Le 4 Fasi dell’evoluzione del “Dissetarsi fuori casa”

di Daniela Errico

Essere Ecosciente, per me, significa sforzarsi, giorno dopo giorno, di essere coscienti del mondo che ci circonda cercando di individuare le azioni utili al miglioramento della qualità della propria vita e di quella degli altri (in senso lato i.e. natura ed animali inclusi).

Questa consapevolezza ha generato inevitabilmente una serie di cambiamenti nella mia esistenza, che, però, non sono stati immediati: hanno necessitato di più passi per realizzarsi.

Ho deciso pertanto di raccontarvi l’evoluzione di alcune abitudini della mia vita da Ecosciente, ripercorrendo le fasi  che hanno portato al cambiamento.

Cominciamo con il “Dissetarsi fuori casa“, una pratica molto diffusa tra gli umani, comunemente nota come: bere.

Fase 1 – Bevo occasionalmente. In questa fase bevevo veramente poco: per strada, alla fontanella (quando la trovato) o al bar; in ufficio, invece, bevevo una o due bottigliette d’acqua comprate al distributore automatico, quando c’era, altrimenti, giusto una, se mi ricordavo di comprarla in pausa pranzo.

Fase 2 – Riciclo infinito della bottiglietta di plastica. Quando ho capito che bere poco non faceva bene alla mia salute e che comprare 2-3 bottigliette di plastica al giorno per bere un litro/litro e mezzo d’acqua produceva una montagna rifiuti inutili (circa 15 a settimana, 300 al mese, 3300 l’anno…) ho pensato bene che mi sarebbe bastato “riciclare” una bottiglietta più volte. Si, ma quante volte si può riutilizzare una bottiglietta che in teoria sarebbe monouso?

Fase 3 – Uso un thermos o una borraccia di acciaio. Visto che la bottiglietta di plastica non è riciclabile all’infinito e che ad oggi non sono convinta esista una plastica che non rilasci (alla lunga) particelle plastiche nell’acqua, ho deciso di passare direttamente al thermos prima e  borraccia in acciaio dopo: problema risolto..o almeno così credevo! Perché in realtà il tappo del thermos e quello della borraccia sono in plastica, mentre la filettatura è di metallo, quindi alla lunga il tappo perde la filettatura ed il contenitore perde liquidi. Inoltre, se la bocchetta è stretta, pulire l’interno non è molto agevole e visto che l’esterno è colorato, non è possibile verificare lo stato interno del contenitore. Come faccio a sapere se è pulito bene?

Fase 4 – La svolta: La bottiglietta in vetro. Al momento questa è l’ultima fase dell’evoluzione, ma non escludo potrebbero essercene altre in futuro, più adatte alle mie esigenze. Consiste nel riuso di una bottiglietta in vetro che prima conteneva del succo di frutta. Il tappo è di metallo (come quello dei barattoli) quindi non si rovina con l’uso e non permette perdite di liquido, inoltre il contenitore è di vetro per cui si può constatare ad occhio nudo lo stato di pulizia o di calcare presente all’interno e si può pulire/smacchiare/decalcificare(=togliere il calcare) in modo naturale ed ecologico usando aceto e/o bicarbonato. E per finire non rilascia sostanze tossiche nell’acqua.

Con l’ultima fase ho soddisfatto il mio bisogno di acqua a portata di mano, igiene del contenitore, durevolezza, riciclabilità, zero waste ed anche estetica!

Meglio di così, si accettano suggerimenti! 🙂

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