Orti Urbani: Coltiviamo le nuove generazioni!

di Daniela Errico

Dopo la bella esperienza che vi ho raccontato in “Orti Urbani: A veder zappare viene voglia!” ho deciso di dare una mano ai coordinatori del Corso di Piccolo Ortista organizzato negli Orti Urbani Garbatella.
Considerando che l’attività consiste nel piantare, curare e raccogliere i frutti della terra, il corso è stato pensato per i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, tuttavia già dal primo incontro (il primo di quattro) ci siamo ritrovati davanti un piccolo gruppo di bimbi di età inferiore ai 5 anni.

E quindi..Ricalcolo!

Perché la domanda nasce spontanea: a che età i bambini sono in grado di capire e relazionarsi con la terra, le piante e gli insetti? Ora come ora, direi proprio che non c’è un limite!

Tuttavia bisogna riorganizzare la forma con cui gli si fa fare l’esperienza. Quindi siamo partiti da un concetto molto semplice: i sentieri. Perché? E’ semplice, bisogna stare attenti a non pestare le giovani piantine e rispettare il lavoro di chi le ha coltivate e se ne prende cura ogni giorno. I bambini questo concetto lo capiscono benissimo, se glielo spieghi. Quindi, niente di meglio di un bel giretto tra gli orti per toccare con mano un sentiero ed imparare a distinguerlo da un orto ed intanto guardarsi intorno cercando di riconoscere le piante.

E poi già che ci siamo perché non fare qualche domanda agli ortisti intenti a curare l’orto? Inizialmente un po’ timidi, una volta dato loro l’esempio, facendo le prime domande, i piccoli hanno preso coraggio ed hanno iniziato a verbalizzare le loro curiosità. E’ incredibile vedere come l’esempio di uno riesca a dare coraggio all’altro! Basta che un bimbo faccia una domanda che subito un altro si accoda. Chiaramente ci sono anche bimbi molto timidi per cui il livello di coinvolgimento resta comunque molto personale, ma poi tutti sono attenti alle risposte, anche i più introversi. La natura li affascina.
Mi ha colpito molto la concretezza delle loro domande, legate fondamentalmente a ciò che vedevano (perché c’è la paglia sul terreno? Cos’è questa pianta? perché l’hai piantata lì?). Sono curiosi osservatori e ne sanno più di quanto ti aspetti, per esempio, quando siamo passati vicino all’alveare ed ho chiesto loro se sapevano quali fossero e a che servissero quegli insetti hanno risposto, orgogliosi di saperlo, che erano api e che producono miele. Collegavano, esaltati, quanto visto nei loro libri con quanto vedevano dal vivo. Qualcuno ha riconosciuto anche qualche albero da frutto, quando ci siamo passati vicino, ed ha coinvolto gli altri nel riconoscimento del frutto (limone).
Sorprendente il successo riscosso dall’albero di fico ed in particolare dal “fichino” (frutto piccolo appena spuntato), che ha affascinato tutti i bambini! (la visita al fichino è diventata una tappa obbligatoria del tour!)

Ma ora un po’ di pratica!
Visto che l’ortista ci aveva spiegato che mettere la paglia intorno ad una piantina è utile, perché la ripara dal freddo, in inverno, e dal caldo, facendole ombra e trattenendo l’acqua, d’estate: siamo andati a mettere la paglia sulle piantine!
Entusiasti e divertiti hanno messo la paglia, forse in maniera non troppo precisa, ma se glielo facevi notare si prodigavano per sistemarla meglio! L’attenzione messa nel cercare di fare al meglio quello che gli indicavi, mi ha stupito.
Verrebbe da chiedersi: se non ricevono un premio a farlo per bene, perché s’impegnavano così tanto?
Semplice: perché si sono appassionati!

Infine hanno piantato un ravanello, acquisendo consapevolezza del perché e quale parte va sotto terra e quale va lasciata fuori, perché prenda luce e calore. Reazione: incantati e soddisfatti!

E per finire foto ricordo di questa bella esperienza, tutti insieme e con le piantine appena piantate!

 

L’obiettivo finale dell’agricoltura non è la coltivazione di colture, ma la coltivazione e la perfezione degli esseri umani.” Masanobu Fukuoka



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