Le 4 Fasi dell’evoluzione della spesa (alimentare) consapevole

di Daniela Errico

E dopo aver visto insieme le strabilianti virtù del cibo fatto a mano, una domanda sorge spontanea: DOVE prendo gli ingredienti di base? o meglio, DOVE faccio la spesa alimentare?

Prima di decidere DOVE, però, è doveroso chiedersi COME individuare i posti dove poter fare la spesa.

Informandoci, naturalmente! solo così, infatti, potremmo organizzarci al meglio in base ai nostri impegni ed il tempo a nostra disposizione (il tempo è tiranno si sa ^^ )
Dunque mappa alla mano ed esploriamo le zone che abitualmente frequentiamo, sia fisicamente che virtualmente. Parlo di “zone” perché spesso si tende ad escludere dal proprio “raggio di azione” le zone in cui si studia o si lavora, oppure dove si portano i figli a scuola, e si finisce col considerare solo quella in cui è ubicata la casa. Invece, a pensarci bene, le altre zone elencate sono altrettanto “frequentate” da noi durante la settimana (in alcuni casi anche di più di quella di casa), quindi perché escluderle a priori?

Una volta acquisite le informazioni potremmo decidere dove acquistare il nostro cibo, come al solito vi presento le fasi che mi hanno condotto all’attuale stile di spesa.

Fase 1 – Faccio la spesa dove costa dimeno. L’abbiamo fatto tutti, specialmente se fuori-sede, disoccupati, precari o stipendiati da fame. In questa fase, non c’importa se il prodotto acquistato viene da dietro l’angolo o dal Giappone, basta che costi poco. Si fa la spesa guardando solo il prezzo, ignorando sia la provenienza che gli ingredienti che compongono il prodotto. Per esempio, avete mai notato che in alcuni succhi di frutta l’etichetta indica chiaramente che il 70% è composto da acqua e solo il 25% è frutta? Alla faccia del”succo”! è più una “bevanda gusto di…”

Fase 2 – Voglio essere salutista, faccio la spesa al negozio Bio. In questa fase, di solito, in noi si è risvegliato l’amore per noi stessi, decidiamo, quindi, di comprare prodotti biologici, che in alcuni casi comunque vengono dal Giappone. Ma sono biologici: senza pesticidi e sostanze nocive. Magari gli animali non sono maltrattati, che ci sta sempre bene. Ma quanto costa all’ambiente? E soprattutto quanto mi costa il Bio? In effetti frutta e verdura non sono economici come al supermercato e quanto ai prodotti confezionati, beh, costano molto molto di più di quelli del supermercato/discount a cui eravamo abituati. E poi, il solito dubbio: chi mi assicura che è biologico?

Fase 3 – Mercato contadino. Come il biologico, trovo solo prodotti bio, in più a Km0, quindi fa bene anche all’ambiente! Per il costo, possono trovare delle offerte, ma di solito costa di più del supermercato, a volte, meno del Bio perché gli imballaggi sono minimi. Però vuoi mettere? Puoi parlare direttamente con la persona che ha coltivato quello che stai per acquistare, vedere come e dove sono stati prodotti (perché con i cellulari del contadino puoi fare il virtual tour)e persino farti dare qualche dritta sulla preparazione degli ortaggi e verdure. Potresti anche andare di persona a vedere le coltivazioni, perché essendo a km0 sono posti vicini!

Fase 4 – Autoproduzione. Cioè farsi assegnare un orto urbano e coltivarsi le verdure da solo. C’è anche chi una mini produzione di frutta, verdura e ortaggi la fa sul balcone o sul terrazzo di casa. Generalmente però non è facile produrre il fabbisogno familiare con l’autoproduzione: l’orto necessita di cure costanti, per cui se non puoi dedicartici a tempo pieno, avrai si dei raccolti ma sarà difficile (anche se non impossibile) soppiantare completamente la spesa “esterna”.

E quindi? Quindi in definitiva, al momento, la combinazione di più sistemi di spesa mi sembra un buon compromesso:

Fase 5 – Mix dellefonti alimentari. Io mi sono organizzata così: al momento la mia principale fonte di acquisto è il mercato a Km0, seguita dai raccolti dell‘orto urbano (foto in alto). All’occorrenza, però, mi approvvigiono anche con le altre opzioni (bio e supermercato, prediligendo cibi con minimo imballo e prodotti poco distanti da me).

L’obiettivo chiaramente è quello di avvalersi maggiormente dell’auto produzione e del mercato a km0, ma nel mentre che ci arriviamo, possiamo concederci qualche eccezione negli altri negozi.

Modificare le nostre abitudini gradualmente è sicuramente meglio che forzarsi ad un cambiamento immediato e radicale che crea stress e che spesso porta a rinunciare, nella convinzione che sia “troppo per noi”. Non è vero?

Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio.” (Carlo Petrini, gastronomo, sociologo, scrittore e attivista italiano)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *