanno la certificazione B corporation, che individua le persone che utilizzano l’azienda come forza rigeneratrice per la società: non le migliori aziende DEL mondo ma le migliori aziende PER il mondo.
Negozio on line. Trovate alcuni capi anche su Yoox Italia. 
https://ecoalf.com/ue/21-jackets-coats

 

 

Save the duck
È uno dei miei marchi preferiti. La giacca che proponiamo è in 100% poliestere riciclato, con 30% di componente PET a base vegetale , creato attraverso la polimerizzazione e la filatura a fusione di glicole etilenico derivato dalle piante, estratto dalla melassa di canna da zucchero. È reversibile, quindi sarà come avere due giacche: abbiamo scelto questa in verde oliva da un lato e verde scuro dall’altro. È ripiegabile nella sua borsa per il trasporto (vi assicuro che risulta molto comodo quando si viaggia da un posto caldo a uno freddo o viceversa).
La gamma proposta è ampia, ma verificate di scegliere la linea in materiale riciclato, ottenuto dalle bottiglie di plastica.
Save the Duck è un’azienda italiana. “Abbiamo un impegno quotidiano: migliorare la sostenibilità della nostra azienda nel pieno rispetto degli animali, dell’ambiente in cui vivono e delle persone che lo abitano. Per noi fare Moda significa essere responsabili delle nostre azioni ed onesti con i nostri clienti. Ogni collezione è accuratamente studiata dal nostro team per garantire la creazione di capi comodi, belli e rispettosi dell’ambiente e degli animali. I nostri capi sono 100% animal free e non ammettono l’utilizzo di piume, pellame, pelle o pelliccia”. 
Negozio on line e molti rivenditori che è possibile individuare dal loro sito.
https://www.savetheduck.it/it_it/recycled-collection/

 

 

Quagga
Un altro marchio italiano, da cui abbiamo selezionato questa giacca stretch, dal massimo comfort e che offre protezione da pioggia, neve, freddo e vento. Completamente prodotta in Italia, è realizzata al  100% in materiale riciclato.
Quagga propone capi di abbigliamento sostenibili e responsabili, “realizzati in contesti di giustizia sociale privi di discriminazioni, ponendo sempre al centro della nostra attività il rispetto per l’ambiente, per le persone e per le relazioni umane. Tutti i tessuti utilizzati sono in poliestere 100% riciclato con certificazione Bluesign, le ovatte termiche sono rigorosamente in fibra riciclata che, da Bergamo, viene lavorata vicino a Padova; anche le chiusure lampo sono in nylon o poliestere senza PVC, sostanza bandita dalle normative GOTS. Quagga vanta il maggior rating (VVV+) della certificazione Animal Free. selezioniamo i materiali, costituiti al 100% da fibre riciclate prive di sostanze nocive responsabili di allergie e potenzialmente cancerogene, a totale vantaggio della salute del consumatore finale, delle maestranze adibite alle lavorazioni e del territorio nel quale queste si svolgono. Tutti gli attori del progetto – fornitori di tessuto, di imbottiture e di minuterie accessorie – sono selezionati in base alle certificazioni ambientali conseguite ed alla loro disponibilità ad individuare sotto le nostre direttive materiali sempre più sostenibili e performanti”.
Negozio on line e punti vendita fisici
http://www.quagga.it/it/23-giubbotti-uomo

 

Tentree
Questa giacca è realizzata in poliestere recuperato e riciclato, i cordini e il logo sono di sughero. È trattata con un rivestimento idrorepellente.
Per ogni indumento acquistato saranno piantati 10 alberi. Tentree vuole diventare il brand “più ecologicamente progressista del pianeta”. Non si prefiggono solo di ridurre l’impatto dell’industria dell’abbigliamento, ma desiderano anche ispirare una generazione a credere che sia possibile rivitalizzare l’ambiente. “Il nostro obiettivo é piantare 1 miliardo di giacche entro il 2030”. 
Si impegnano a utilizzare tessuti sostenibili (cotone biologico, poliestere riciclato, sughero o cocco).
Negozio on line.
https://www.tentree.com/collections/mens-outerwear/products/sp18-mocoo?VINTAGE%20INDIGO#

 

 

Patagonia
La scelta è davvero ampia. Di Patagonia abbiamo scelto questa giacca anti pioggia classica, minimalista. L’esterno è realizzato in nylon 100% riciclato ed è traspirante. Può essere ripiegata nella tasca scaldamani. È disponibile in più colori.
Parliamo spesso di questo marchio, per l’impegno verso l’ambiente e per le iniziative che propongono al fine di cambiare l’atteggiamento consumistico nel mondo (organizzano workshop di riparazione dei loro capi e di vendita del loro usato, promuovono campagne di acquisto più consapevole, creano incontri con tematiche relative alla natura).
La loro missione? “Realizzare il prodotto migliore, non provocare danni inutili, utilizzare il business per ispirare e implementare soluzioni per la crisi ambientale”. “Per noi di Patagonia, l’amore dei luoghi meravigliosi e incontaminati del nostro pianeta si traduce in un’attiva partecipazione alla lotta per la loro salvaguardia e per cercare di invertire il precipitoso declino della salute dell’ambiente a livello globale. Devolviamo il nostro tempo, i nostri servizi e almeno l’1% delle nostre vendite a centinaia di gruppi ambientalisti in tutto il mondo che lavorano concretamente per fare la differenza”.
Negozio on line e punti vendita fisici in diverse città italiane.
https://eu.patagonia.com/it/it/shop/mens-jackets-vests?start=0&sz=60#tile-41

di Arianna De Biasi

Da domani (23 novembre) al 3 dicembre si svolge Make something week, l’evento internazionale dedicato al creare come alternativa alla cultura consumistica. Invece di fare shopping, si trascorrerà tempo di qualità con amici, familiari e la propria comunità. Saranno organizzate iniziative in tutto il mondo in cui ci si ritrova per insegnarsi l’un l’altro competenze e modi divertenti e creativi per utilizzare le risorse a disposizione: condividendo, riparando, creando e facendo da sé saranno trasformati vecchi oggetti in qualcosa di nuovo e meraviglioso!

