Canapa: è davvero una fibra sostenibile per il nostro armadio più responsabile?

di Arianna De Biasi

Domani si apre Canapa Mundi, la fiera internazionale dedicata alla canapa che si svolgerà dal 15 al 17 febbraio a Roma. Ci chiediamo se davvero questa fibra sia sostenibile e da inserire nel nostro guardaroba più responsabile.

La canapa è un tipo di “fibra di rafia” che significa che è una delle numerose fibre naturali derivate dal fusto della pianta, come il lino, la iuta e l’ortica. La sua fibra è simile alla tela di lino.

La canapa è coltivata da migliaia di anni in quasi tutti i continenti. Si pensa sia la più antica pianta coltivata al mondo. Sono stati trovati tessuti di canapa datati circa 8.000 a.C., rappresentando così uno degli esempi più antichi di industria. Fino agli anni ’20, l’80% dell’abbigliamento era realizzato con la canapa. Anche i jeans Levi Strauss erano inizialmente realizzati con una tela di canapa leggera.

Attualmente, più di 30 paesi coltivano questa pianta. La maggior parte dei produttori sono in Cina, Canada, Cile, Corea ed Europa (soprattutto nei paesi dell’Europa orientale come Romania, Ungheria e Russia, oltre che in Francia e Italia).

Nel 1940 l’Italia dedicava alla coltura della canapa 90.000 ettari del proprio territorio, poi la coltivazione è stata abbandonata. Dal 1940 al 1970, le superfici sono scese a circa 900 ettari.  Dal 2016, anno in cui la coltivazione è diventata legale, la quantità di terreno dedicata a questa pianta è cresciuta fino ai 4.000 ettari di oggi.

Il principale produttore mondiale è la Cina, da cui proviene oltre la metà della produzione. Qui si utilizzano metodi chimici, mentre in Europa sono state introdotte tecnologie più pulite di tipo biologico. Non si ottiene morbidezza e il colore totalmente bianco del cotone con nessuno dei due metodi, ecco perché spesso la canapa è mischiata al cotone, un tessuto non molto sostenibile. Meglio perciò verificare l’etichetta quanto acquistate un capo di abbigliamento in questo materiale.

La canapa ha davvero tanti aspetti positivi:

  1. È biodegradabile, diversamente dalle fibre sintetiche, per cui non inquina una volta terminato il suo ciclo di vita come succede con i tessuti derivati dal petrolio.
  2. La sua coltivazione non richiede pesticidi, fertilizzanti sintetici, semi OGM né prodotti chimici. È densamente coltivata, soffoca le piante in competizione bloccando la luce del sole con le sue ampie foglie, per cui non sono necessari forti erbicidi chimici. Inoltre, riduce naturalmente i parassiti, rendendo superflui i pesticidi. Attualmente una grande quantità di canapa è coltivata biologicamente, senza bisogno di alcun additivo agricolo sintetico.
  3. Ha bisogno di pochissima acqua e cresce rapidamente utilizzando il 50% in meno di acqua rispetto al cotone.
  4. Richiede una quantità relativamente limitata di terra da coltivare. Ha una resa in fibra che arriva fino al doppio rispetto al cotone: un ettaro di canapa produce la stessa fibra ricavabile da quattro ettari di alberi o due ettari di cotone.
  5. Può essere coltivata in ogni stagione e ad ogni ciclo di crescita si rinnova restituendo il 60-70% dei nutrienti necessari che prende dal terreno: pian piano matura e il fogliame che cade si decompone nutrendo il suolo. Le sue lunghe radici aerano il terreno a beneficio delle colture future, eliminano le tossine e prevenendo anche l’erosione del suolo. Si utilizza al meglio in un raccolto a rotazione, con soia, sorgo, ecc. L’apparato radicale e il fogliame restituiscono l’azoto tanto importante per i terreni sempre più sfruttati.
  6. Le piante di canapa assorbono più anidride carbonica degli alberi e possono rimuovere le tossine dal suolo attraverso le radici. La canapa fornisce un habitat eccellente per la fauna selvatica e i fiori sono una buona fonte di polline per le api.
  7. Nulla della canapa viene sprecato nel processo produttivo: i semi sono utilizzati in prodotti alimentari o integratori, i fiori e le foglie nella cosmesi, i gambi nella produzione di fibra naturale.
  8. Tiene chi lo indossa caldo d’inverno e fresco d’estate. Le fibre di canapa hanno il miglior rapporto di capacità termica rispetto a tutte le altre fibre, creando un sistema di aria condizionata personale.
  9. È antimicrobica, antibatterica, antiodore, ipoallergenica, assorbe l’umidità del corpo e non irrita la pelle.
  10. Protegge dai raggi UV.
  11. È resiliente, duratura, flessibile, non perde forma anche dopo più lavaggi. La canapa è anche naturalmente resistente alla muffa, all’usura, allo sporco, al restringimento e ai danni del sole. Le fibre di canapa sono più resistenti del cotone, poiché percorrono la lunghezza del gambo che può arrivare fino a circa mezzo metro* mentre quelle del cotone tendono ad essere lunghe solo pochi centimetri. Per questo i sacchi di canapa durano di più e la tela era utilizzata in marina e dai pescatori per le prime vele, per corde e reti. Queste sono qualità importanti quando si sceglie un involucro per trasportare gli oggetti a cui più teniamo, come borse porta computer o i nostri effetti personali in viaggio.

La canapa è quindi un tessuto sostenibile per eccellenza. Vogliamo trovarne difetti? Come il lino, la canapa si stropiccia facilmente, può essere un po’ ruvida, assorbe poco colore. Per questi motivi la canapa é a volte mescolata con altri tessuti, per cui come dicevamo all’inizio meglio verificare in etichetta prima di acquistare!

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