Vestiti inutilizzabili: ci piange il cuore buttarli creando rifiuti… cosa ne facciamo?

“No Man’s Land,” installazione dell’artista Christian Boltanski a Park Avenue Armory (NY). (Foto: Béatrice de Géa for The New York Times)

di Arianna De Biasi

Quando un indumento è arrivato alla fine del ciclo di vita e proprio non lo indossiamo più, ci chiediamo se sia possibile evitare ancora che diventi un rifiuto da smaltire. Tra poco magari ci troveremo a occuparci del cambio degli armadi accorgendoci di ciò che non useremo in futuro.

Riciclare, riutilizzare, donare o vendere capi dismessi contribuisce a ridurre l’impatto sull’ambiente. Dal sito di CONAU, il consorzio nazionale abiti e accessori usati: “Un esempio dei benefici ambientali ricavati da uno studio effettuato dall’università di Copenhagen dimostra i vantaggi ambientali ottenuti attraverso la raccolta di abiti usati. Con la raccolta di 1 kg di abiti usati si riducono:
•l’emissione CO2 di 3,6 chili ;
•il consumo di acqua di 6000 litri ;
•l’uso di fertilizzanti di 0,3 chili;
•l’utilizzo di pesticidi di 0,2 chili”.

In particolare, ci poniamo il problema per quei vestiti che non sono proprio in buone condizioni e quindi non possiamo venderli, portarli in negozi dell’usato, scambiarli in swap party o in siti dedicati come L’Armadio Verde o Scambilla oppure regalarli.
Cosa possiamo fare in questi casi?

A) La prima opzione è quella di provare a ripararli, da soli o portandoli in una sartoria. Spesso anche ciò che può sembrare ormai spacciato può essere ancora indossato grazie a soluzioni creative. Stencil, toppe, applicazioni, perline, ecc. Se non mi viene l’idea “salva-abito”, mi affido a una brava commessa della merceria da cui mi rifornisco per consigli utilissimi. Un paio di pantaloni irrimediabilmente danneggiati in più punti con la candeggina (nota: da non utilizzare perché non sostenibile!) sono ancora nel mio armadio grazie a un suggerimento della commessa, con grande soddisfazione 🙂
Non avete mai provato a riparare da soli e vorreste provare? Ci sono workshop e corsi di cucito in tante città! Qui ve ne indicavamo alcuni: Cucito e riparazioni. Ci sono anche sarte e sarti disponibili per lezioni private.

B) Utilizzare il tessuto per creare qualcosa di nuovo! In rete si trovano molti tutorial per trasformare da sé vecchi indumenti. Pininterest è una fonte ricca di spunti! Riciclando (https://www.youtube.com/channel/UCDVGnJCYZy6FuZpGg237eKA) è un canale youtube con idee interessanti. Non Sprecare dà questi suggerimenti: “Basta poco per trasformare i maglioni che non usate più in dei bellissimi copri tazzine, in comodi scalda mani e berretti o addirittura in una lampada. Camicie lise e calze rotte, invece, possono rivelarsi fondamentali per le pulizie domestiche. Le vecchie t-shirt possono diventare dei personalissimi bikini. Persino i bottoni possono essere riutilizzati per creare delle fantastiche tende o degli originalissimi cuscini, e con le calze di lana potrete creare dei meravigliosi tappeti. Se poi avete pile di jeans che non mettete più perché ormai fuori moda, potete tagliarli e farne shorts, creare delle capienti borse oppure dipingerli con la tecnica degli stencil in stile tatuaggi old school”.
Ecco qualche idea dal web:

http://www.rinnovabili.it/miniguide/10-modi-riciclare-i-vestiti-876/
https://www.pinterest.com/pin/513269688775984461
https://www.youtube.com/watch?v=t_l9HAgcw7M
https://youmedia.fanpage.it/video/ah/VlRyvOSwYqg1GNrP
https://youmedia.fanpage.it/video/ah/VSjsf-SwRh70JZcp
https://www.youtube.com/watch?v=mQ0QzsW6OLc
https://youmedia.fanpage.it/video/aj/VhJA_eSwRoSC-D30
https://www.youtube.com/watch?v=ci3nnzUzW9A
https://www.youtube.com/watch?v=NJu9qR-tJJc
http://www.nonsprecare.it/riciclo-creativo-stoffa
http://www.nonsprecare.it/riciclo-creativo-tessuti
https://www.youtube.com/watch?v=fissiggqhEg
http://www.nonsprecare.it/costumi-carnevale-fai-da-te-riciclo-creativo

C) Alcuni marchi accettano i loro capi dismessi, vale sempre la pena di contattarli per chiedere. Patagonia, North Face e Levi’s (quest’ultimo sembra non in Italia), altri brand seguiranno presto l’esempio. Anche alcune catene di fast fashion (come H&M, Oviesse, Zara) offrono questa possibilità, qualcuno stabilmente, qualcun altro in occasione di campagne specifiche.

D) Ci sono associazioni che raccolgono abiti non più utilizzabili, possiamo cercare nella nostra città chi se ne occupa. A Roma per esempio la Comunità di Sant’Egidio raccoglie non solo capi destinati alla vendita del Mercato Vintage Ecosolidale o distribuito a chi ne ha bisogno, ma anche ciò che non è più possibile rivendere o donare.
Humana, una Onlus internazionale, raccoglie abiti in 42 province italiane . Con i soldi ricavati dalla vendita dei vestiti (soprattutto in Africa e nei loro negozi solidali in Italia ed Europa) e del materiale non più utilizzabile vengono sostenuti progetti umanitari nei Paesi poveri del mondo e azioni sociali e di sensibilizzazione in Italia.
Se vi interessa questo argomento, fateci sapere e faremo una ricerca.

E) Provare a compostarli se si tratta di tessuti naturali (come il cotone, il lino, il bambù, la seta, la lana, la canapa, il cashmere, ecc.), che non abbiano assorbito liquidi tossici. Possono essere aggiunti al compost! È meglio ridurli in piccoli pezzi e rimuovere tutto ciò che non è compostabile (parti di plastica o metallo come le cerniere e i bottoni).

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