Sul sito dedicato, troverete le iniziative che saranno svolte in Italia: a Milano, Udine, Torino, Genova, Bologna, Pisa, Prato, Perugia, Napoli, Salerno, Caserta, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania. Qui tutte le indicazioni:
https://www.makesmthng.org

Nel sito troverete anche tantissime idee su come partecipare: creando un guardaroba minimal, avendo cura dei propri abiti, utilizzando alternative zero waste, organizzando laboratori creativi, riparando oggetti, ecc.

In risposta al Black Friday, Make something!

#MakeSmthng

di Arianna De Biasi

Manca ormai solo una settimana all’appuntamento che segna l’inizio dello shopping in vista di Natale, il Black Friday. Per venerdì 23 novembre molti negozi propongono forti sconti sui loro prodotti. Lunedì 26 novembre sarà invece la volta delle offerte vantaggiose su acquisti tecnologici (Cyber Monday).

La tentazione di farsi prendere la mano e comprare di tutto, con la scusa del risparmio, è forte. Il rischio di acquistare anche ciò che non serve non è da meno.

Perché invece non dedicare queste giornate a un gesto sostenibile e responsabile? Per esempio aggiustando o facendo aggiustare qualcosa che abbiamo in casa, altrimenti destinato a essere buttato e sostituito con un nuovo acquisto. Oppure recuperando oggetti o scarti che diventerebbero rifiuti creando qualcosa di nuovo con le proprie mani o trovando un nuovo utilizzo. Che ne dite di provare? Saremo felici di pubblicare il vostro gesto sostenibile e responsabile!

E se proprio, proprio non riusciamo a resistere allo shopping e ai bombardamenti di sconti… Proviamo a pensare se davvero abbiamo bisogno di comprare un articolo nuovo o se possiamo acquistare di seconda mano. Chiediamoci una volta in più se è necessario e perché desideriamo avere quel particolare oggetto. Stiamo comprando qualcosa che diventerà presto un rifiuto o che durerà nel tempo? Migliorerà veramente la nostra vita? Ci darà solo un’euforia provvisoria o ci sarà d’aiuto, ci farà sentire bene nel tempo? L’importante è compiere scelte in modo consapevole 🙂

E se proprio, proprio arrivati a questo punto abbiamo deciso di comprare… perché non cerchiamo almeno di scegliere un produttore sostenibile? Condividiamo i 15 aspetti di Dress Ecode (pagina dedicata all’abbigliamento sostenibile) per individuare un brand attento agli aspetti ambientali e sociali. Abbiamo una settimana di tempo per ragionare sui nostri acquisti e per cercare un’alternativa sostenibile, proviamo? Non importa trovare la perfezione, possiamo scegliere i punti che per noi sono più rilevanti, per esempio i 5 che meglio riflettono ciò in cui crediamo e sulla base di questi selezionare da chi acquistare. Il cammino verso uno stile di vita più responsabile è fatto di passi piccoli e grandi, non sempre di salti da gigante!

Fateci sapere!

Pomodoro Chinellato (L. lycopersicon) da 90 anni conservato dalla famiglia e consegnatoci dalla Signora Elisa. (Foto dal sito di Cercatori di semi)

di Arianna De Biasi

Cercatori di semi è un’associazione culturale non profit che si prefigge di salvare le varietà locali antiche che vanno scomparendo. Per questo ha lanciato un appello: “Se conosci una varietà antica del tuo luogo, coltivata dalla tua famiglia o da qualcuno che conosci e vuoi far in modo che non si perda contattaci all’indirizzo email semidasalvare@cercatoridisemi.com oppure  telefonaci al 3802179318oppure dalla pagina dedicata cliccando su Segnala una varietà.
Una volta che avrete effettuato la segnalazione, penseranno loro al ritiro tramite corriere, gratuitamente per voi, e coltiveranno il seme in orti dedicati in modo da non consentire ibridazioni.
Riceverete una parte delle sementi, un’altra sarà conservata nella Banca dei Semi e un’altra ancora distribuita gratuitamente. 
Le sementi prenderanno il vostro nome!

Le antiche coltivazioni sono sempre meno frequenti, rischiamo di perdere un’importante eredità e di ridurre la biodiversità. Rischiamo di non mangiare più gustose varietà di frutta e verdura. Cercatori di semi si impegna a preservare le caratteristiche degli ecotipi locali antichi favorendo la biodiversità e l’ecosostenibilità.

Non è una meravigliosa iniziativa? Buona caccia al tesoro (visto il valore prezioso è proprio il caso di chiamarlo così!)

Foto: dal sito di Cercatori di semi.
Link alla pagina:
https://www.cercatoridisemi.com/segnala-una-varieta?gclid=CjwKCAiAt4rfBRBKEiwAC678KfM04s5py-XoLvRiY10s__XYSJ0hFWaKN49rL5wH48MGg_tl4v97nBoC5a4QAvD_BwE